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Vallecrosia. Avere un ‘Lucio’ per amico!

Vallecrosia. Vent’anni or sono moriva (pare forse causa l’incoscienza della consorte che, ” testimone di geova” di ferro pare si fosse imposta per rifiutare una trasfusione che forse lo avrebbe salvato) Lucio Battisti.

Un cantante che accompagnò due o tre generazioni in questo ultimo cinquantennio.

Ero ancora militare, nel 1967, quando ascoltai “29 settembre” eseguito dagli “Equipe 84″, ma scritto da Lucio.

Lucio Battisti era riuscito a conciliare la musica moderna con una visione ancora “romantica” e  “sentimentale” (non nel senso di sentimentalismo retorico italiota “cuore/amore/dolore” , ma nel enso di sentimenti autentici) dei rapporti tra uomo e donna.

Per questo negli anni ’70 venne messo all’indice da tanti “bonzi” della cultura “contestataria” fino all’accusa di essere “fascista”.

Eppure le sue canzoni piacevano e piacciono tutt’ora anche a molti giovani di sinistra.

Lucio non si occupava di politica e con ciò non seguiva la moda del momento. Ma era il periodo che persino Patty Pravo e Mina (che interpreterà molte canzoni scritte e/o cantate da Lucio , come “Emozioni”, “Insieme”, “Amor mio”, “La mente torna) venivano accusate di essere “fasciste” dai soliti cretini col ” K “, come li definirà decenni dopo l’ex direttore di “Lotta Continua” Giampiero Mughini.

Nella canzone di Lucio Battisti c’ è poesia, c’è filosofia. La musica che le accompagna, poi, reca un brivido di emozione. Basta pensare ad “Anna” , “Emozioni”, “Non è Francesca” , e a tante altre ancora.

In Battisti, come in modo diverso in Angelo Branduardi, all’ amore viene dato un senso quasi “metafisico” che, appunto, non è solo fisico, ma anche spirituale. D’altra parte è lo stesso “marxista” e “materialista” Willhem Reich che asserisce che “nel sesso agisce qualcosa di “trascendente”, che va al di là della pura fisicità.

Ginfranco Manfredi, emerito lupo mannaro dissacrante di grosso calibro, scrisse negli anni ’80 per “Lato Side” un libretto su Lucio , troncandolo con il suo cinismo, accusandolo di ogni negatività  (naturalmente dal suo punto di vista), di èlitismo, di “cultura di morte” (come se quella dell’eroina fosse stata cultura di vita), di cripto-fascismo (nonostante Mogol, stretto collaboratore di Lucio, esprimesse chiaramente le sue simpatie per il Partito Socialista).

Quando Lucio morì vi furono alcuni “kretini” dei c.d. “C.S.A” che esultarono “un fascista di meno” .

Il fatto che, in quei giorni, la sua figura venisse strumentalizzata da alcuni dirigenti della destra non significa niente. La destra, come la sinistra, tende sempre a strumentalizzare qualcuno.

Vogliamo, dunque, ricordare il grande Lucio.

Gianni Donaudi & Francesco Mulè


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