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Tangentopoli tributaria, il volto inedito della Giustizia italiana

È l’ultimo scandalo alimentato dalla corruzione, un fenomeno che dilaga ovunque, nel settore della pubblica amministrazione come nel privato. Questa volta si presenta con un volto perverso, ma insospettabile, ineccepibile, perché proviene da uno degli ambienti che invece dovrebbero perseguire reati di questa risma: nel mirino c’è la Giustizia.. Si tratta di esponenti della magistratura, avvocati, professori universitari, commercialisti compiacenti, privati, coinvolti in questa bolgia di corruzione che è entrata attraverso percorsi sommersi, ovunque in Italia, nell’ambito dei contenziosi tributari.

Gli inquirenti hanno scoperto che si manipolavano sentenze, a volte bastava una firma per autorizzare procedure illegali che sconfinano nel crimine, considerati gli intenti, volti a lucrare illecitamente dall’esito di questi interventi: crimini vergognosi. Siamo davanti ai cancelli socchiusi dell’ennesima tangentopoli, questa volta con i connotati del fisco, ma tristemente incagliata nelle maglie della Giustizia, che dovrebbe sviluppare immunità verso certe insidie, e invece questo scandalo è la dimostrazione che il fenomeno corruttivo ha tentacoli potenti, che riescono a sopraffare chi ha l’animo disponibile a lasciarsi contaminare. Lo sdegno nel paese è enorme, anche perché le sue proporzioni sono vastissime, interessano buona parte del paese, e non è neppure un fulmine a ciel sereno, dato che già Di Pietro aveva tentato di mettere le mani sulla mercificazione delle sentenze riguardanti i contenziosi tributari. Tuttavia non si era arrivati all’epoca di mani pulite a scandagliare in tutti i meandri di questa brutta vicenda, era stato fermato, questo magistrato, le ragioni, si spera emergeranno ora, che la tempesta è prepotentemente riemersa, con tutto il suo potere virulento.

Secondo le notizie trapelate questi giorni, si parla di circa 580 mila sentenze, per un importo di 50 miliardi di Euro; i dati di questa tangentopoli tributaria si riferiscono all’anno 2015. Questo era un settore della vita amministrativa e giudiziaria, che non destava preoccupazioni, gestito da due Commissioni, una a carattere provinciale, la seconda raccoglieva le istanze a livello regionale, ma sembrava zona di confine per le mazzette, terreno sterile per chi preferisce le scorciatoie, facendosi largo col potere del denaro.  Invece un altro baluardo del potere dello stato è caduto, provocando però, questa volta, un grande fracasso. Meglio tardi che mai, ci si può confortare con questo luogo comune, anche se i danni non sempre si possono recuperare, e resta soprattutto lo sconcertate cinismo di chi opera in questi ambiti, a lasciare un segno indelebile, orme che la giustizia stessa, con i suoi più sani percorsi, non potrà cancellare.

Si cominciano le indagini da Milano, direttamente interessata all’alterazione delle sentenze tributarie, e si scende giù fino all’ultima regione dello stivale. A Milano indagano i pm Eugenio Fusco e Laura Pedio. Uno dei responsabili di questo squallido ‘traffico’ di sentenze, è stato già fermato, si tratta di Luigi Vassallo, giudice della Commissione tributaria provinciale, al quale sono state trovate nella giacca, una busta di 5 mila Euro, fonte di una tangente che andava ben oltre, avrebbe dovuto infatti incassarne 30, o forse anche di più. Al Vassallo segue un giudice onorario, Marina Seregni, entrambi sono accusati di corruzione per la vicenda della Dow Europe Gmbh, oltre ad avere pilotato un contenzioso tributario di 14,5 milioni di Euro a favore di un noto imprenditore, Luciano Ballarin. A Milano sono una ventina le indagini fiscali che riguardano esponenti attivi della giustizia. Le persone coinvolte pilotavano dunque ricorsi, e ottenevano con il loro autorevole intervento (a volte bastava una semplice firma..), sgravi fiscali, tutto in favore di imprenditori e privati cittadini, evidentemente consapevoli dei loro ‘servizi’ compiacenti.

Per quel che concerne i magistrati coinvolti, siamo nel campo dei conflitti d’interessi, il quotidiano Repubblica, rende nota ‘una pista di relazioni che sussiste oltre ogni incompatibilità professionale’, dato che il giudice, per legge non può svolgere attività di consulente tributario in favore di contribuenti, enti impositori o altre società di riscossione.

Ma la tela di ragno non finisce con l’incompatibilità: vi sono anche ragioni di contiguità, perché non di rado questi protagonisti del mondo tributario, Commissari compresi, sono parte di un intreccio che forma trama e ordito tra le persone oggetto dell’indagine tributaria. Spesso infatti sono amici dei legali di aziende coinvolte nei contenziosi, o colleghi di studio, comunque in stretta relazione, per cui ‘gli aggiustamenti’ diventano ‘un atto dovuto’ alla persona che vi si appoggia, sfruttandone il ruolo. La conseguenza è che ha la meglio il privato, e quello che è dovuto allo stato finisce tra i confini di quelle ‘terre irredente’ per l’erario, perché sono proprio le sue ‘sentinelle’ a tradire. Rendendo in tal modo vani gli accertamenti,  e tutti i processi ad essi legati sul versante dell’Agenzia delle Entrate. I giudici corrotti, ma anche gli altri personaggi che ruotano intorno a questo vortice di denaro elargito per corrompere, erano tutt’altro che ‘sprovveduti’ di mezzi, si è accertato che possiedono patrimoni di notevole valore, e cospicui conti in varie banche.

Roma fa parte di questa ‘geo-mappa’ delle tangenti sulle vertenze tributarie (come non bastassero gli altri scandali di mafia e corruzione..), gli arresti sono ormai 13, fino ad ora. Vi sono in questa spirale tre giudici, anche i loro nomi sono ormai finiti nella cronaca di questi giorni. Si tratta del giudice Luigi De Gregori, che non è all’esordio per reati di corruzione, era stato già indagato e arrestato nel 2013, ma evidentemente ha reiterato commettendo altri illeciti di questo tipo. Gli altri due giudici sono Onofrio D’Onghia e Salvatore Castello. In manette sono finiti anche Giuseppe Natola, avvocato e  i commercialisti Rossella Paoletti, Salvatore Buellis,  Daniele Campanili e Sandro Magistri,  oltre ad alcuni ex dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, Tommaso Fuggetti e Franco Iannella, quest’ultimo finanziere. L’Agenzia delle Entrate precisa comunque, che le persone coinvolte, a tutti i livelli, non sono dipendenti e non svolgono attualmente attività per conto dell’Agenzia.

Agli arresti domiciliari sono stati destinati diversi commercialisti; le ordinanze sono state emesse dal gip Simonetta D’Alessandro, su ordine dei pm Giuseppe Diodato e Stefano Rocco Fava.

Nel versante di questa maxi inchiesta, siamo solo agli esordi, secondo gli inquirenti è stato sollevato solo qualche velo, la vicenda della Tangentopoli tributaria sembra destinata ad andare ben oltre, vi sono troppi riscontri sulle mazzette versate, e forse non basterà l’anno in corso per la conclusione della vicenda.
(Virginia Murru)

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