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Uisp. Nuova stagione, il saluto del presidente nazionale Fossati

Ogni anno, con il mese di settembre si apre anche la nuova stagione dell’Uisp – Unione Italiana Sport Per tutti, il più grande Ente europeo di promozione sportiva. Filippo Fossati (nella foto), presidente nazionale Uisp, saluta tutti gli sportivi italiani e lancia, in modo chiaro e concreto, quelli che saranno i temi principali dell’impegno dell’associazione, che anche in Liguria cresce anno dopo anno, nel numero dei tesserati e nelle proposte di attività. L’Uisp ha una priorità chiara: rendere concreto il diritto allo sport, rendere accessibile la pratica, contribuire a tenere aperti gli impianti pubblici e basse le quote di iscrizione. Un forte sostegno a proseguire su questa strada ci viene dalle adesioni alla nostra associazione, in continua crescita nonostante la crisi. L’Uisp si conferma la più grande realtà italiana di associazionismo sportivo, con un milione e duecentocinquantamila tesserati e 17.500 società sportive affiliate. Questa è la sfida: rilanciare l’associazionismo sportivo e difendere il ruolo delle società sportive, attaccate da un’occhiuta burocrazia, vessate da una cronica mancanza di fondi. Proprio le società sportive sono il grande valore dal quale ripartire, presidio di legalità per il territorio, avamposto di socialità e di relazioni. Dove c’è una società sportiva c’è vita e c’è futuro. Ma qual è la chiave per il futuro? Vogliamo riaprire il dibattito, fermo da anni, sullo sviluppo dello sport italiano. Oggi le Regioni possono rappresentare il baricentro per ridisegnare un nuovo sistema sportivo, attento allo sport per tutti e al ruolo che possono svolgere i vari attori sportivi, come ad esempio il Coni, le Federazioni, gli Enti di promozione, la scuola. La riforma passa attraverso nuove politiche pubbliche per lo sport e il protagonismo delle Regioni, alle quali la Costituzione assegna un compito centrale. Le leggi regionali dello sport sono il fatto nuovo che attraversa il sistema sportivo. L’Uisp propone di ripartire da lì. Il problema è che l’Uisp, da sola, non basta. C’è bisogno di una rivoluzione culturale e politica in grado di coinvolgere in azioni pubbliche e impegni precisi i soggetti istituzionali, dal governo nazionale alle amministrazioni locali. La cultura del movimento deve diventare cultura del vivere quotidiano. C’è un paese in  movimento, lo sport sociale e per tutti fa parte di questa nuova domanda sociale di partecipazione e di democrazia. E’ naturale che sia così. Nelle bandiere dell’Uisp c’è scritto: diritti, ambiente, solidarietà, salute, inclusione. Per questo motivo abbiamo scelto lo sport come terreno privilegiato del nostro impegno associativo dal 1948 ad oggi. Perché qui abbiamo incontrato la voce di chi reclama il diritto alla vita e il diritto a vedere gli interessi generali prevalere su quelli privati. Questo è il nostro campo. Guardate l’immagine della nuova tessera 2011-12: grandi finestre che si aprono sulla società attraverso lo sportpertutti, attraverso l’Uisp. Dentro ci vedrete la gioia e i colori delle nostre attività unite al valore sociale del gioco sportivo, in un contesto diverso, come può esserlo quello di un campo profughi palestinese. L’Uisp interpreta diverse culture che convivono all’interno del proprio perimetro associativo: quella sportiva, quella associativa, quella politica. Questa è l’unitarietà di valori alla quale teniamo e spiega perché l’Uisp-sportpertutti è per l’uso consapevole dell’acqua e per lo sport pulito, per la solidarietà internazionale e per il diritto a stili di vita attivi e sani, per tutti i cittadini e a tutte le età. Campagne e progetti che abbiamo lanciato in questi mesi e sui quali continueremo ad insistere.  Quella appena iniziata è per l’Uisp una nuova stagione di impegno per la riforma dello sport. L’Unione Europea ha assunto ufficialmente lo sport come una delle proprie competenze e lo considera un importante fattore di coesione sociale. E l’Italia che fa? Il governo non pensa allo sviluppo della pratica motoria e sportiva, anzi taglia le risorse per le politiche sociali agli enti locali. La crisi mette a nudo i limiti di un sistema sportivo che si sta ripiegando su se stesso. Il numero dei praticanti non cresce più, soprattutto tra i giovani. La percentuale dei sedentari è alta, c’è un arretramento dello sport sul terreno culturale, educativo e scolastico. Se vogliamo competere con gli altri paesi servono nuove direttrici di sviluppo, nuovi investimenti, nuovi scenari. Lo sport è un indicatore di benessere e civiltà: servono politiche in grado di svilupparne tutte le potenzialità. Il nostro paese e la politica si nascondono di fronte a queste responsabilità.


In questi anni ho toccato con mano la vivacità e l’entusiasmo dei nostri dirigenti e volontari Uisp, degli educatori, dei tecnici e dei praticanti. Lo sport italiano di alto livello, a cominciare dal calcio, sta attraversando un periodo di scarsa credibilità. Lo sport sociale e per tutti è in controtendenza: contribuisce a dare significato autentico ai valori sportivi, alla festa, all’amicizia e non all’agonismo fine a se stesso. Ringrazio le nostre Leghe e Aree, i nostri Comitati regionali e territoriali, le nostre società sportive per ciò che fanno: senza di loro il mondo sportivo e il nostro paese sarebbero più poveri.

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