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Vita, morte e miracoli del Popolo e del Poeta

Cosa succederà ai poeti alla fine dei propri giorni ?

Come tutti, in condizioni mentali ottimali, tiriamo le somme sul nostro operato in vita e su quello dei nostri avi, facendo un dettagliato resoconto di ciò che abbiamo accumulato tra beni mobiliari, immobiliari e finanziari.

Ma avete mai pensato, oltre all’eredità patrimoniale anche a quella intellettuale ?

Un poeta scrive le proprie memorie preziose di vita, lasciando nei propri manoscritti, gran parte delle sue sensazioni che hanno caratterizzato e resa unica la propria esistenza.

Ma che cosa ne faranno i posteri di tanti pensieri, soprattutto se lo stesso poeta non è diventato famoso, ma rimasto nell’ombra imperterrito, fino alla fine dei suoi giorni, producendo una montagna di rime trascritte, lasciate inermi ad impolverare in un cassetto scricchiolante odorante di antico ?

Ambrogina Sirtori (Carate Brianza – MB), vincitrice del 1º premio di poesia “Poetando con i Del Carretto” 2011 con “Il testamento del poeta” sezione umoristica organizzato dalla caARTEiv, ha espresso egregiamente con ironia il suo testamento poetico.

Questa lirica è pubblicata nell’Antologia dei soci caARTEiv del 2011.

 IL TESTAMENTO DEL POETA – 2011 – Ambrogina Sirtori – Carate Brianza – MB 

Prima di partire per l’aldilà
voglio fare testamento.
Non ho oro né argento
ma mille foglietti di poesia
stipati nel cassetto del comò.
A chi li lascerò?
A nonne e mamme
filastrocche e ninne-nanne.
Acrostici a chi li ho dedicati
poesie religiose a preti e frati.
Cento liriche d’amore
a chi disse “t’amo” e non amò…
Ammucchiate il tutto
e fate un bel falò.
 

 Un po’ di risate sulle condizioni umane, molto precarie ce le ha enunciate con vigore ed in preziosa rima, lo scrittore Abbate Giacomo di Savona.

Ecco la sua lirica in cui ha analizzato gli “acciacchi” della vecchiaia degli uomini, ironizzando sui luoghi comuni a tutti i mortali, che devono affrontare la vita quotidiana che giunge al declino.

Credo che tanti anziani (e non solo) riconoscono, oltre alla malattie citate, anche i comportamenti caratteriali ed istintivi che a volte fanno sorridere, ma anche arrabbiare sia chi ne è protagonista, sia noi donne che li dobbiamo sopportare.

Quando lessi per la prima volta nel 2006 questa lirica in pubblico, quale organizzatrice e lettrice delle opere, il pubblico presente applaudì per più di dieci minuti senza interruzione e fra commenti e risate dei presenti, non riuscimmo a riprendere il cerimoniale di premiazione letteraria con più serietà, se non mezz’ora dopo.

“Vecchiaia” di Abbate Giacomo di Savona, vinse il 3º premio per la sezione umoristica nel concorso caARTEiv 2006 “Omaggio al prof. Renato Pancini” ed è pubblicata nell’Antologia dei soci caARTEiv del 2006.

VECCHIAIA – 2006 – Abbate Giacomo – Savona

Divento vecchio, mi pesa parecchio
mi scappa la saliva, si ritira la gengiva,
aumentano le amnesie, aumentano le idiosincrasie,
cammino più lento, son spesso scontento
le carne è più floscia, più molle è la coscia,
mi lacrima l’occhio, mi cede il ginocchio,
divento impaziente, non sopporto più niente,
divento litigioso, divento più noioso,
provo poca gioia, sento spesso la noia,
ho poca speranza, non vado in vacanza,
non seguo la cultura, ho spesso paura,
non vado più a teatro, si avvicina il baratro,
ho macchie sulle mani, cerco spesso i divani,
la prostata si ingrossa, si avvicina la fossa,
mi trema la voce, lo sforzo mi nuoce,
ho la tachicardia, soffro la miopia,
mi casca la mascella, la vita non è bella,
mi sento spesso stanco, il capello si fa bianco,
porto la dentiera, ho una gran brutta cera,
ho difficoltà di udito, sono spesso stizzito,
ho pallida la faccia, l’infarto mi minaccia,
sono nevrotico, con gli altri dispotico,
ho poco appetito, sono duro di udito,
vivo di stenti, mi cadono i denti.
Farò della fame, non mangerò più salame,
dovrò farmi coraggio, rinunciare al formaggio,
e, molto desolato, rinunciare al cioccolato,
devo fare le analisi, sto rischiando la dialisi,
farò anche il cardiogramma, che mi salvi dal dramma,
non mi sento capito, sono spesso avvilito,
aumenta la paranoia, molto poca è la gioia,
sono querolo ed esigente, voglio troppo dalla gente,
sento spesso l’invidia, anche l’ira e l’accidia,
mi cede la caviglia, sono musone in famiglia,
non riesco a concentrarmi e neanche a rilassarmi,
diminuisce la memoria, aumenta la boria,
mi sento poco vivo, di forza sono privo,
ho l’artrite reumatoide, si gonfia la tiroide,
l’Alzheimer si avvicina, sto scendendo la china,
temo la porfiria, ho la fotofobia,
temo dietro il finocchio, davanti il pidocchio.
Del morbo di Hansen ho paura, la vita si fa dura,
guardo invano le miss, da loro aspetto un kiss,
mi siedo con fatica, si infiamma la vescica,
il caldo mi dà addosso, mugugno a più non posso,
la tristezza mi assale, mi sento spesso male,
aumenta la canizie, aumenta la calvizie,
soffro di logorrea, mi viene la diarrea,
mi viene la sciatica, mi duole la natica,
a volte alzo il gomito, subito dopo vomito,
soffro di lombaggine, anche di sbadataggine,
temo si rompa il femore, mangio sardine e remore,
non vado più allo stadio, non sento più la radio,
ho la protesi all’anca, camminare mi stanca,
ho l’ernia iattale, mangio poco e male,
si ingrossa la tiroide, si ingrossa l’emorroide,
divento maldicente, non mi interessa niente,
con fatica mi accuccio, per niente mi cruccio.
Allora sono un rottame?
No, la vita è ancora bella,
mi esalto se vedo una stella,
gioisco se vedo una bella ragazza,
sono contento, il cuore impazza,
un bambino che nasce porta l’aurora,
quando lo vedo ne gioisco ancora.
Ogni atto di bontà spende di gloria,
sulle tenebre riporta la vittoria.

 Ed ora un po’ di satira politica e la rima in versi romaneschi della Roma “illustre” che ci ha lasciato con alti onori il grande poeta romano Trilussa (Carlo Alberto Salustri).

Le sue antiche rime risalgono ai primi decenni del secolo scorso, ma se riflettiamo bene, la storia si ripete, eccome!

Non trovate anche voi il perfetto paragone che vede ripetersi la storia, a distanza di secoli, senza imparare dai propri errori ?

La distanza fra il Governo e la realtà del suo popolo, non è solo un fatto antico legato alle ormai rare Monarchie, ma ancor oggi, in tante situazioni, il ricco che governa ha dei falsi preconcetti sulla vita del povero che deve far la parte del cittadino.

Perfetto è anche il paragone in cui Trilussa gioca a creare profetiche similitudini fra la vita apatica e sudditaria al contadino degli animali da cortile, con il popolo costretto a seguire i provvedimenti del proprio governo, subendone i doveri ed accettandone le conseguenze.

Il suggerimento (del rospo alla gallina) mi fa pensare a molteplici episodi storici che nei secoli il popolo ha adottato in segno di rivolta a vari Regimi di tutto il mondo.

L’INCONTRO DE LI SOVRANI - Trilussa (Roma 26-10-1871 / 21-12-1950) 

Bandiere e banderole,
penne e pennacchi ar vento,
un luccichìo d’argento
de bajonette ar sole,
e in mezzo a le fanfare
spara er cannone e pare
che t’arimbombi dentro.

Ched’è? chi se festeggia?
È un Re che, in mezzo ar mare,
su la fregata reggia
riceve un antro Re.

Ecco che se l’abbraccica,
ecco che lo sbaciucchia;
zitto, ché adesso parleno…
-Stai bene? – Grazzie. E te?
e la Reggina? – Allatta.
- E er Principino? – Succhia.
- E er popolo? – Se gratta.
- E er resto? – Va da sé…
- Benissimo! – Benone!
La Patria sta stranquilla;
annamo a colazzione… -

 E er popolo lontano,
rimasto su la riva,
magna le nocchie e strilla:
- Evviva, evviva, evviva… -
E guarda la fregata
sur mare che sfavilla.

Er Rospo e la Gallina - Trilussa (Roma 26-10-1871 / 21-12-1950) 

Un Rospo, ner senti’ che ‘na Gallina 
cantava come un’anima addannata, 
je domanno’: – Ched’e’ che strilli tanto? 
- Ho fatto un ovo fresco de giornata: 
- Rispose la Gallina – apposta canto. 
- Fai male, – disse Er Rospo – male assai ! 
Tu lavori pe’ l’ommini, ma loro 
come t’arricompenseno el lavoro? 
Te tireranno er collo 
com’hanno fatto ar pollo, lo vedrai. 
Nun te fida’ de ‘sta canaja infame 
che t’ha cotto er marito ne la pila 
e un fijo ner tegame ! 
Nun te fida’ de ‘sta gentaccia ingrata 
che te se pija l’ova che je dai 
pe’ facce la frittata! 
Pianta ‘sti sfruttatori e impara a vive ! 
Se loro vonno l’ova de giornata 
nu’ je da’ retta: fajele stantive ! 
 

Essendo nata a Roma, trascorrendo la mia infanzia nella Capitale, ho avuto modo di leggere con piacere i classici poeti dialettali romaneschi, apprezzando soprattutto le poesie di Trilussa, dapprima ammirando la sua capacità letteraria ed ironia, ed in seguito riflettendo sulla sua accurata analisi della società a lui contemporanea.

Seguendo le sue orme poetiche ed ironiche romanesche, tra i vari scritti che ho creato, ho voluto immortalare l’evento “Tangentopoli” italiano, in cui molti politici videro dall’oggi al domani la propria vita cambiare in modo irreparabile in carcere, comprese le sorti dell’intera politica italiana, figlia devota della “bustarella” e della “raccomandazione”.

La mia poesia “Er novo recluso” è pubblicata in “Poesie di un ventennio – (1982-2003)” – Simona Bellone – Millesimo – SV

In seguito, espongo una sintesi di vita di un bambino che viene coccolato e viziato dalla famiglia inizialmente, ma che da adulto deve purtroppo confrontarsi con una dura realtà quotidiana del ceto medio basso del proletariato.

La mia poesia “Er pupo de casa” è pubblicata nell’Antologia dei soci caARTEiv del 2011.

Er novo recluso - 1992 (Tangentopoli) - Simona Bellone

A quarchid’uno compagno de partito 
je sortì dar gargarozzo ‘na sorta 
de compianto divertito, ner mentre 
che se scolava l’urtima pozzione 
de pane e acqua a colazzione: 
“Si fossi stato più accorto e stolto 
nun starei qui a vedé er monno 
a quadretti e ritorto, co’ l’occhio bavoso 
der vicino che me fissa da’la sera 
ar matino, ma si penso che qui 
ce finirà er mejo oratore, 
-Evviva puro l’assessore!- 
Sarò felice de inaugurà 
Er Partito Recluso Tricolore”! 
 


Er pupo de casa - 2011 – Simona Bellone

Pupo bello de casa, pupo bionno, 
da quanno che sorti ar monno, 
tutte te cercheno, tutti te vonno, 
e te pare d’esse ‘n pio surtano, 
ma ‘na parannanza sott’ar grugno, 
e ‘na pacca sonora sur deretano, 
saranno li Sanpietrini de la sorte, 
a ricordatte che la vita e’ ‘na canzone, 
e de securo la pupazza de la morte, 
gioca a rimpiattino cor padrone. 
 

Simona Bellone

Ass. culturale caARTEiv – Millesimo – SV

http://www.caarteiv.it

Ambrogina Sirtori – Carate Brianza – MB

http://www.caarteiv.it/scrittori/sirtori%20ambrogina.htm

Abbate Giacomo – Savona

http://www.caarteiv.it/scrittori/abbate%20giacomo.htm

Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

http://it.wikipedia.org/wiki/Trilussa 

Simona Bellone – Millesimo – SV

http://www.caarteiv.it/Bellone%20Simona%20arte%20premi/bellone%20index.htm 

Poesie di un ventennio – (1982-2003) – Simona Bellone – Millesimo – SV

http://www.caarteiv.it/libro%20ventennio%20bellone%20simona/libro%20ventennio%20poesie.htm 

Risultati concorsi caARTEiv 2011

http://www.caarteiv.it/concorsi/premiazioni%202011.htm 
(Simona Bellone)










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