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Torino. L’Isis segna un goal

Ho ascoltato, domenica sera, alla televisione, il concerto di Ariana Grande e dei suoi ospiti a Manchester.

Ho molto apprezzato che 50000 persone si siano riunite per un concerto nella stessa città dove pochi giorni prima c’era stato un vile attentato. Molti dei cantanti, poi, richiamavano il concetto di Amore per gli altri ed esprimevano frasi contro la violenza: messaggi tanto importanti da ribadire a tutti.
Così, mi sono venuti in mente gli anni della mia giovinezza, dopo il ’68, quando si lottava per i diritti umani e contro le guerre. Anch’io andavo ai concerti di allora. Ancora ricordo, ad esempio, gli Emerson Lake & Palmer, nel 1972, a Genova, e tanti altri.

Eppure questi folli terroristi vorrebbero impedirci di ascoltare le canzoni, di andare ai concerti, di sognare amore e felicità quando siamo in fiore e ancora la vita ci appare tutta da plasmare.
Per questo, penso che ormai i giovani del pianeta debbano ricominciare la nostra lotta  di un tempo, debbano unirsi per cambiare un mondo tanto orribile in questo momento storico.

Giovani di tutti i paesi, di tutte le etnie, di tutti i colori.
E i musulmani – ma già lo stanno facendo in Italia e anche negli altri paesi – devono emarginare e denunciare i mistificatori della loro religione che li colpiscono, li uccidono e fanno sì che cada il discredito e il disprezzo sull’intera comunità.

Il Profeta Muhammad (Maometto) affermava che quando si va in un paese che non è il nostro bisogna rispettare le leggi del posto e comportarsi anche meglio che a casa propria. Ma, spiegava sempre il Profeta, se in quel paese ci fosse qualcosa che non possiamo accettare, che non ci permette di seguire i nostri valori o professare la nostra religione, allora dobbiamo andarcene altrove.

Questo è quello che devono fare non solo i musulmani ma tutte le persone di buon senso.

E non, certamente, uccidere per ostacolare i progetti altrui.

Poche ore prima del concerto di Ariana, i tifosi vedevano la partita della Juventus su un maxischermo a Torino.

Quando ero piuttosto piccola, mio padre mi aveva portata ad assistere a una partita del Savona.

Mio padre era un grande tifoso anche perché era stato un bravo giocatore a cui la guerra aveva spezzato tutte le speranze. Nel vederlo correre di qua e di là lungo la rete (non stava fermo un attimo!), rosso paonazzo, con gli occhi iniettati di sangue, io, che sono stata sempre paurosa, ho avuto una tale impressione che non ho mai più guardato una partita in vita mia.

Dunque, osservando, sempre alla tivù,  la folla di scalmanati (secondo me) in piazza a Torino, qualcuno persino sulle spalle di altri, mi sono molto stupita che fosse permesso vendere bottiglie di vetro e per giunta alcolici. Sappiamo come siamo noi italiani, con tanta gente così stipata che si esalta, era meglio allontanarli dai  pericoli, come si fa con i bambini, e prevedere, inoltre, larghe  uscite, in modo da non assieparsi troppo.

Questo per le situazioni di normalità.

Purtroppo, noi non siamo più nella normalità ma  in una guerra strisciante e non c’è nessuno di noi che, ormai, non pensi al peggio ovunque vada. Il panico, poi, è incontrollabile e chi è più debole soccombe. Forse, era il caso di rifletterci e prevenire.

Quindi, a Manchester, è stato fatto qualcosa di buono contro il terrorismo.

A Torino, l’Isis, senza fare nulla, ha segnato un goal.

Renata Rusca Zargar

http://senzafine.zacem-online.org/#home

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