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Vallecrosia. Musica in culla a cura dell’Associazione “Pergolesi”

Vallecrosia. L’Associazione “G. B. Pergolesi” di Vallecrosia (tel/fax 0184/294322 – cell. 338/6145844 – e-mail: pergolesivallecrosia@alice.it) promuove “Musica in culla”, metodologia per l’apprendimento musicale nei bambini da 0 a 3 anni. Responsabile nella provincia di Imperia, prof. Adriana Costa, con la supervisione della Cooperativa Sociale “Il Giardino sonoro” di Savona.

“Musica in Culla” , rispettando il naturale sviluppo musicale del bambino, ha come finalità quella di formarlo a tutto ciò che precede le acquisizioni tecniche musicali, allo scopo di  far diventare la musica una “seconda lingua madre”. Si vuole così dare attenzione al mondo sonoro del neonato come la si dà al suo mondo verbale. Per favorire il naturale percorso di apprendimento musicale che il bambino sta vivendo in modo naturale ed inconsapevole, la metodologia suggerisce anche un comportamento ideale che genitori, educatori, e persone affettivamente vicine a lui dovrebbero osservare. Nell’atteggiamento di ascolto da parte del bambino, “Musica in Culla” riconosce il fondamento per l’acquisizione delle competenze musicali, mentre nel silenzio individua l’ambito privilegiato di risonanza interiore degli stimoli ricevuti. Il contesto è quello relazionale e l’atmosfera è quella ludica. Gli strumenti didattici fondamentali sono la voce e il corpo in movimento, con l’utilizzo di proposte tonali e ritmiche espresse con varietà, complessità, contrasto,empatia, espressività e rispetto. (definizione di Claudio Massola/Mirko Novati).

La metodologia che oggi in Italia è conosciuta col nome “Musica in Culla” ha come base teorica la Music Learning Theory di E. Gordon ma ha, come attuale referente scientifico e metodologico Beth Bolton (Temple University di Philadelphia).

“Musica in Culla”, infatti è un marchio depositato che identifica questa particolare metodologia. Esiste un Coordinamento nazionale (di cui Beth Bolton è Presidente onorario) di tutti gli Enti, Associazioni, Cooperative e Scuole di Musica che praticano questa metodologia, ed un Comitato Scientifico che ha l’incarico di presiedere in merito alla qualifica, alla formazione ed all’aggiornamento degli operatori di tale metodologia. Gli Enti, Associazioni, Cooperative, Scuole, ecc…, afferenti al Coordinamento nazionale, accettano di operare nel rispetto della metodologia e delle regole che lo stesso Coordinamento ha fissato per garantire uno standart qualitativo nella formazione degli operatori e nella proposta della metodologia ai bambini ed alle loro famiglie.

La metodologia propone un percorso nel quale operatori autorizzati conducono gli incontri in modo ludico con un gruppo di neonati o di semidivezzi aventi età anagrafica molto simile, insieme ad una o due persone che affettivamente risultano maggiormente importanti per il bambino, genitori, figure sostitutive o gli educatori dei nidi e delle materne.

In pratica si procede alla formazione di gruppi di lavoro dove i bimbi vengono raggruppati secondo le principali età anagrafiche che possono corrispondere ai diversi stadi di Audiation preparatoria indicati da Gordon.

Il percorso didattico è pensato per:

- dare al bambino stimoli in vari modi tonali e metri ritmici semplici e complessi;

- far vivere al bambino più esperienze possibili delle varie qualità del movimento;

- sviluppare la creatività;

- fornire elementi di forte contrasto;

- accompagnare il bambino verso una consapevolezza musicale;

- proporre momento di silenzio e momenti di ascolto.

Questa metodologia si rispecchia fedelmente in questo scritto di Delalande: “Educare i bambini non significa farli uscire dallo stato di vuoto musicale in cui si suppone essi si trovino, per portarli a un determinato livello di competenza, al contrario significa sviluppare una attività ludica già presente in loro………… riscoprendo il senso di una reale “non direttività” …………. esiste in ogni bambino una tendenza e noi in definitiva la rispettiamo, la rispettiamo e la incoraggiamo”. (Francois Delalande, “La musica è un gioco da bambini”, 1984).
(Francesco Mulè)

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