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Un personaggio di ieri e di oggi. Giulio Corselli tra gli autori ed operatori culturali più apprezzati

Albenga. Autore ed operatore culturale, scrive testi su melodie non solo in italiano ma anche in spagnolo e poi in vernacolo napoletano, milanese, siciliano e sardo.

Parliamo di Giulio Corselli che da tanti anni conosciamo ed apprezziamo non solo come poeta  ed autore di testi di canzoni, ma anche come persona di grande correttezza, principi etici e morali; sempre pronto ad aiutare il prossimo come sottolineano i suoi impegni di volontariato. Chi lo conosce, come noi, non può certo fare a meno di apprezzarlo. Nei giorni scorsi, ce lo confermava telefonicamente il noto  compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra M° Tony Iglio che ha musicato diversi suoi testi. Non è quindi un caso, trovarlo come ospite in eventi e manifestazioni di prestigio.

Ma andiamo con ordine, anche se qui non vogliamo certamente rievocare la sua vita.

Siciliano di nascita, tra le bombe dell’ultima guerra mondiale, vive la sua adolescenza in Sardegna. Per sei anni milita nella Benemerita e a Milano, vanta di avere avuto quale comandante di gruppo, l’allora Maggiore Carlo Alberto Dalla Chiesa. Dalla povertà sarda al benessere lombardo, capisce che nel settentrione c’è la possibilità di migliorare e si congeda per intraprendere l’attività di autore di testi di canzoni frequentando la Galleria del Corso; mecca delle edizioni musicali negli anni ’60.

Per potersi mantenere, in attesa dei diritti di autore che si aspettava, fa il rappresentante di libri per note case editrici. Con la distribuzione dell’enciclopedia della musica della Ricordi, ebbe a conoscere gli orchestrali e i cantanti lirici che si esibivano, o si erano esibiti al Teatro della Scala, nonché i più grandi personaggi della musica leggera del tempo.  Preso in simpatia dal dottor Rapetti, direttore artistico della Ricordi e papà di Mogol, diversi  suoi pezzi vengono inseriti nel repertorio di bravi cantanti e presentati anche in programmi televisivi. Cantanti purtroppo, quasi subito spariti dalla circolazione con l’era dei cappelloni e cantautori.

Giovane e ricco d’ingegno, è il tempo in cui sbandiera in buona fede le sue idee musicali che, come ci dice con rincrescimento, sistematicamente verranno plagiate e con l’andar del tempo, senza poterne rivendicare la paternità, faranno parte delle canzoni sempre verdi, attinenti agli anni ’60.

E’ pronto a lavorare con un giovane esordiente Lucio Battisti, ma il brusco intervento di Mogol fa ritrattare gli accordi intrapresi. Non gli rimane che vendere per una manciata di lire i suoi testi e, sfumato anche  un importante progetto di lavoro a causa di un malaugurato incidente, si trasferisce a Porlezza in provincia di Como, una cittadina situata sulla sponda italiana del lago di Lugano presso i suoi genitori che nel frattempo avevano lasciato le miniere del Sulcis.

Da quell’episodio, trascorreranno almeno cinque anni prima che si consolidi quel magnifico binomio ricco di successi e poesia firmati Mogol/Battisti.  Avrei saputo fare di meglio? Ci domanda! Chi può dirlo. Trent’anni di silenzio svolti ad esercitare la professione di impiegato di banca e vivere i successi dei miei compagni di percorso che li faceva milionari, solo attraverso la televisione, è stato  per me un intimo tormento, soprattutto se penso che quando dicevo di avere diviso la  boccata di sigaretta con uno di questi personaggi; preso per visionario, suscitavo ilarità tra i parenti della nuova famiglia che mi ero costruito..E penso! Se alla mia veneranda età con le  canzoni scritte dopo il pensionamento, (sono ancora un forno di giovani idee), riesco ad emozionare chi le ascolta,  vuol dire che la stoffa del paroliere c’è è  incarnata dentro ed è quanto anelavo tra i banchi di scuola. (Non rivedrà mai più Lucio in vita, ma avranno lunghi silenti colloqui durante le frequenti meste visite al cimitero di Molteno, prima e dopo il rifacimento del loculo.)

Da qui riprendiamo questa piccola,  affascinante odissea.  Concorre per un impiego in banca e per un decennio svolge attività politica rivestendo la carica di revisore dei conti in seno ad un piccolo Comune e presso la Comunità Alpi Lepontine. Istituisce la biblioteca Comunale e fonda una Pro Loco, di cui per entrambe ricopre la carica di presidente.

Dimessosi da questi incarichi, si trasferisce nei pressi di Como ed inizia a dedicarsi di nuovo alla musica, divenendo un apprezzato scopritore di talenti e forma piccole band che eseguono serate con i suoi brani. Una sua canzone sarà finalista al festival di Ascona e a Lugano, l’orchestra radiosa diretta da Mario Robbiani, eseguirà per radio e televisione alcuni suoi brani. Inciso su un 45 giri, con la musica di Yor Milano, scriverà un inno per la Svizzera in miniatura. E’ un periodo che lo vede in primo piano anche nelle vesti di poeta. In poesia racconta la vita dei frontalieri, quei pendolari che giornalmente dall’Italia attraversano la dogana per raggiungere il posto di lavoro in Svizzera. Ancora in versi, gli aneddoti dei contrabbandieri di sigarette, abilissimi e spericolati conoscitori dei sentieri di montagna, che con la bricolla in spalla e al solo chiarore lunare riescono ad eludere la sorveglianza dei finanzieri.

Il ricordo di un’infanzia tra i ragazzi destinati alle miniere di carbone, le sue continue emigrazioni, i suoi inserimenti sociali tra gente nuova, le persone conosciute e poi lasciate, le illusioni e le delusioni, fanno parte di un bagaglio nostalgico e culturale che a piccole dosi; ogni canzone, ogni poesia, racconta.  E sono molteplici i premi di poesia e i riconoscimenti collezionati a partire dalla Provincia di Como.

Tra questi, piace ricordare il trofeo E.A. Mario “Napoli nel mondo”, il primo premio  “Poeti e scrittori Siciliani” a Caltanissetta, il trofeo “ Amore Universale” a Pomigliano d’Arco (NA), “Garcia Lorca” a Roma, “Eugenio Montale” a Sanremo, ecc.

Accademico di merito, viene iscritto all’albo d’oro dell’Accademia Universale Neapolis e successivamente nominato Cavaliere dell’Arte.

Andato in prepensionamento, riprende a frequentare la Galleria del Corso di Milano,  ricominciando a scrivere con Pino e Danilo Damele e sono centinaia le canzoni ballabili incise su musicassette e su cd che le edizioni Bang-Bang hanno distribuito a varie orchestre.

A Napoli, conosce due meravigliosi personaggi: il M° Mario Salerni, musicista e vecchio editore di Giacomo Rondinella, ed il M° Tony Iglio, che và in televisione con 22 cantanti. Messo alla prova con scetticismo… (un milanese che ha la presunzione di venirci a scrivere canzoni napoletane!) supera brillantemente l’ostacolo e viene accolto ed osannato come se si fosse trattato dei più famosi Di Giacomo o Gambardella e tra di loro s’instaura un rapporto di ferrea, consolidata amicizia e collaborazione.  Allestiranno un cd per il cantante Cesare Vitale “Serenata sentimentale”  (titolo dell’omonima canzone), edito dalla Phonotype di Napoli, ed un cd per il cantante Mimmo Angrisano dal titolo “Canta pè ttè Pusilleco”, edito dalla More Record di Milano. Altre canzoni verranno distribuite a cantanti che faranno uso del cd personale: Mario Da Vinci (papà di Sal), Enrico Parise, Enzo D’Auria, ecc. Numerosissime altre canzoni, complete di parole e musica, andranno perdute con la dipartita del M° Salerni.

Ma torniamo in Lombardia, ricordando che i suoi brani sono stati richiesti dalla Pro Loco di Brunate che di comune accordo con l’Ente Provinciale del Turismo di Como, organizza sul territorio, manifestazioni musicali di solo compositori Comaschi.

A Milano è nuovamente di casa nella Galleria del Corso, e gli amici  Vitaliano Caruso e Dante Panzuti (altro pilastro della canzone italiana) lo vogliono nel Consiglio direttivo dell’UNCLA (Unione Nazionale Compositori Librettisti Autori) di musica leggera, dove ad ogni rinnovo quadriennale viene riconfermato revisore dei conti.

- Giulio, vorrei farti una domanda (gli ho chiesto ad un certo punto) dal momento che dici di avere conosciuto il fior fiore dei cantanti degli anni ’60 che sono diventati famosi come Modugno o Celentano, ti va di raccontare un aneddoto che più di ogni altro, ti è rimasto impresso?

- Dunque vediamo (ecco la sua risposta)… Modugno, quando lo conobbi  al Teatro Lirico di Milano, presentava Rinaldo in Campo, era già famoso. Poteva essere il 1965, mentre Celentano si presentò insieme a Ricky Gianco nella caserma dei Carabinieri di Sesto San Giovanni dove prestavo servizio, per denunciare il furto delle chitarre. Durante la deposizione, Celentano mi guardava  interrogativamente come se avesse avuto l’impressione di conoscermi o di avermi visto altrove, naturalmente  non gli dissi di essere la stessa persona che in borghese bazzicava la Galleria del Corso dove si trovavano Kramer, Bixio, Cherubini ecc. Erano gli anni 1961/62 .

- Qualche altro ricordo?

- Un altro bellissimo ricordo che porto in cuore è il quando nel 1966, a Lugano, incontrai due conoscenze di Milano: Mino Reitano e Leonardo, un altro cantante che pur avendo una bellissima voce (quasi tenorile) e un’ottima presenza fisica  non fece molto successo e come di tanti altri, non si seppe più nulla.

Facemmo sosta nell’unico Bar/ristorante di Albogasio in Valsolda che, manco a farlo apposta. era gestito dalla signora Anna, sorella di Augusto de I Nomadi. Quindi li condussi a casa dei miei genitori, i quali, non avendo ancora una televisione, non sapevano chi fossero gli ospiti. I ragazzi si divertirono un mondo, sia per il paesaggio e sia perché, nella semplicità dell’accoglienza, si sentirono un po’ a casa loro (Mia madre e mio padre, nonostante venissero dalla Sardegna, in casa parlavano ancora in siciliano).

Nel congedarsi dai miei, Mino abbracciò affettuosamente mia madre, si mise in ginocchio ed in dialetto chiese la sua benedizione.

- E poi hai rivisto Mino Reitano?

- Una volta diventato famoso non tentai mai di avvicinarlo e mai ne parlai con suo fratello Franco, nonostante fosse membro del direttivo dell’UNCLA. Ne parlai invece col fratello Gegè, che conobbi a Sanremo  nel 2011 e al quale regalai la cartolina che Mino mi lasciò all’epoca.

Ha tanto e tanto Giulio da raccontarci…


Infine, il suo trasferimento in Liguria. Ad Albenga è stato per lui difficile socializzare e per un lungo periodo rimase nell’ombra. Poi ricominciò a scrivere per piccole band ed orchestre locali. Nel 2010 partecipa al premio Giovanni D’Anzi con un brano in milanese e “I Luna Nueva” interpreti del brano, saranno richiesti dalle televisioni Telelombardia e Telecity. Nel 2011 ancora I Luna Nueva con le magnifiche voci di Cristian e Mina avrebbero dovuto partecipare al Microfono d’oro, organizzato da Radio Zeta per interpretare “La mia canzone” la quale, all’ultimo momento venne sostituita da altra canzone facente parte dello stesso cd, perché. secondo il parere degli stessi organizzatori,.. era troppo radiotrasmessa!.

Conosce lo scultore Flavio Furlani che plastifica ed espone sotto le torri del centro storico una sua poesia e lo introduce tra i simpatizzanti de “I Fieui di Caruggi” .

Da qui il salto a farsi conoscere e un’altra poesia, riprodotta in piastrella, verrà murata all’angolo degli artisti. In occasione della ricollocazione del discusso busto di Totò sulla marina di Alassio, l’amico Flavio, scultore dell’opera, gli chiederà di scrivere e leggere una poesia in napoletano. Le ultime strofe, parafrasando le parole più conosciute dell’attore, come “E io pago! Siamo uomini o caporali e vota Antonio”, alluderanno ironicamente al comportamento del Sindaco leghista che precedentemente aveva fatto abbattere la scultura.

Ed è così che ad Albenga, superata la primitiva freddezza, è chiamato come ospite in eventi importanti con l’attore presentatore Mario Mesiano, il professore Gino Rapa, Franco Fasano (celebre compositore e vincitore di festival di Sanremo), Danila Satragno (pianista, cantante jazz e insegnante di dizione canora) e Simone Barbato  (il simpaticissimo mimo di Zelig).

Il 13 aprile scorso è stato presente al premio “Fionda di legno” consegnato da Antonio Ricci a Carlo Petrini ed il 18 maggio all’Auditorium San Carlo, in occasione della presentazione del libro autobiografico di Pupi Avati “La grande invenzione”, stampato da Rizzoli.

E non finisce certo qui. Giulio ora fa parte dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani) e tra un dipinto e l’altro è possibile leggere sue poesie. Sappiamo che sta componendo un inno per il coro dell’Università dell’UNITRE, che ha accettato l’incarico di rendere possibile il raduno dei bersaglieri  che hanno militato nella caserma Piave. L’evento, con fanfara in testa, è in calendario per il 22 settembre .

Ormai, sono trascorsi dieci anni dal suo arrivo ad Albenga e… Belin!  Visto che con i dialetti ci va a nozze, magari un giorno lo sentiremo parlare Ligure.

Qui di seguito pubblichiamo una delle sue poesie dedicata con saggezza alle persone anziane.


FILOSOFIA PER UN ANZIANO

Sarebbe bello diventare adulti senza mai  invecchiare, / ma suona la campana nell’arco della vita / e quando scocca l’ora / per Inferi o Paradisi si è chiamati. /


Malinconico anziano, / compagno di incompresi pensieri, / non lamentarti e non struggere il tuo cuore ulteriormente. / Hai il viso solcato dal tempo / e si piega il corpo qual giunco al vento, / ma non ha età felicità interiore / e da un saggio si trae insegnamento. / Di te, più giovani si professan vecchi; / piangono tristezze e stan sull’uscio / ad origliare quando vien la morte. / Posa il bastone, / prestami attenzione / e metti in atto la filosofia. /  “Non imprecar lo Stato se la pensione è scarsa, / convienine con me: E’ causa persa! / Ai giovani parenti, non chiedere sostegni. / Lavorano, hanno impegni e rimandano a domani. / Te lo ricordi? / Spesso lo dicevi: Non c’è più sordo di chi non vuol sentire!/  Se ci sono interessi da spartire, / anche quel tal parente, lontano, sconosciuto discendente, / è pronto ad accudirti al capezzale; / ma dopo morto, non aspettarti un fiore.” /


Al di là dell’intenzione, tutti facciam del male / ma trova un solo essere che dica: Son colpevole! / Coi tempi che oggi corrono, sarebbe da rinchiudere. / Allora vecchio mio, / girati la clessidra e goditi la sabbia che va nella strettoia. /


La terapia migliore è il buon umore. /


Coinvolgi gli altri a ridere e scherzare,/ regala simpatia e sii contento, /circondati di gioia e fatti amare. /


Se sai donarti al prossimo, sarai da ricordare. /

Giulio Corselli



Per contatti con Giulio Corselli: tel. 3331194558; e- mail: giulio.corselli@alice.it


Nelle foto: Giulio Corselli; Corselli alla  consegna del Premio “Fionda di legno”; Corselli ad Alassio all’inaugurazione della posta del busto di Toto.
(Nino Bellinvia)



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