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Ventimiglia. Trionfale successo per “La traviata”

Ventimiglia. Ieri sera l’amministrazione comunale di Ventimiglia – assessorato alla Cultura – ha dato trionfalmente il via alla Stagione d’Opera presso il Teatro Comunale con la rappresentazione de “La traviata” di Giuseppe Verdi, la prima delle cinque opere in calendario previste fino al 10 maggio prossimo. Con l’Orchestra Filarmonica Italiana, diretta dal Maestro Alessandro Arigoni, l’opera verdiana è stata la prima ad avere un notevole successo, avendo strappato a scena aperta scroscianti applausi per la magistrale interpretazione degli artisti.

La traviata, opera in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla pièce teatrale di Alessandro Dumas (figlio) La signora delle camelie, viene considerata l’opera più significativa e romantica di Verdi e fa parte della “trilogia popolare” assieme a Il trovatore e a Rigoletto.

La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853, ma, a causa soprattutto di interpreti non all’altezza e della scabrosità dell’argomento, si rivelò un sonoro fiasco; ripresa l’anno successivo con interpreti più validi e retrodatando l’azione di due secoli, riscosse finalmente il meritato successo.

Questi i personaggi: Violetta, Flora Bervois, Alfredo Germont, Giorgio Germont, Gastone, Barone Douphol, Marchese, Dottor Grenvil; direttore d’orchestra: Alessandro Arigoni. Fra i passaggi più popolari dell’opera: l’invocazione di Violetta, Amami, il famoso brindisi, Libiamo ne’ lieti calici, Sempre libera degg’io.

Giuseppe Verdi (Giuseppe Fortunino Francesco Verdi), uno dei massimi compositori italiani dell’Ottocento, nacque da povera famiglia a Roncole di Busseto (ora  Roncole Verdi), il 10 ottobre 1813. Dotato di una precoce inclinazione musicale, da ragazzo, si esercitava su una vecchia spinetta.

A dodici anni si recò a Busseto dove frequentò il ginnasio e studiò musica e, con il canonico Seletti, latino. A 15 anni, compose una sinfonia ispirata a “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini. A Busseto venne nominato maestro di musica del Comune e Direttore della Banda. Nel 1835 sposò Margherita Barezzi, da cui ebbe due figli e si trasferì a Milano dove esordì come compositore di opere. La sua prima opera “Oberto Conte di San Bonifacio” andò in scena con successo, ma la seconda opera “Un giorno di regno“, fu duramente fischiata e non ebbe neppure una replica, aggiungendo così sconforto a Verdì già provato per la scomparsa della moglie e dei due figli. Ma l’instancabile e prodigiosa attività di Verdi proseguì di successo in successo con “Nabucodonosor” (o Nabucco), dramma lirico in quattro parti su libretto di T. Solera che verrà dato al Teatro Comunale cittadino alle 21 di giovedì 19 aprile, rappresentato il 9 Marzo del 1842, seguito da “I Lombardi alla Prima Crociata“, andata in scena sempre alla Scala l’11 febbraio 1843. Hanno fatto seguito: “Ernani”, “I due Foscari”, “Giovanna d’Arco”, “Alzira”, “Attila”, “Macbeth”, “I Masnadieri“, “Il corsaro”, “La battaglia di Legnano”, “Luisa Miller”, “Stiffelio“. Nella primavera del 1851 Verdi si trasferì insieme alla sua nuova compagna, Giuseppina Strepponi (che viveva con lui dal 1849 e che sposerà nel 1859), in una tenuta nel Piacentino a Sant’Agata, una frazione di Villanova sull’Arda (Piacenza), poco lontano da Busseto, dove si dedicò con passione all’agricoltura, coltivò il suo interesse per l’arte, la poesia, l’economia e la politica, fu anche eletto consigliere nella giunta della provincia di Piacenza e continuò a comporre opere che ebbero ancor più successo delle precedenti, come: “Rigoletto”, “Il Trovatore”, “La Traviata”, “I Vespri Siciliani”, “Simon Boccanegra”, “Un ballo in maschera”. In quegli anni Verdi si dedicò anche alla politica: dal 1861 al 1865 fu deputato del primo Parlamento del Regno d’Italia, di questa esperienza ci resta l’”Inno delle Nazioni“, composto per l’Esposizione Universale di Londra nel 1862. Dopo la rappresentazione de “La forza del destino”, il 10 novembre 1862, Verdi rallentò il ritmo della sua produzione e compose ancora “Don Carlos”, “Aida”, commissionata per l’inaugurazione del canale di Suez. Nel 1874, sebbene Verdi si fosse ormai allontanato (deluso) dalla politica, venne nominato Senatore; scrisse una “Messa di Requiem” per la morte di Alessandro Manzoni, rappresentata nella Chiesa di San Marco a Milano il 22 maggio e, negli anni seguenti, le ultime opere “Otello” (5 febbraio 1887) e “Falstaff“ (9 febbraio 1893) che furono rappresentate a Milano, dove compose quattro pezzi di musica sacra “Ave Maria”, “Laudi alla Vergine”, “Te Deum” ed il “Pater noster”, e dove, il 16 Dicembre 1899, istituì l’“Opera Pia Casa di Riposo per i Musicisti“, volendo generosamente assicurare una vita decorosa a coloro che si erano dedicati all’Arte Musicale e che si trovavano in condizioni precarie. Giuseppe Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901 ed è sepolto nella Casa di Riposo dei Musicisti di Milano da lui fondata.

I prossimi appuntamenti con la Stagione d’Opera al Teatro Comunale: giovedì, 16 febbraio, ore 21: Madama Butterfly di Giacomo Puccini; giovedì, 22 marzo, ore 21, Tosca di Giacomo Puccini; giovedì, 19 aprile, ore 21, Nabucco di Giuseppe Verdi; giovedì, 10 maggio, ore 21, Il barbiere di Siviglia, di Gioacchino Rossini.
(Francesco Mulè)

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