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Trasferimento Atlantico

Genova. Il professionista consulente aziendale genovese avvocato  Giovanni Gualandi ha attraversato su una barca a vela di 9 metri, assieme ad un altro membro dell’equipaggio, il lunghissimo tratto  di Atlantico compreso tra Bermuda e le Azzorre.

Ecco il suo resoconto che comparirà prossimamente sul Giornale dello Yacht Club Italiano di Genova.
(Aldo Carpineti)


“TRASFERIMENTO ATLANTICO

Nel mese di Luglio di quest’anno ho avuto, all’età di 64 anni, il mio battesimo oceanico, traversando da Bermuda alle Azzorre con un J30 acquistato negli USA da Luca Paderni, l’altro membro dell’equipaggio.

Certo è stato emozionante navigare nelle acque percorse due secoli fa dai velieri dei miei trisnonni “camuggin”!

La nostra barca, lunga 9 metri, è stata costruita negli anni ’80 in un numero limitato di esemplari e assomiglia al J24 per la randa sovradimensionata, un po’ problematica da gestire quando il vento aumenta, volendo evitare danni in mezzo all’oceano.

In effetti nelle giornate di vento forte l’abbiamo ammainata del tutto, mantenendo con una metà del genoa rollato una velocità di 7-8 nodi con vento al traverso: era però necessario alternarsi al timone ogni 3 ore, giorno e notte, perché con quel vento e le onde conseguenti il pilota automatico era inutilizzabile.

Ma quando i frangenti traversavano la barca, non avere il boma della randa vicino all’acqua si è rivelato molto rassicurante, specialmente di notte, maltrattati da onde invisibili.

Adottando questa precauzione la barca ha dimostrato buone doti marine, ha permesso apprezzabili velocità sotto spi (o genoa tangonato, fantastico di notte con timone automatico!) nelle giornate di brezze mediterranee (la scelta era quella di non portarsi troppo a Nord a cercare le depressioni, stanti le dimensioni della barca) e con 4 giornate di motore, 3 di ventone e le restanti di vento debole o medio ci ha permesso di percorrere 2000 miglia in 17 giorni, arrivando alla meta dell’isola di Terceira con 3 giorni di anticipo sul nostro planning.

Le temperature caldissime, rimaste tali sino a qualche centinaio di miglia dalle Azzorre, ci hanno obbligato a spostare l’unico pasto principale alle 10 del mattino!

E a ricorrere a pediluvi rinfrescanti in un secchio di acqua di mare, durante i turni nelle ore più assolate.

Alla fine abbiamo fatto due soli bagni in mezzo all’oceano, dovendo risparmiare l’acqua dolce ed essendo rimasto a Milano il sapone per acque salate e comunque non avendo tempo da perdere!
(Giovanni Gualandi)

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