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Verso un mondo informatizzato

Ci avviamo verso un mondo completamente informatizzato, questa è la sfida del futuro, che renderà la comunicazione e l’informazione più rapida e fruibile in ogni settore della vita sociale. Già il progresso in atto si avvale dei più sofisticati e avanzati sistemi digitali, ma ovviamente è una rivoluzione continua. Ora, semplicemente attraverso qualche click con un smartphone, è possibile viaggiare a velocità impressionanti sul web in ogni parte del mondo, acquistare un prodotto in qualsiasi continente, comunicare con gli angoli più sperduti del pianeta.

Ma l’informatizzazione non è solo questo, nasce dall’idea di semplificare le molteplici attività umane, il suo vivere dinamico, rendendoli in primo luogo meno stressanti sul piano fisico e mentale. Non si può più fare a meno dell’informatizzazione e digitalizzazione; una semplice officina meccanica si avvale ormai di sistemi di controllo elettronici e informatici affidati ai computer. Le fasi del lavoro in ogni settore dell’economia hanno scansioni diverse rispetto a pochi decenni fa, sono strettamente dipendenti dalle tecnologie più moderne, che peraltro devono sottostare ad implacabili aggiornamenti, dato che anche i modelli più sofisticati, nel giro di pochi mesi, risultano obsoleti, superati da altri ancora più efficienti.

Riflettere a questo aspetto del progresso in ambito informatico, lascia davvero senza parole, perché ci ritroviamo davanti alla sterminata frontiera della tecnologia che apre porte sempre nuove in ogni campo, sostituisce la mano dell’uomo, perfino nella cabina di pilotaggio dei boeing che seguono rotte intercontinentali, ma è solo un esempio. La robotizzazione nelle industrie ha ridotto di gran lunga l’esigenza della manualità, con risvolti positivi e negativi, naturalmente. Non abbiamo neppure il tempo di trarre conclusioni, a volte nemmeno di capire, è una realtà che sfugge al nostro stesso controllo, il progresso del resto è qualcosa che rientra nel più sofisticato sistema biologico della mente umana, quello genetico, che fin dall’Origine trasmette impulsi rivolti verso l’innovazione e il cambiamento con le sue dinamiche. L’intelligenza umana è la più stupefacente del Creato, e anche la più misteriosa..

Se per ipotesi si fossero prospettati i traguardi della scienza e della tecnologia di oggi alle società più civili e avanzate di qualche secolo fa, non avrebbero mai creduto possibili certe conquiste che invece ora sono una realtà, avrebbero ribattuto che un simile livello della conoscenza è da visionari, da fantascienza. Eppure.. Perfino un Genio universale qual è stato Leonardo, avrebbe sorriso, lui che azzardava e osava le invenzioni più intraprendenti,  per il suo tempo quasi impossibili da realizzare, ci avrebbe suggerito prudenza, e non avrebbe esitato a mostrare scetticismo.

Solo il tempo può farsi arbitro dei grandi traguardi raggiunti attraverso le ripide scalate del progresso, che in relazione ad esso si presenta come una struttura portante sopra l’altra, l’una non può sussistere senza la precedente. Tutto viene dalla ricerca, dall’esperienza, dalle imperfezione dei metodi che vengono superati con l’ingegno e l’intelligenza, appunto.

Intelligenza che clona se stessa, il sapere e la conoscenza si possono  interpretare con l’allegoria di una serie di mani (menti-cervelli), che s’incrociano in una catena senza fine, tra percorsi di codici binari già superati da altri finissimi sistemi informatici. Possiamo forse fare a meno di questa rete impressionante di  vie telematiche che il progresso ci offre in un vassoio d’oro? Possiamo fare a meno del cellulare, del computer, e di ogni altra ‘diavoleria’ che ci attrae nelle vetrine più dei dolci di una fornita pasticceria?

I fatti ci dicono che non possiamo fare a meno della tecnologia nel campo dell’hi tech, né di cambiare gli oggetti quotidiani che un anno prima ci sembravano il massimo al quale si poteva aspirare, e in breve ci invece ci si ritrova quasi irrisi da modelli molto più funzionali, che ci fanno sentire perfino dei primitivi, se persistiamo nell’intento di non ‘rottamare’ e sostituire quelli ormai superati.

Hi-tech.. è l’abbreviazione del termine inglese ‘high technology’, usato per la prima volta negli anni cinquanta in America (e dove altrimenti?), in un quotidiano che parlava di alta tecnologia in ambito atomico. Adesso tutti gli oggetti che ci semplificano la vita, hanno questa definizione. E il progresso ha aggiornato e cambiato tutte le nostre regole del vivere sociale, nel campo dell’istruzione, per esempio, obbligandoci ad uniformarci ai nuovi parametri della scienza e della tecnica, in ogni campo. Senza tanto rumore, guida il nostro stile di vita, ci apre una moltitudine di strade, e la riempie di segnali, di semafori, non sempre verdi, questo lo sappiamo bene. Le facoltà universitarie devono per ovvie ragioni corrispondere al livello di progresso raggiunto, usare i mezzi che esso ci offre per raggiungere gli obiettivi e i risultati in linea con la continua ricerca, e i conseguenti nuovi assetti della società del nostro tempo.

Ci avviamo ormai sulla via della totale digitalizzazione, tutti i dati degli Enti locali, di qualsiasi organo dello stato, corre sugli archivi dei cervelloni, esiste un Codice Digitale – disciplinato dal D. Lgs del marzo 2005 –che prevede l’applicazione delle conoscenze tecnologiche e digitali nei rapporti tra stato e cittadino sul piano amministrativo, nonché la comunicazione tra stato e impresa attraverso i più moderni sistemi informatici che il progresso in questo settore mette a disposizione. Per non parlare delle banche, delle transazioni in denaro, la rivoluzione delle carte di credito e bancomat, ma ovviamente questo è solo un altro aspetto del fenomeno. Oggi possiamo acquistare un’opera letteraria e leggerla attraverso un e-book, anche se non tutti accettano che l’arte, in questo caso un libro,  si converta in un asettico dispositivo digitale, che certamente permette un notevole risparmio di carta, ma il fatto  è che il contatto con un libro vero da altre emozioni.

L’informatizzazione  ha reso le vie del cielo più accessibili per viaggiare in ogni continente, abbattendo frontiere difficili da superare, avvicinando a noi civiltà che credevamo lontanissime.. Il commercio viaggia nei mercati internazionali a velocità supersonica, per via del fatto che non occorre andare in India o in qualsiasi altro stato del pianeta, per acquistare un oggetto, ora tutto sembra scontato, ma non lo è. Questi rivolgimenti sono davanti a noi e non ci hanno dato neppure il tempo di riflettere, sono avvenuti nel giro di pochi decenni, dopo un avvio già significativo a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Idee e intelligenze sono in continuo inarrestabile movimento; sarà privilegio o dannazione? Dipenderà dal senso e dall’uso che l’uomo del terzo millennio farà delle conquiste più ardite, il modo in cui saprà mettersi al servizio della società e delle sue esigenze,  preservando l’etica di un disegno di vita che deve prevedere il rispetto della natura, e dunque di se stesso.

Ci troviamo dunque davanti ad un mondo globalizzato, ‘multi etnico’, le Culture che rendevano belle le diversità, sembrano in via di estinzione; stiamo diventando un’unica società, dispersiva e chiassosa, perdiamo l’orgoglio dell’origine e dell’appartenenza. Ci sediamo a tavola ma la porta è sempre socchiusa, perdiamo i valori legati alle varie Civiltà, quelle che per secoli sono state le nostre referenze più certe, ma quel che ci pare peggio, rischiamo di perdere l’individualità. Come sempre, ci si dovrebbe fermare a pensare, chiamare in causa il buon senso, ma il tempo non sembra prerogativa del singolo individuo, è un mercenario al servizio di qualcosa che ci sfugge, è un oltre sul quale non abbiamo autorità.

La conoscenza e la tecnologia sono due vasi comunicanti..

Ci ritroviamo immersi in una serie di parole che sono estranee al nostro idioma, ma anche quest’ultimo è diventato un concetto relativo, dato che dobbiamo ancora sottostare alle regole del cambiamento in atto, che ha spalancato le porte al fenomeno della globalizzazione, e pertanto è necessario capirci di più e meglio tra esseri umani, destinati a diventare una grande unica famiglia, anche attraverso la comunicazione, l’uso della stessa lingua.

E così imperversa la lingua franca internazionale, l’inglese, che ci piaccia o no, fin dalla scuola materna dobbiamo imparare a convivere con questo fenomeno, perché la digitalizzazione e informatizzazione di ogni sistema, prevede l’uso di una terminologia che non è più la nostra. Il semplice uso di un pc comporta la conoscenza di termini che vengono dai paesi anglossassoni, i quali  hanno in definitiva fatto piazza pulita perfino dei termini scientifici un tempo retaggio e gloria della lingua Latina. Rivolgimenti, o forse stravolgimenti, non sappiamo ancora bene cosa ne sarà della cultura e civiltà dei popoli, che stanno ormai diventando ‘endemismi’ nella tendenza a uniformare tutto, a fondere il mondo in un unico amalgama culturale. Da questa moltitudine di ibridi, dalle voci multicolori del nostro pianeta, sta emergendo un’unica lingua, che deve rendere ragione alla semplicità della comunicazione e dell’informazione.

Termini ai quali siamo ormai avvezzi, come account, ADSL, che corrisponde alle iniziali di Asymmetric Digital Subscriber line – tutti sappiamo più o meno che questo accessorio permette i collegamenti internet- Broadband, o banda larga, ossia la velocità di navigazione su internet – e poi backup, che rimanda al salvataggio di dati in altri supporti legati all’uso del pc- I cookie, che sono come i cioccolatini che possiamo portarci nel pc da diversi siti web.

Le fibre ottiche – ci permettono di fare viaggiare dati e informazioni attraverso impulsi luminosi – Il numero IP, che bene identifica ogni pc quando si collega con i sistemi internet, ed è unico per ognuno.

E potremmo parlare di hard disk, di software, di hardware, di URL o Uniform Resource Locator, che ha la funzione di identificare un ‘luogo’ del web, ossia un indirizzo ben preciso. E si parla di directory, associato a sistemi di file o elenchi, di background, riferito all’attività autonoma di un’applicazione, come per esempio l’antivirus. L’elenco è lunghissimo, e si fatica davvero ad assimilarli, e perfino ad esprimerli in modo agevole.

Per il momento ci sentiamo disorientati, seguiamo il flusso della marea, ora alta talaltra meno, e non ci poniamo tante domande, del resto a che cosa servirebbe. . Perfino le domande diventerebbero obsolete nel giro di pochissimo tempo.

Siamo protagonisti e spettatori della scena che cambia con la complicità del tempo, sempre in sintonia con i processi evolutivi della mente umana, che ha poteri non facilmente definibili,  un destino fatto di privilegi e realtà ineluttabili, che viaggiano a velocità supersonica, e sono inarrestabili. Qui sta il mistero, qui la stessa intelligenza dell’essere umano si arrende, perché la verità ultima si ferma altrove; per chi è credente, in un Ente che tutto governa, mentre regge i fili di un essere vivente che crede di amministrare il suo arbitrio, ma è guidato invece da un’altra Intelligenza, la più sofisticata, inaccessibile e misteriosa.
(Virginia Murru)

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