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Vallecrosia. Festa dell’antica Roma al Museo della Canzone

Vallecrosia. Trionfale successo domenica 5 agosto per la serata degli artisti impreziosita, oltre che dagli squisiti piatti della cucina del Ristorante da Erio, soprattutto dalla buona partecipazione di giovani che si sono esibiti in un’anteprima del Concorso musicale “Fondazione Erio Tripodi”, in previsione  il prossimo ottobre nelle seguenti sezioni: musica, canto, immagine. Un’occasione che, grazie alla geniale idea di Anna Tripodi, offrirà ai giovani talenti l’opportunità di mettersi in evidenza e di proporsi all’attenzione di produttori e manager del settore. Era presente una giuria composta da Giorgia Alessandri, Simon Jeams, Gianluca Boetti e Carlo Gori (dell’agenzia “Eurocasting”) che ha brillantemente condotto la manifestazione canora. Previste anche riprese televisive.

Soddisfatto il folto pubblico, presente nel Giardino delle sette note, soddisfatta, per l’ottima riuscita dell’evento, la figlia di Erio che si prepara, con la sua solita verve, all’appuntamento di domani, 10 agosto, ore 21. Un rendez-vous “Festa dell’antica Roma”, per la quale è gradito l’abbigliamento a tema. Anche domani sera divertimento assicurato con musica, ballo, spettacolo e, perché no?, per il palato e lo stomaco,  ottima cena preparata dai bravi cuochi del Ristorante da Erio, nell’accogliente Giardino delle sette note.

Per l’occasione val la pena riportare una sintetica descrizione dei momenti dedicati alla tavola, perché il lettore se ne possa fare un’idea. Nell’antica Roma i banchetti costituivano un’occasione ideale di incontro e di socializzazione tra i cittadini. Attraverso questi, il padrone di casa aveva la possibilità di rendere manifesta a tutti la propria posizione sociale e garantire buona fama in quanto a banchetti e senso dell’ospitalità. Diverse erano la qualità e la quantità del cibo.

I romani dividevano normalmente la loro alimentazione in tre pasti quotidiani che agli inizi erano chiamati jentaculum, cena, vesperna e quando quest’ultima sparì, fu sostituita dal prandium. Raramente i romani dedicavano molta attenzione ai primi due pasti che non erano mai molto nutrienti e il più delle volte abolivano uno dei primi due. I soldati si accontentavano di un prandium verso mezzogiorno. Marziale ci descrive il suo jentaculum costituito da pane e formaggio, mentre il prandium consisteva in carne fredda, verdura, frutta e un bicchiere di vino miscelato con acqua. Ancora più limitato il jentaculum di Plinio il Vecchio (cibum levem et facilem) a cui seguiva una merenda per prandium (deinde gustabat) il tutto senza apparecchiare (sine mensa) e senza doversi lavare le mani (post quod non sunt lavandae manus).

Per la maggioranza dei romani, prima di correre al lavoro, la prima colazione era ancora più semplice: un bicchiere d’acqua o quanto era rimasto dalla cena della sera prima e quanto al prandium i poveri e la plebe certo non tornavano in casa per desinare, ma il più delle volte mangiavano nelle taberne dove si potevano mangiare con pane plebeo piatti semplici consistenti in uova sode, formaggio, legumi e bere vino mescolato con acqua calda d’inverno o fredda d’estate.

La parte solida che restava dalla macerazione dopo averne estratto e pressato il liquido (garum-salsa fatta con pesci marinati- oppure liquamen), quest’ultimo probabilmente più diluito e forse dolcificato) era l’ allec (salsa di pesce), che doveva somigliare per sapore alla nostra pasta di acciughe, ma più aromatica. Era una raffinatezza adatta agli antipasti, e nella sua versione economica (ottenuta da garum di interiora) una ghiottoneria alla portata del popolo: servitori, soldati e contadini usavano spalmarla sul pane per insaporirlo, visto che ne consumavano grandi quantità (anche un chilo al giorno). Per tutti, il pasto principale era quindi la cena. In sostanza, la stragrande maggioranza dei Romani mangiava normalmente seduta su panche (raramente su sedie) e attorno ad un tavolo, come noi.                                                                         L’ora in cui iniziava la cena era, per la maggior parte dei romani, quella che seguiva al bagno: l’ottava in inverno (le due pomeridiane) e la nona (le tre di pomeriggio) in estate.                                                                              (Francesco Mulè)

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