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Tutto posso in Colui che mi dà la forza

Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di Marietta Di Sario che è stata a Lourdes dal 14 al 18 aprile con  l’Unitalsi Emilia Romagna

Care amiche, cari amici, mi chiamo Marietta Di Sario e ho 58 anni, a seguito della poliomielite sono rimasta invalida agli arti inferiori e superiori; ho trascorso gran parte della mia vita in giro tra medici e ospedali subendo una lunga serie di interventi chirurgici. Nel piccolo paese in cui abitavo, San Chirico Raparo in provincia di Potenza, a quel tempo, non vi erano le associazioni di volontariato che esistono ora. Vivevo con la mia famiglia e intorno a noi c’era la più completa ignoranza sulla disabilità. Questa situazione, tutto sommato, non ha avuto influenze realmente negative sul percorso della mia vita. Grazie alla mia famiglia che mi ha sempre aiutato ad uscire dalla mia casa e dalla tentazione di chiudermi in me stessa,  ho avuto molti contatti col mondo esterno e in breve tempo mi sono fatta molti amici, imparando da loro cose importanti e decisive per la mia formazione. Ho imparato da subito a lottare per ottenere i miei diritti e nonostante siano passati decenni, alcune battaglie continuano contro gli stessi i nemici: istituzioni sempre più lontane dalla realtà. Non mi sono mai stancata di lottare perché troppo forte è in me  il desiderio di continuare a far sentire il silenzio di tanti fratelli schiacciati dalla rassegnazione.

Nel 1992 ho vissuto l’esperienza che più di altre mi ha cambiato la vita: nel mese di luglio ho intrapreso con l’associazione dell’Unitalsi il pellegrinaggio verso Lourdes col treno bianco. E’ stato così bello! Un’esperienza che non vorrei cambiare con nessun riconoscimento, ma è impossibile renderla solo attraverso le parole; voi dovete vedere con i vostri occhi, proprio come ho fatto io. La lunga malattia, anche se ha costituito talvolta per me un peso, nel mio modo di pensare non ha mai costituito una maledizione bensì si è rivelata essere una vera e propria grazia; forse si è trattato di una prova per vedere se, nonostante tutto, io possa vivere una vita piena, una vita come tutti gli altri. Sono convinta che sia stato anche un incentivo per me stessa, per dimostrare che sono come chiunque altro, è stata una specie di sfida. Non mi sento diversa da nessuno e non lo sarò mai. Mi sono sempre considerata come gli altri in quanto, come tutti, sogno, spero e desidero, provo dei sentimenti, scherzo, rido e mi piace l’ironia. In una sola parola, VIVO!

Le persone disabili, indipendentemente dalla gravità della malattia, hanno i medesimi diritti e doveri degli altri: forse non possono fare alcune cose, d’accordo, ma sono in grado di farne altre. Ad esempio, io non posso guidare l’automobile e a dirvela tutto non posso neanche prendere da sola un bicchiere d’acqua da sola o andare in bagno autonomamente in quanto, per i miei problemi motori, non sarei in grado di farlo ma persevero nel sostenere di essere idonea a prestare aiuto agli altri in quanto so che sono in grado di farlo, in tempi e forme diverse.

Le persone danno prova di intelligenza nel momento in cui accettano i propri limiti e investono le proprie energie e capacità in ciò che sono in grado di fare. Credo che anche un disabile, in base alle proprie condizioni di salute, metterà i propri doni e talenti a disposizione della comunità. Personalmente ho molte aspirazioni; una di queste, è quella di continuare a dedicarmi interamente al sostegno dei diritti dei più deboli. Anzitutto, perché sento che si tratta di una missione alla quale sento di essere stata chiamata e in secondo luogo, perché c’è troppa ingiustizia verso chi ha di meno e ha bisogno del sostegno degli altri.   Lo scorso giugno sono stata ospite del centro di accoglienza per i terremotati nella scuola dell’infanzia Peter Pan di Carpi ma grazie all’Unitalsi la mia presenza lì si è trasformata in una indimenticabile esperienza di volontariato. Come avrei potuto aiutare i miei fratelli? Attraverso il dialogo, il sorriso, il conforto, l’ascolto e la preghiera del rosario quotidiano davanti all’icona della Vergine Immacolata, giunta in mezzo a noi grazie alla sottosezione dell’Unitasi di Ravenna.

Oltre a questa esperienza, da oltre un anno, porto il mio sorriso e la mia compagnia agli anziani della Casa Residenziale “Quadrifoglio” di Carpi: non ho bisogno né di mani né di gambe per donare amore a queste persone, ma solo di cuore e fede.

Solo una cosa sento di dirvi con tutto il cuore e con tutte le mie forze: siate generosi e disponibili all’amore incondizionato, chiedete e domandate sostegno a chi vi è vicino; non smettete mai di sentirvi curiosi di scoprire la bontà delle sorelle e dei fratelli che sono proprio qui accanto a noi, ora. Sono certa che avvertirete un calore immenso avvolgere le vostre vite, un fuoco che è visibile nei volti dei volontari che vi assistono, i loro sorrisi sinceri valgono più di fiumi di parole, consolano e danno coraggio.

Non smettiamo mai di donare al nostro prossimo il miglior sorriso di cui disponiamo, fa bene a chi lo riceve ma aiuta anche chi lo dona.  Soltanto così possiamo sentirci appartenenti al disegno di Dio, pieni di speranza e desiderosi di carità, nella certezza che attraverso la fede si può superare qualunque ostacolo e si può riuscire a donare con gioia anche qualche piccolo sacrificio, non da ultimo la difficoltà di un pellegrinaggio a Lourdes in autobus. La gioia che si prova nell’incontro con la Mamma annulla le fatiche, ci regala un respiro nuovo e ci sintonizza con una dimensione più vera: quella dell’Amore in “Colui che ci dà la forza”.

Marietta Di Sario

Nelle foto: Marietta Di Sario durante la Via Crucis; Marietta con le volontarie

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