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Ti lascio una canzone, ti regalo un talento, ma la mia infanzia?

Ci siamo appassionati alla trasmissione televisiva “Ti lascio una canzone” che, sabato dopo sabato, rispolverando successi musicali del passato, ci ha fatto scoprire ed ammirare giovani talenti canori italiani ed esteri.

Presentata da una gentile e simpatica Antonella Clerici, coadiuvata dai puntuali interventi preziosi dei giurati Massimiliano Pani, Orietta Berti e Francesco Facchinetti, si è conclusa con la vittoria della canzone “Profeta non sarò” interpretata dal romeno Ştefan Cristian Atrgovitoae.

Constatando che i talenti dei bambini e ragazzi sono stati d’originale creatività interpretativa e di buon valore timbrico vocale, ci auguriamo che tanti di loro possano un giorno, da questa esperienza televisiva, ottima vetrina mediatica mondiale made in RAI UNO, trarne profitto ed insegnamento per una vera e propria futura professione canora.

Dietro a scenografie e coreografie da “mille e una notte”, applausi a non finire, complimenti e sorrisi, canzoni sempre belle da ascoltare, c’è da riflettere sul futuro di questi bambini e ragazzi, dall’indubbio talento da supportare, valorizzare e maturare.

Considerando che è innata in ogni bambino l’indole che lo propende verso una professione artistica, che deve essere supportata con moderato entusiasmo e non sforzata quale mancata gloria passata dei genitori, e deve essere migliorata con lo studio costante e tenace, e non proposta al pubblico a tutti i costi bruciando le tappe:

Avranno avuto il giusto ed adeguato supporto psicologico per affrontare la “prima serata RAI” che deve protrarsi anche per il “dopo prima serata RAI”?

Giustamente, Massimiliano Pani, ha dato un buon consiglio per il futuro dei bambini e ragazzi che si sono esibiti, e precisamente quello di ascoltare ogni genere di musica, di moda e non di moda, e di vari autori.

Un particolare però, di rilevante importanza, è stato molto sottovalutato: la scelta delle canzoni in gara ogni anno da far interpretare ai bambini e ragazzi.

Riconoscendo il gran valore artistico degli ospiti canori adulti, dei quali la “RAI” ha scelto alcuni successi simbolici nazionali ed internazionali per esporli alla gara canora, si è fatto sicuramente omaggio agli autori, tralasciando che le canzoni erano interpretate da bambini e ragazzi troppo giovani.

A parte le musiche indubbiamente sempre eterne e di svariati, gradevoli ed originali generi musicali, molti dei testi composti da parolieri di gran fama, erano diretti solo verso un pubblico adulto che ne può comprendere fino in fondo il significato.

C’era un’ampia scelta di brani da evitare di fare interpretare a dei giovanissimi, e da non far ascoltare ad un pubblico infantile che segue la trasmissione, tra amore passionale, solitudine esasperata, problemi esistenziali, … solo per citarne una:

I bambini e ragazzi avranno capito, o trascinati dall’imponente ritmica coinvolgente sorvolato, il significato di “Acqua e sapone” degli “Stadio”? (in altri contesti adulti é mitica ed effervescente colonna sonora di un bel film).

È nostro dovere di genitori, nonni, zii, amici, saper consigliare le letture giuste per bambini e ragazzi, e dedicare ai nostri piccoli “adulti del futuro” del tempo per formulare delle esaurienti ed opportune risposte ai loro quesiti, ma è giusto anche farlo per le canzoni, dato che gli “MP3″ hanno preso il posto dei libri!

C’eravamo abituati dal lontano 1959, al famoso ed internazionale “Zecchino d’oro”, ideato da Cino Tortorella, nei gloriosi anni in cui accompagnavano le esibizioni canore la brava Mariele Ventre direttrice del “Piccolo coro dell’Antoniano”, il simpatico “Mago Zurlì”, e l’amorevole “Topo Gigio”: anno dopo anno, una fiaba musicale ancora in piacevole corso d’opera pomeridiano che ha perso l’importanza e il lustro iniziale.

Ricordando che fu accusata nel 1970 di “incoraggiare il divismo infantile”, ci chiediamo:

Cosa dobbiamo dire allora di “Ti lascio una canzone” che ha fatto diventare dei bambini come cantanti adulti, catapultandoli dal pomeriggio in prima serata, ad interpretare canzoni da adulti fra fastosi scenari con applausi ed elogi mediatici?

Analizzando un problema serio ancor più enorme, che scaturisce immediatamente, quale conseguenza inevitabile degli errori degli adulti:

Questi bambini e ragazzi, d’indubbio talento canoro, hanno avuto e conservata intatta la propria infanzia?

Il pensiero corre ad esempio a clamorosi successi: per il cinema a Shirley Temple, per la musica a Nikka Costa, per la televisione a Loretta Goggi, divenute grandi artiste, ma dall’infanzia ed adolescenza perduta per sempre; e tanti giovani interpreti delle “situation comedy” americane, purtroppo protagonisti d’atti di delinquenza, divenuti inevitabili vittime della droga, perché dopo l’improvviso ed effimero successo, furono abbandonati al proprio destino.

In tanti “artisti improvvisati” o “artisti bruciati”, vi sono situazioni analoghe a quella del film in cui fu protagonista la grande Anna Magnani, “Bellissima” di Luchino Visconti: una mamma, in seguito ravveduta, che a tutti i costi e con tutti i mezzi, voleva far entrare nel mondo del cinema la propria bambina, per assicurarle un glorioso avvenire.

Purtroppo le campagne pubblicitarie con bambini protagonisti esplodono a vista d’occhio, anno dopo anno, con scenari “dietro le quinte” che non sempre sono limpidi e cristallini.

Siamo anche ingenui spettatori di una televisione in cui i “format televisivi” di competizione canora tra adolescenti, acconsentono al litigio e pianto pubblico (supponiamo solo perché faccia “odiens”, dato che è una facciata comportamentale da non esaltare, ma da “mettere alla berlina”, quale cattivo esempio per le presenti e future generazioni, catapultate verso un antagonismo sfrenato ed un indebolimento caratteriale che esplode alla prima “fregatura della vita”).

In conclusione, dato che appena si accende la televisione non si fa altro che ascoltare e vedere adulti e bambini sempre belli e di successo:

Fino a che punto il fascino del mondo dello spettacolo e il culto dell’immagine devono condizionare la nostra vita?

Lasciando vari interrogativi ed uno spunto di riflessione, mi è piaciuta questa frase autorevole:

“Un pensiero, guardando la televisione: una bella società è quella in cui i grandi cercano di essere innocenti come i bambini. Una società pericolosa è quella in cui si spingono i bambini a comportarsi come i grandi.”

(Alle ore 23:30 del 22 ott. ’11) – Franco Simone (Facebook Official)

Sono forse quei grandi che vorrebbero ritornar bambini, gli stessi bambini che volevano crescere in fretta per imitare gli adulti?

Da qualsiasi angolazione si guardi la “medaglia al valor mediatico”, stiamo realizzando inconsapevolmente una “catena di Sant’Antonio” che si tramanda all’infinito, di generazione in generazione, e quando ci renderemo conto di aver perso e fatto perdere l’infanzia, sarà già troppo tardi!

“Ti lascio una canzone” – 2008-2011

http://it.wikipedia.org/wiki/Ti_lascio_una_canzone

“Lo zecchino d’oro” – 1959-2011

http://it.wikipedia.org/wiki/Zecchino_d’Oro

Associazione culturale caARTEiv

http://www.caarteiv.it

(Simona Bellone)

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