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Vite in gioco: la Liguria tra le regioni che spendono di più nel gioco d’azzardo

Savona. “Mettiamoci in gioco” è il  progetto nazionale che varie associazioni (tra cui Acli, Ama, Arci, Auser, Cgil, Fiba, Cisl) conducono riguardo al gioco d’azzardo.

Il 24 gennaio, con “Vite in gioco”, si è svolta a Savona un’intera giornata rivolta alla sensibilizzazione su queste tematiche: la mattina, vari esponenti istituzionali ed esperti hanno incontrato ben 500 alunni delle scuole superiori, al pomeriggio, l’iniziativa si è aperta al pubblico.

Dina Molino, referente di Libera a Savona, ha spiegato che Libera vuole stare vicino a chi è vittima del gioco d’azzardo ma se ne interessa anche perché il gioco è strettamente legato alle mafie, sia per il pizzo preteso dai gestori delle sale che per il riciclo di denaro sporco e la capacità di staccare le macchine dal monopolio, penalizzando lo stato. Infine, chi gioca perde e si fa prestare denaro dagli usurai, in un meccanismo perverso.

L’assessore alla promozione sociale e pubblica istruzione, Isabella Sorgini, ha evidenziato che l’amministrazione comunale savonese è protagonista nella lotta all’azzardo, almeno per quanto riguarda il regolamento comunale: le slot non possono essere a meno di cinquecento metri da scuole, ospedali, centri sociali, chiese, cioè luoghi sensibili.

Giulia De Stefanis, giornalista di Repubblica, ha reso noto qualche dato: la Liguria ha una percentuale di euro spesi nel gioco tra le più alte d’Italia (circa 1700 euro a testa), due miliardi e mezzo di euro buttati; tra i giovani, in età dai 15 ai 18 anni, il 47% ha giocato (possono essere scommesse, gratta e vinci, slot ecc.) e 1 su 10 è già patologico. Il fenomeno diventa più grave per 1 su 3 che associa più dipendenze (alcool, stupefacenti).

Oggi, il gioco è molto diffuso: bar, tabacchini, minicasino in tutte le città… la gente è spinta a giocare dalla pubblicità perché lo Stato ha entrate dal gioco (poi, però, bisogna curare i giocatori!). L’ultima battaglia di don Gallo, che ben conosceva le tragedie delle dipendenze, è stata proprio contro il gioco d’azzardo.

Secondo Daniele Poto, scrittore e giornalista, chi cade più facilmente preda del gioco è chi ha un sistema valoriale debole, scarsa istruzione, si colloca tra le fasce più povere, tra disoccupati, cassaintegrati, spesso alcolisti o tossicodipendenti. A fronte della debolezza di queste persone, le sale Bingo vanno a prendere il “cliente” a casa, gli danno da mangiare e, infine, lo riportano a casa! Senza contare l’azzardo on line, che è in grande crescita! Le vittime non riescono a smettere, ricordano solo le vincite e non le perdite, si tratta di una vera e propria malattia riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità.

A Savona, il Sert cura anche queste dipendenze ma molto importanti sono i gruppi di auto-aiuto come i Giocatori anonimi, che esistono ormai dappertutto.  A tale proposito, scioccante è stata la testimonianza di Gian Marco, ex giocatore, oggi animatore dei gruppi liguri. Gian Marco era un dirigente in pensione di un’importante azienda, con una bella famiglia e mille altri interessi. Il gioco, però, l’aveva inghiottito: non pensava ad altro, stava anche 14 ore nella sala, sognava il gioco di notte, tutto quello che vinceva lo rimetteva dentro la macchinetta perché non aveva neppure più interesse per un’eventuale vincita. In breve tempo, aveva sperperato la liquidazione, rubava oggetti in casa per rivenderli e incassare, aveva chiesto prestiti alle finanziarie… Non gli importava più di nulla. Il figlio, dopo parecchio tempo, è riuscito ad accompagnarlo al Sert, così Gian Marco ha iniziato un percorso con i Giocatori anonimi e dal 30 agosto 2010 non ha più giocato. Ora sta pagando i debiti e aiuta altri a uscire dal giro. Solo tra chi ha avuto lo stesso problema, ha potuto incontrare chi lo capiva e sapeva come aiutarlo. Ma è cosciente che sarà malato per tutta la vita e non potrà mai abbassare la guardia!

In conclusione, la presidente Auser di Savona, Ileana Scarrone, ha ricordato che anche gli anziani giocano, purtroppo, persino chi ha la pensione minima! Le varie associazioni che collaborano al Progetto “Mettiamoci in gioco” devono, dunque, pensare e articolare un metodo per prevenire tale malattia. L’Auser, intanto, partecipa al Progetto “Invecchiamento attivo” che indica una vita più attiva nel benessere psico-fisico dell’anziano. Offrire apprendimento permanente, svago, attività motoria, opportunità di trascorrere il tempo, socializzando, sentendosi utili, è una forte e giusta prevenzione a qualsiasi malattia.  
(Renata Rusca Zargar)

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