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Un Concerto per il Rwanda, ricordando Don Tito

Ad Acquarica del Capo (LE), venerdì 9 dicembre alle 20:00, presso il Teatro dell’Oratorio, vi sarà l’VIII edizione del Concerto in omaggio a Don Tito: i proventi verranno devoluti per continuare il suo progetto generoso eucaristico ed umanitario per i più poveri del Rwanda.


Il manifesto riporta questa frase che ne descrive le virtù umane e spirituali da tramandare a tutto il mondo:

Sulle orme di Don Tito, Sacerdote dal cuore senza confini, per scoprire “la gioia di vivere, amare e donare gratuitamente e in eccedenza”.

Don Tito Oggioni Macagnino fu Parroco di Acquarica de Capo dal 1962 al 1991 ed in seguito missionario (eroe) in Rwanda, dove ha perso la vita prematuramente il 19 novembre 2002 : un sacerdote che si è prodigato con onestà e generosità per il prossimo, quale prezioso consigliere per educare le coppie per un cammino di santità sia fra i suoi parrocchiani, sia in Rwanda fra i più poveri.


Come ogni anno, accanto all’organizzazione della Parrocchia di San Carlo Borromeo e alla partecipazione del Comune di Acquarica del Capo, il promotore dell’iniziativa, il cantautore Franco Simone, offrirà il suo intervento melodico per la serata canora, fra i suoi conterranei che hanno avuto l’onore di conoscere Don Tito: si esibiranno anche il giovane cantautore Antonio Maggio (ex Aram Quartet) e la giovanissima interprete Giada Indino.


Dalle parole di Franco Simone, espresse circa la passata edizione di questa manifestazione in ricordo di Don Tito, affiora il piacevole sentimento per il ritorno alla sua terra natia, verso la quale mantiene un legame indissolubile, nonostante la sua assenza e il passare del tempo:


Due giorni dopo, domenica 9 gennaio (2011), presso il mio paesino natale, Acquarica del Capo, in provincia di Lecce, sempre nel Salento, ho tenuto un altro concerto in memoria, per il settimo anno consecutivo, del sacerdote della mia adolescenza, don Tito Oggioni Macagnino, morto da missionario-eroe in Africa. Ritrovare ogni anno la mia gente rappresenta ormai per me una bella abitudine. Rivedo quei visi che conosco, che amo e, ogni volta, mi sembra di tirarmi fuori dal tempo, in una dimensione magica in cui contano solo gli affetti. Siamo andati avanti per tre ore, con professionisti e operai, il sindaco e il sacerdote, genitori e figli. Ogni tanto, furtivo, spuntava qualche inizio di lacrima… è quasi inevitabile in certe occasioni rivedere sui visi degli altri il film della propria vita.

http://www.popon.it/home/diario-di-simone/101-franco-simone/3761-ho-cantato-per-modugno-tito-schipa-e-nicola-arigliano-poi-per-un-eroico-missionario.html


Nel corso dei secoli, la (Santa) Chiesa Cristiano-cattolica, con i suoi Vescovi, ha sempre indicato le proprie direttive religiose per ogni popolazione, commettendo anche errori (umani), ma soprattutto negli ultimi secoli, riconoscendoli pian piano, si è sempre più avvicinata con carità e conforto ai propri fedeli: per questo motivo, “figure religiose così grandi, attive e positive” come Don Tito, devono essere onorate sempre, e le loro “vite esemplari” portate a conoscenza non solo nazionale ma anche mondiale.


Alcuni scritti epistolari e testimonianze, ci fanno conoscere a fondo la spiritualità e l’operosità di Don Tito.

Ad esempio, l’amicizia e la stima reciproca di Don Tito e Don Tonino:

Carissimo don Tito, Dio sa come avrei voluto salutarti e abbracciarti e inginocchiarmi davanti a te per ricevere la tua benedizione, prima della tua partenza…

Il Signore ti custodisca nel cavo della sua mano ovunque tu metta i tuoi passi…

Aiutaci da lontano, don Tito. Perché recuperiamo tutti un nuovo gusto di vivere…

Grazie per ciò che hai fatto per me fin da quando entrai in seminario.

Grazie per l’esemplarità con cui hai sorretto i primi passi del mio sacerdozio.

Tu non lo sai: ma ti sono debitore di tante cose…

Ti abbraccio. Don Tonino

Queste parole giunsero a Don Tito Oggioni Macagnino il 29 gennaio 1991 mentre, all’aereoporto di Brindisi, stava per prendere l’aereo per il Rwanda.

(Dalla fine del 1958 Don Tonino rientrò in diocesi, nominato vicerettore nel Seminario Minore di Ugento, affiancando don Tito Oggioni Macagnino che dal 1955 era Rettore.)


Scriveva don Tito il 20 aprile 1995:


«Non ho conosciuto Don Tonino nella fase finale della sua vita, mentre saliva il Calvario fino alla crocifissione. Nel 1993 ero in Rwanda a condividere la vita semplice e povera di tanti fratelli. Un anno dopo, nello stesso mese di aprile, ho percorso anch’io una terribile Via Crucis durante i massacri della guerra civile, ma il Signore mi ha fermato alle pendici del Golgota.

Era troppo bello morire martire nello stesso mese dell’amico “santo”.

E mi ritrovo ancora quaggiù per continuare a servire i più poveri, incoraggiato dal suo esempio e dalla sua parola profetica annunziatrice di un mondo nuovo, più giusto e più fraterno».


(Don Tonino morì sofferente per malattia, il 20 aprile del 1993 a Molfetta (BA) )

(Causa di Canonizzazione del Servo di Dio: Antonio Bello)

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=24614


Don Tito, era il “Santo medico” sempre prodigo per i più poveri e un superiore “giusto e generoso”.


«I “santi medici” (così la gente chiamava Don Tito e Don Tonino) hanno finito di sognare quasi allo stesso modo. Prima don Tonino e, il 19 novembre del 2002 in Rwanda, dove era missionario da quasi 12 anni, anche don Tito, che in Africa aveva portato, del suo grande fratello ed amico, la gioia di servire gli ultimi e le primizie di quel mondo di pace reso possibile dalle differenze divenute convivio.

Per anni ci eravamo abituati a scaricare nelle mani di don Tito molti gesti di carità che sbocciavano nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie, scuole ed associazioni.

Anche la nostra Fondazione, grazie a lui, arrivava ai poveri e continuava a far giungere “agli ultimi” l’auspicio di quel mondo più solidale, sempre presente nelle speranze del proprio Maestro.

A noi rimangono i sogni, il bisogno di trasformarli in speranza e, sorretti dall’esempio di questi maestri ed amici, il richiamo costante delle cose che davvero contano e rendono il mondo più giusto.»

[ Da :: Antonio Benegiamo, Il Grembiule Dicembre 2002… ]


« [ In seminario, a Ugento ] Don Tito fu un superiore giusto e generoso che riscosse sempre la nostra ammirazione. Negli incontri semestrali per il resoconto sull’andamento scolastico e disciplinare sapeva trovare i toni giusti per spronarci all’impegno nello studio e alla vita di grazia. […] Dopo un’esperienza parrocchiale ad Acquarica del Capo, Don Tito partì missionario in Africa e lì morì, in trincea, tra i suoi nuovi parrocchiani…»

[ Da :: Antonio Scarascia, DON TONINO BELLO EDUCATORE… ]

http://www.facebook.com/note.php?note_id=172777621634


Le parole di Don Tito: Consigliere Spirituale “END”

Nel 1975, terminata la chiesa nuova con le opere parrocchiali in Acquarica del Capo, ci mettemmo tutti di buona lena,  parroco e fedeli,  per rinnovare spiritualmente la nostra comunità cristiana, nella fedeltà agli insegnamenti del recente Concilio Vaticano II, agli orientamenti dell’Episcopato italiano e alle direttive pastorali del Vescovo della nostra diocesi .

Come parroco (sin dal 1962) avvertivo l’urgenza di qualche proposta spirituale forte rivolta alle famiglie e, in particolare, ai  coniugi  per un loro cammino cristiano in coppia .

Nel 1978 il Signore mi fece incontrare, in un Convegno pastorale Nazionale , don Vincenzo  Antonazzo, parroco di Neviano, che mi parlò con entusiasmo dell’esperienza END nella sua parrocchia e mi propose di sperimentarla anche in  Acquarica.

Anzi la stessa passione e convinzione sull’utilità del Movimento END per il cammino spirituale delle coppie cristiane, l’ ho portata anch’io in Africa, quando sono andato missionario Fidei Donum in Rwanda  nel 1991. Tre anni dopo (1994) sono riuscito a far partire la prima équipe End  ”Ndera 1″.

Il tragico genocidio del 1994 l’ha decimata: ad appena tre mesi dall’inizio, sono restati in vita solo 3 coppie su 7. Ma nel 1996 è risorta e si è allargata .

A tutt’oggi sono già sette le nuove équipes End impiantate in due delle diocesi del Rwanda, tutte figlie di ”Ndera 1″, a sua volta figlia di “Acquarica 1″.

Giovanissime e fragili équipes, queste rwandesi, (per le difficili situazioni culturali, sociali, economiche, politiche…) impegnate serenamente nel cammino spirituale di coppia proposto dall’End, ma ancora bisognose di aiuto e di  incoraggiamento.

Don Tito Oggioni Macagnino – Missionario F.D.in Rwanda dal 1991


E’ da sottolineare che, pur essendo l’END un Movimento di laici, nella nostra diocesi tutte le équipes sono sorte per volontà dei parroci, tuttora C.S. d’equipe. Ciò ha facilitato i contatti tra le équipes e  la chiesa locale, tant’è che molte coppie sono impegnate in iniziative pastorali di vario genere: scoutismo, catechesi ai fanciulli, agli adolescenti e agli adulti, C.P.M., .

http://www.equipeleuca.org/storia1.htmhttp://www.equipeleuca.org/storia1.htm


L’accorata preghiera di Don Tito ad attivarsi per il bene del povero Rwanda, per una “missione nel mondo”. – L’Opera Madonnina del Grappa in Rwanda


L’Opera Madonnina del Grappa in questi ultimi anni si è dilatata al continente africano, inserendosi così nella dinamica missionaria, che fu già del suo Fondatore, Padre Enrico Mauri (1883-1967). Siamo stati chiamati a condividere l’esperienza missionaria in Rwanda a partire dal 2000, prima con le vedove ed i poveri, poi nell’attenzione e nella promozione della famiglia e dei giovani, inserendoci al Centro di accoglienza e di formazione “Domus Pacis” di Kikukiro (Kigali), promosso da don Tito Oggioni, sacerdote fidei donum della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (Lecce).

Egli stesso ci scrisse nel 2000:

“Penso che la proposta di P. Mauri può fare del bene in tutto il mondo e non solo in Italia, anche se dovrà adattarsi alla cultura dei singoli paesi. Le profonde e ispirate intuizioni di P. Mauri, il pater viduarum, portatele più lontano; uscite dall’Italia, raggiungete i confini del mondo… Venite senza schemi prefabbricati, col solo messaggio evangelico di Padre Mauri da proporre e far vivere alle vedove africane con lo stile africano… Che l’anno giubilare sia per il vostro Movimento di Spiritualità vedovile l’anno della “missione” nel mondo”.

Siamo stati così chiamati a condividere, con il nostro carisma e le nostre attenzioni specifiche, uno scambio tra Chiese sorelle, del quale ora facciamo parte a pieno titolo, ancor più dopo la prematura scomparsa di don Tito. Il Centro di Kigali ha tra i suoi scopi attività formative e spirituali come servizio alla Chiesa rwandese e, particolarmente, all’Arcidiocesi di Kigali. In questo modo è possibile uno scambio tra diverse realtà ecclesiali che rimandano, come diverse tessere, all’unico volto della Chiesa Sposa di Cristo. L’impegno concreto dell’Opera è quello di annunciare nel contesto rwandese ad ogni persona, in ogni dimensione possibile, l’amore di Cristo Sposo per la Chiesa sua Sposa. Questo carisma è riconosciuto con immediatezza e forza dalla comunità ecclesiale locale e l’insistente invito che ci giunge è quello di crescere insieme come Chiesa per essere irradiazione di Cristo e del suo amore.

http://www.operamg.it/frmMissionRwanda.aspx


Don Tito, “Servo di Dio” fra gli uomini, senza distinzione e pregiudizio:


“E rivedo il volto sorridente, sempre uguale e mai invecchiato, del mio parroco di paese, don Tito Oggioni Macagnino. Per me, miscredente, è come una visione miracolosa. Mi ha sempre stimato e accettato. In quel letto di terapia intensiva si è avvicinato e mi ha sussurrato nell’orecchio: “La tua testimonianza di dolore è una testimonianza di umanità”.

http://www.antoniaocchilupo.it/credits.html


Gli insegnamenti e il conforto di Don Tito, il “Buon Pastore” fra i suoi parrocchiani e in Rwanda: un sincero e devoto ringraziamento:


a don Tito Oggioni-Macagnino (scritto a Tricase, maggio 2003)

L’ho saputo solo ora. Avevo sentito parlare di te negli anni del piccolo seminario a Ugento dal mio compagno di classe e tuo nipote Salvatore Ciullo. Avevo notato la tua quieta dinamica e saggia presenza nei corridoi e in alcune celebrazioni poi ci siamo visti dopo il tuo intervento chirurgico a Bisaccia(Av) con la gioia della prima accoglienza.

Hai preso il dono di me come se l’aspettassi già da tempo, ti ho confidato il mio timore e la scelta per la missione forse la mia è stata un’evasione, anche se con fiocchi di motivazioni teologiche, da una realtà così amata, ma con una relazione monca.

Mentre tu hai continuato a parlarmi con saggezza e a sorprendermi con le tue domande per continuare a lasciarci sedurre dalla prima esperienza d’amore con Gesù che snellisce certe “tradizioni” e “strutture” della chiesa che l’appesantiscono. Hai saputo trarre da questo amore la carica che hai dato ai tuoi collaboratori e alla tua gente, senza dubbio sei stato per loro il Buon Pastore, poi la tua missione come fidei donum in Rwanda, per dodici anni sei stato messaggero della certezza che nulla è impossibile a Dio per quelli che lo amano: i frutti di pace del tuo lavoro, che cominciamo a pregustare, saranno motivo di gioia per questo ponte missionario coronato con il dono della tua vita.
Forse sono stato l’ultimo a sapere che ci hai lasciato, l’ho appreso pochi giorni fa insieme alla notizia del decesso di Mons. Antonio De Vitis e di don Francesco Cordella, anche di questi l’ho saputo in ritardo: comunque questo trittico nella cartella necrologica della nostra diocesi segna il ritmo missionario di una chiesa che cambia che si autocritica e che, nello stesso tempo, apparentemente decelera il cammino.
In questi ultimi anni spesso penso di fermarmi, o di evitare corse infruttuose e poter arrendermi alla presenza rigeneratrice di Cristo in me non ce la faccio ma tu mi sei di conforto e di coraggio! Grazie

http://celesteidwala.blogspot.com/2009/05/ricordi.html


L’annuncio della fine della sua vita terrena da END, il movimento laico che mette in pratica i suoi buoni insegnamenti di fede e valori della vita per la vocazione di coppia matrimoniale cristiana, quale cammino di Santità:

“Il seme che tu hai gettato con amore e dedizione ha dato nel corso di questi anni copiosi frutti”


“Acquarica 1” non ha dimenticato don Tito – Pochi mesi fa abbiamo compartecipato la gioia della nostra solidarietà alle équipes del Rwanda,  tramite il Consigliere Spirituale Don Tito Oggioni Macagnino, missionario in Africa dal 1991. Ora, profondamente commossi, ne annunciamo l’improvvisa scomparsa, avvenuta nella notte del 19 novembre 2002, proprio in quelle terre lontane mentre cercava infaticabilmente di servire gli ultimi, i dimenticati, i  poveri.

Lo ricordiamo  attraverso l’affettuoso saluto rivoltogli dalla sua prima équipe.

Carissimo don Tito, da quando abbiamo appreso la triste notizia è stato un affiorare di ricordi vicini e lontani, di sentimenti, di emozioni che la memoria ha riportato alla mente e al cuore di ciascuno e di tutti. Prima di ritornare in Africa, ci avevi detto serenamente:

“Sono qui pronto ad andare, quando il Signore vorrà chiamarmi, ma fino a quel momento, continuerò ad essere vicino ai miei fratelli  che hanno  bisogno di me…”.

E sei ripartito per essere lì dove la tenerezza di Dio ha ancora più bisogno di manifestarsi, attraverso le mani, la  voce e il cuore di tanti uomini e donne che come te hanno il coraggio di fare  scelte estreme e definitive.

Grande è stata infatti la tua capacità di coniugare l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo, prediligendo sempre e comunque gli ultimi, i poveri, i bisognosi, quelli di “poco conto“.

Il tuo segreto: “gioia di vivere, gioia di dare, gioia di amare gratuitamente”.

Sempre attento ai segni  dei tempi, hai  saputo cogliere i fermenti di novità, scaturiti dal Concilio Vaticano II, che guardavano alla famiglia con occhi nuovi e profetici. Non hai esitato, quindi, a proporci nel lontano 1980 un cammino di spiritualità coniugale attraverso il Movimento END.  Cominciò, così,  a muovere i primi passi la nostra équipe “Acquarica 1”, e per 11 anni, insieme a te ci siamo “riuniti nel nome di Cristo”.

Ti ringraziamo dal profondo del cuore perchè quale padre premuroso e amico fraterno, Consigliere appassionato dell’END, ci hai saputo ascoltare, incoraggiare, orientare, aiutandoci a riscoprire la nostra vocazione matrimoniale come cammino di santità.

Il seme che tu hai gettato con amore e dedizione ha dato nel corso di questi anni copiosi frutti ed oggi la nostra diocesi pullula di équipes  “figli e nipoti di Acquarica 1” come tu, felice e grato al Signore, amavi ripetere.

La tua generosità senza confini, ti ha portato lontano da noi, in Africa. E sei partito, con la promessa che ti saresti prodigato per far nascere anche lì il Movimento END. Così è avvenuto: dopo appena due anni nove coppie rwandesi hanno dato vita alla  prima équipe: Ndera 1.

Le innumerevoli difficoltà, culturali, sociali e di  sopravvivenza non ti hanno mai fatto arrendere e forte della tua fede hai saputo affrontare con quelle famiglie persino la drammaticità della guerra, della morte e del dolore. Il tragico genocidio del 1994 decimava, dopo appena tre mesi dall’inizio, la giovane équipe: su sette coppie solo tre sopravvivevano e, nonostante i gravissimi problemi per la loro sussistenza, si facevano carico dei bambini rimasti orfani.

La speranza cristiana che va oltre ogni speranza, ti ha dato la forza di ricostruire con le coppie superstiti Ndera 1 e a dar vita ad altre sette nuove équipes in due delle diocesi del Rwanda.

Sei riuscito a coinvolgerci in questo tuo fervore missionario e le nostre équipes hanno potuto aprirsi a gesti concreti di solidarietà e di condivisione che, accompagnati alla preghiera,  sono diventati segni di comunione spirituale e di unità  nella diversità.

Ci mancherai, ma continueremo a sentirti presente nei nostri cuori . Vivere come hai vissuto, amare come hai amato, impegnarci come ti sei impegnato, abbandonandoti nella fede in Cristo come ti sei abbandonato fino all’ultimo soffio:  ecco la ricchezza della tua vita e il tesoro che ci consegni. Il ricordo che ridiventa vita e ci interpella. Per sempre, tuoi fratelli nella fede - L’équipe Acquarica 1

Franca e Donato Cucinelli – “Acquarica 1”

Lettera END – Equipes Notre Dame – aprile/maggio 2003

http://digidownload.libero.it/enditalia/lettera_end/lettera123/Lettera123.pdf


Emblematiche, sconvolgenti, sagge ed altruiste, sono le parole accorate e sincere scritte dal “Servo di Dio” Don Tito in questa lettera dal Rwanda del 19 ottobre 1996.

A tutti i membri della Fondazione Don Tonino Bello
Ndera, 19 ottobre 1996 – Lettera dal Rwanda
di Don Tito Oggioni Macagnino

(prete ugentino, missionario Fidei Donum in Rwanda.)

Carissimi tutti, grazie per il gesto d’amore verso i fratelli rwandesi.

Ho assegnato la vostra borsa di studio a una studentessa di Ndera che frequenta il 5º anno di Sciences Infiermeres alla scuola ASBL Espanya di Nyanza-Butare: Nyira-batesi Laurance. La ragazza, poco più che ventenne é scampata dal genocidio del 1994 in modo miracoloso ed avventuroso insieme alla mamma e a due sorelle. L’ho aiutata fin dal 1º anno perché volenterosa, seria e brava (tra le prime della classe nonostante i numerosi problemi familiari e di salute). Penso che sarebbe un elemento valido da far continuare anche all’Università. Vedremo i risultati scolastici dal prossimo anno che é l’ultimo. Ringrazio anche il dott. Giancarlo Piccinni per il suo contributo personale: anche questo lo utilizzerò per pagare una parte della retta scolastica a uno studente estero e orfano.

Purtroppo il Rwanda sta vivendo un dopoguerra carico di problemi a tutti i livelli. É chiamato il paese delle <<mille colline>>, ma é anche il paese dei mille problemi (il Papa aggiungeva nel 1991: <<delle mille soluzioni>>).

Ciò che fa soffrire di più é la vastità di ogni problema: aiuti un orfano ma ce ne sono 200.000 (nei seminari di Ndera, dove io opero, su 300 seminaristi 150 sono orfani di guerra). Aiuti uno studente povero ma il 90 % degli studenti ha bisogno di essere aiutato! Intervieni per aiutare una famiglia a ricostruire la sua umile casetta distrutta dalla guerra ma altre centinaia di migliaia hanno bisogno dello stesso intervento, senza parlare delle migliaia di rientrati, dei quasi due milioni di esiliati che vorrebbero rimpatriare (dai campi profughi dello Zaire e della Tanzania).

Eppure é un piccolo paese del centro Africa, di 26.338 Kmq e 8 milioni d’abitanti nel 1994: bellissimo e fertile, con monti, fiumi, laghi, foreste e un popolo laboriosissimo (90% contadini). Eppure torrenti di aiuti si sono riversati sul Rwanda dopo il 1994: centinaia di ONG (organizzazioni non governative) sono venute da tutto il mondo e hanno investito miliardi in macro e micro progetti.

Ma alla povera gente sono arrivate solo le briciole: 2/3 delle somme investite sono ritornati in occidente (come stipendi al personale bianco, attrezzature comprate in Europa: auto, computer, materiale vario, spesa di missione d’evaluation).

É vero: le colpe e le omissioni dei dirigenti locali ci sono e sono tante, ma gli occidentali stanno speculando in modo sfacciato, scandaloso e indegno della miseria del Terzo Mondo. Altro che filantropia: dicono di servire i poveri ma si servono dei poveri.

Qui ormai tutti hanno aperto gli occhi: sanno leggere preventivi e consuntivi. Purtroppo i più scaltri stanno imparando le subdole tecniche dei banchi per sfruttare a proprio vantaggio la miseria dei <<loro>> poveri.

Perché la Fondazione Don Tonino Bello non dà incarico a qualche esperto redigere un dossier sui progetti delle ONG: anche solo quelle italiane (preventivi e consuntivi): si vedrà che la fetta più grossa dell’importo totale (spesso stanziato dal Governo italiano o dalla CEE) ritorna agli amministratori in stipendi (lauti per i bianchi, da fame per i neri), attrezzature, logistica, amministrazione.

Ecco perché nonostante tanto ben di Dio destinato, sulla carta, al Rwanda, questo popolo si trova ancora senza cibo, senza case, senza lavoro, senza scuole, senza medicine…

I cosiddetti volontari delle ONG, che circolano in Rwanda con le grosse cilindrate fuoristrada, sono considerati degli abasungu (bianchi) ricchi, venuti più per i loro interessi che per quelli della povera gente.

Di fronte ai loro salari d’oro fanno stridente contrasto i salari di fame dei lavoratori locali: 500 grw (2.500 lire) al giorno il manovale e il contadino, 1.500 grw (7.500 lire) al giorno l’operaio specializzato (muratore, idraulico, elettricista…) senza assegni familiari o cassa malattia o invalidità o vecchiaia; 20-30 mila grw mensili (100-150.000 lire) l’insegnante.

La gente, la povera gente, la stragrande maggioranza del popolo continua ad andare dal missionario, dalle suore; con loro si confida, si sfoga sui propri bisogni, sui continui soprusi.


Ho il cuore colmo di simili confidenze:
<<Non ho da mangiare, non ho da comprare le medicine, non ho da pagare la retta scolastica, non ho da vestire i bambini; mi hanno rubato tutto (il poco che avevo), sono rimasto solo; sono fuggito perchè mi cercavano a morte; sono rientrato dall’esilio dopo la guerra e ho trovato tutto distrutto o occupato da altri; sono senza casa, senza parenti, senza lavoro… Perché non sono morto anch’io nel genocidio? Che progetti ha su di me il Signore?>>


Ma la Carta dei Diritti fondamentali dell’uomo non é stata compilata per tutti? Come mai 2/3 dell’umanità ne sono ancora privi?


La vostra (nostra) Fondazione dovrebbe dilatarsi e spaziare su orizzonti vasti, soprannazionali.
Faccio tre proposte concrete:
1. Diffondere anche all’estero i testi di Don Tonino, promuovendo la traduzione in varie lingue.
2. Impegnarsi ad agire concretamente per la pace in tutti gli angoli della terra.
3. Creare, nella Casa della Pace istituita presso i Padri Cappuccini di Alessano, un Osservatorio che raccolga e diffonda quanto di positivo si fa nel mondo per la pace, la giustizia, il dialogo.


Possa il ricordo di Don Tonino suscitare nella Fondazione a lui intitolata uomini e donne autenticamente cristiani che abbiano la passione del dialogo, della non-violenza, della giustizia, della pace e che si impegnino per questo a tutti livelli dentro e fuori Italia.

Possano tanti uomini e donne percorrere con entusiasmo le diverse tappe della donazione, fino alla più alta, indicata da Gesù stesso:

<<Dare la vita per gli altri>>.

Saluto e beneauguro a tutti. Insieme con me vi salutano suor Carmelinda Sergi D.G.E. e Antonietta Stasi. La pace e la gioia di Cristo sia sempre nei vostri cuori.

http://www.dontoninobello.it/fondazionedontoninobello/risorse/leggionline/ilgrembiule/9703/2


IN RWANDA OGGI

Il Centro d’accoglienza Domus Pacis di Kigali

E’ il punto di riferimento per moltissimi volontari che giungono in Rwanda e devono trascorrere la  notte a Kigali prima di partire per i villaggi della campagna. Stiamo parlando del centro Domus Pacis, un centro di Accoglienza e di Formazione dell’Arcidiocesi di Kigali nella zona di  Kicukiro, a un km dalla strada asfaltata, a cinque km dall’Aeroporto di Kigali e a dodici km dalla capitale

Il Centro, promosso da don Tito Oggioni, sacerdote fidei donum della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (Lecce) è operativo dal 1992.

Sorto  come centro di accoglienza per volontari e missionari, oggi associa all’accoglienza, attività di formazione curata con passione dalle suore missionarie dell’Opera Madonnina del Grappa di Sestri Levante (GE).

Le missionarie sono arrivate  in Rwanda nel 2001 con il compito di sostenere le  vedove, qui particolarmente numerose e bisognose di aiuto materiale, operare interventi urgenti di tipo sanitario, sostegno a distanza, istruzione e formazione.

L’impegno più articolato e organizzato, si potrebbe dire la missione,  è  però quello a favore della famiglia, in particolare quella monoparentale: le vedove così come le giovanissime ragazze madri, le donne unite senza diritti matrimoniali e poi abbandonate, le madri e mogli i cui mariti sono in carcere. Accanto a questa attività non ha mai cessato il servizio dell’accoglienza: qui si trovano delle linde e ospitali camerette e un’ottima colazione mattutina.


Centre d’Accueil et de Formation Domus Pacis
B. P. 1114 KICUKIRO-KIGALI
centredomuspacis@yahoo.fr


http://alberwandesi.blogspot.com/2010/05/il-centro-daccoglienza-domus-pacis-di.html


La missione dell’Opera “Madonnina del Grappa” in Rwanda


L’Opera “Madonnina del  Grappa” fu fondata dal Servo di Dio padre Enrico Mauri, per accogliere le vedove della prima guerra mondiale. Nel corso degli anni si formò una Famiglia spirituale composta da varie vocazioni: vergini e vedove consacrate (Istituto Secolare  Oblate di Cristo Re), vedove (Movimento di spiritualità  Speranza e Vita), sposi (Associazione  Sposi in Cristo) laici impegnati a vivere la spiritualità dell’amore e del servizio (Associazione Amici della Madonnina), Sacerdoti. La sede centrale dell’Opera è a Sestri Levante (Genova-Italia)).


Nel febbraio 2002 una rappresentanza della Famiglia  Madonnina del Grappa venne in Rwanda, ospite del Centro Domus Pacis, creato da don Tito Oggioni (sacerdote fidei donum della Diocesi di Ugento) a servizio della diocesi di Kigali. Nel settembre 2002, con l’arrivo a Kicukiro di due Oblate, si cominciò l’animazione del Centro, mediante attività di formazione e assistenza per le vedove, per gli orfani, per gli sposi, in stretta collaborazione con i programmi pastorali della Chiesa locale, soprattutto per quanto riguarda le attività di formazione spirituale rivolte agli operatori di pastorale.  I nostri progetti rivolgono un’attenzione particolare alla situazione di grave povertà in cui versa la maggior parte della popolazione rwandese, mediante il sostegno alle famiglie (adozioni a distanza), la promozione dello sviluppo agricolo e dell’allevamento di bestiame, il microcredito per l’avvio di piccole attività commerciali, i corsi di formazione e di avviamento professionale, gli atelier di lavoro, il sostegno ai giovani capofamiglia, la ricostruzione delle case, l’assistenza medica,…

La missione si avvale molto della collaborazione di risorse umane locali. Vedove, sposi, giovani, sacerdoti, a diverso titolo e con modalità differenti, collaborano sia all’attività spirituale-formativa, sia a quella assistenziale. Accanto ai missionari italiani (alcuni stabili, altri a tempo determinato), opera una comunità di ragazze rwandesi in ricerca vocazionale

http://www.nonsolotigullio.com/semidisperanza/download/web__Rwanda_progetto_scuola_depliant_.pdf


La scuola “San Vincenzo Pallotti” è situata in villaggio del Rwanda, Gikondo (Comune di Kicukiro). E’ una scuola privata parificata, di cui è responsabile (Preside) una giovane ruandese CHARLOTTE UWIMANA, membro dell’Opera “Madonnina del Grappa” di Sestri Levante (Ge).


La scuola accoglierà 2.992 alunni per l’anno scolastico 2010, e cioè: 2.300 per la scuola elementare e 692 per la scuola secondaria inferiore. La maggioranza degli alunni che frequentano questa scuola provengono da famiglie troppo povere. Il contributo dei  genitori per le tasse scolastiche annuali è ridotto a livello minimo: 28.000 Frw (pari a circa  € 50) per un alunno della scuola elementare e 48.000 Frw (pari a € 70) per ogni alunno della scuola secondaria.

Più della metà degli alunni non riescono a pagare e in genere sospendono l’anno.

Un altro peso economico che grava sulle famiglie è la spesa per la divisa scolastica: (camicetta e gonna o camicia e pantaloni) il cui costo si aggira sui 4.000 Frw (pari a circa  € 6) per un alunno della scuola elementare e 8.000 Frw (€12) per un alunno della scuola secondaria.

Dei circa 3.000 alunni, solo 1/5 ha potuto comperarla. Alcuni bambini mettono la stessa divisa per cinque anni per cui all’inizio è troppo larga e poi, crescendo, è troppo piccola, quando non si presentano a scuola a brandelli o con la divisa rattoppata.

Un caso limite riguarda i più poveri tra i poveri, quelli che non trovano neppure da mangiare e quindi non frequentano la scuola, poiché non hanno quel minimo contributo che è richiesto.


contributo complessivo (tasse e divisa) previsto per un alunno delle elementari è di 56 € all’anno; per uno di scuola secondaria è di € 96 all’anno.


PER CONTRIBUIRE CON LE DONAZIONI:


Centro Domus Pacis

B.P. 1114 Kicukiro- Kigali  – RWANDA

Africa Centrale

Tel 00250.586075

Cell.00250.0830.7647

e-mail: centredomuspacis@yahoo.fr


Associazione di volontariato ONLUS di diritto

“ Semi di Speranza ”

Registro Regionale Ligure delle OdV n° SS-015-2009

16039 Sestri Levante * Ge *

piazza Padre Enrico Mauri,1

Tel. 0185.457131 – cell. 3771817707

codice fiscale 90056810105

IBAN IT 02 M 07601 01400 000093141687

e.mail > semidisperanza@gmail.com


Ass.ne culturale caARTEiv

http://www.caarteiv.it

(Simona Bellone)

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