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WWF: alluvione di Genova, le inevitabili conseguenze

Sono passate ormai due settimane dall’alluvione che ha colpito Genova. Le eloquenti immagini e le testimonianze hanno fornito il giusto megafono alla tragedia delle vite perse. La collettività nel suo complesso ha iniziato a comprendere ed a far suoi alcuni concetti “ambientalisti” quali: dissesto idrogeologico, impermeabilizzazione del territorio, colata di cemento, cambiamenti climatici.

È infatti chiaro che il consumo di territorio perpetrato negli anni sia una delle cause principali del disastro. Consumo che significa restringimento degli alvei dei torrenti in condotte esigue, cementificazione dei versanti che non trattengono più l’acqua piovana, case e strade costruite a prescindere dall’antica lettura del territorio. Adesso, oltre a contare i danni, progettiamo le opere necessarie per proteggerci dalla Natura non domata. Natura, è bene ricordare, che fa solo il suo dovere e che ci chiamerà sempre più alle nostre responsabilità a causa dei cambiamenti climatici che renderanno sempre più probabili eventi estremi quali forti scrosci d’acqua.

Serve per cui ripensare completamente il nostro modello di sviluppo urbano basato sull’aggiunta di nuovo cemento; aggiunta che sta andando ancora avanti. Proponiamo che la nuova amministrazione abbia un assessorato “alle demolizioni e al riequilibrio urbanistico” per la gestione del territorio: basta costruire strade, parcheggi interrati, centri commerciali. L’edilizia si potrà occupare della ristrutturazione energetica degli edifici.

Ma serve anche aggiornare i Piani di Bacino alle mutate condizioni climatiche e al cemento (condonato o regolare) che negli anni è stato aggiunto al territorio. Serve implementare i servizi di monitoraggio e di prevenzione di Arpal e degli altri enti competenti. Siamo ancora al piccolo cabotaggio quando invece è necessario un impegno prioritario su questi temi.

Infine, tra le misure di prevenzione serve un vero Piano di Emergenza onde evitare i tanti e gravi errori compiuti dall’Amministrazione Civica.

Nessuno sapeva – e sa tuttora – cosa fare prima dell’evento alluvionale per mitigare le conseguenze di una possibile esondazione di questo o di quel rivo. Le misure sono: organizzative (togliere le macchine parcheggiate, chiudere i locali sotterranei), strumentali (istallare barriere stagne, isolare ambienti sensibili), tecniche (allarmi sonori, zone sicure). Ma neanche dopo, si sapeva cosa fare: mancano procedure e figure incaricate alla gestione delle scuole, dei supermercati, delle strade, ognuno andavo a caso. Poteva essere una strage.

Alla Giunta non si possono imputare gli errori urbanistici del passato (magari quelli in essere si, vedi Gronda quale esempio macroscopico); sicuramente sono sue precise responsabilità la (non) gestione dell’emergenza. Nessuno sa che differenza di cose si debbano fare in caso di allerta 1 e allerta 2: nell’unico giorno di allerta 1 abbiamo dovuto aspettare fino al tardo pomeriggio per sapere se le scuole sarebbero state chiuse o no.

La Magistratura farà il suo dovere ma noi, purtroppo, dobbiamo constatare che ci sono state sei vittime e gli amministratori dovranno confrontarsi con le proprie responsabilità.

Riteniamo per cui doveroso che dopo una tale dimostrazione di imperizia amministrativa chi di dovere tragga le doverose conseguenze e lasci spazio: sarebbe un atto di onestà intellettuale e di immedesimazione nella comunità cittadina.

WWF Sezione  Regionale Liguria

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