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Sul palco del “Valli” a Barcellona Pozzo di Gotto “Il tormento di Penelope” e “La collera di Odisseo”

Barcellona Pozzo di Gotto. Venerdì, 15 febbraio. andrà in scena sul palcoscenico del Liceo Classico “Luigi Valli” di Barcellona Pozzo di Gotto un evento che, certamente, gli studenti apprezzeranno ed avranno modo di fare un tuffo nel mito di cui Omero resta il creatore intramontabile.

Si tratta di due monologhi “Il tormento di Penelope” e “La collera di Odisseo”. Dei due monologhi, il primo, sarà interpretato dalla talentuosa Rosemary Calderone, attrice di cinema e teatro che ho avuto il piacere di conoscere un paio di anni fa in occasione della messa in scena dell’opera teatrale “Il Gladiatore” di Salvatore Cilona, in cui interpretavo la parte dell’imperatore Marco Aurelio e lei la parte di Augusta Lucilla, la figlia; il secondo monologo sarà interpretato da me personalmente. Per la  musica mi avvalgo di quella che risulta essere un’esperta di musica arcaica ovvero Laura Paone, docente di flauto al conservatorio musicale Arcangelo Corelli di Messina che già, l’estate scorsa, ha avuto modo di eseguire magistralmente il commento musicale per la messa in scena della prima dello stesso monologo “Il tormento di Penelope”.

Questi due monologhi hanno una storia particolare che vale la pena accennare, anche per rendere omaggio alla verità, e la verità è che se non avessi conosciuto Rosemary Calderone non li avrei potuto scrivere: una sera, dopo una sua esibizione mi ha confessato che fin da quando era bambina ha desiderato impersonare Penelope, il  mitico personaggio moglie di Odisseo e, senza tanti preamboli, sapendo che avevo pubblicato un poema intitolato proprio Penelope, mi chiese se le potessi scrivere un monologo. Poco tempo dopo ho esaudito il suo desiderio e lei, per ricambiare la gentilezza ha voluto, per la prima volta, esibirsi per dedicarlo a mia moglie ed a me in occasione della ricorrenza dei nostri quaranta anni di  matrimonio. È inutile dire che, grazie alla sua bravura, è stato un successo, e non poteva essere diversamente essendo stata, Rosemary, allieva di quel mostro sacro che è Giancarlo Giannini.

Quasi subito dopo ho avuto l’idea di scrivere un altro monologo “La collera di Odisseo” che può essere identificato come la continuazione del primo. Una felice combinazione di due testi che mi avrebbe fatto piacere dedicare agli studenti del Liceo Classico. così dopo che ho avuto modo di parlare con la dott.ssa Domenica Pipitò, dirigente del plesso liceale di Barcellona Pozzo di Gotto, la quale, attratta com’è dagli eventi culturali di un certo rilievo, trovando interessanti i testi, ha pensato di indire una mattinata teatrale per gli studenti.

“Il tormento di Penelope” è quello che si potrebbe definire un lamento, una straziante preghiera rivolta alla dea Atena, in una notte insonne, tramite cui appare evidente sullo sfondo il dramma della guerra di Troia dalla quale, dopo venti anni, l’eroe  Odisseo non ha ancora fatto ritorno quando, intanto il suo palazzo è invaso dai principi proci che insidiano Penelope per estorcerle la promessa di matrimonio. Nelle parole della protagonista c’è tutto il dramma di una moglie indifesa in attesa dello sposo, c’è la grave preoccupazione per il figlio Telemaco esposto al pericolo di essere assassinato dai pretendenti proci, ma c’è anche il peso della solitudine di una donna  che si crede ormai abbandonata persino dagli dèi, ma che non ha perso la certezza che il marito ritornerà, farà giustizia ed “emetterà terribile sentenza”.

“La collera di Odisseo” è manifestata nel discorso che l’eroe fa ai parenti ed amici dei proci che lui è stato costretto ad uccidere a conclusione del suo sofferto viaggio, a quei forsennati che, guidati da Eupite, il padre di Antinoo, si erano recati presso il palazzo di Odisseo per ottenere vendetta, ma sono stati fermati dall’intervento di Atena che ha messo fine ai tafferugli dopo la morte dello stesso Eupite ucciso dalla lancia di Laerte che era stato provocato. Il discorso di Odisseo è tutto un severo rimprovero: “Voi volevate vendicare i persecutori di mia moglie, di mio figlio, di mio padre, i prepotenti che, per anni, hanno invaso la mia casa!

Ma dov’eravate voi quando costoro avevano fatto della casa del re di Itaca una spelonca per le loro oscene esibizioni contro una regina indifesa?

Con quale coscienza avete pensato di giungere qui dove chiunque, al posto mio, avrebbe agito come io ho agito?

E loro? I colpevoli di oltraggio, di costrizione, di ricatto e di violenza fisica e morale

come si sono comportati quando, a sorpresa, si sono resi conto di trovarsi al cospetto di  Odisseo, del re di Itaca?

Hanno semplicemente tentato di sopraffarmi, di uccidermi! Dove eravate voi quando avreste dovuto frenare i loro volgari istinti di prepotenti arroganti?

Certamente voi conoscevate le loro intenzioni!

Sapevate quali erano le loro malsane pretese!

Sapevate che la donna che andavano ad insidiare era, com’è, la moglie di Odisseo, la moglie del re di Itaca che avrebbe potuto fare ritorno da un momento all’altro!

Voi, come loro stessi, siete responsabili di quanto è accaduto!

La morte dei vostri congiunti, dei vostri amici deve pesare sulle vostre coscienze per il tempo che vi rimane da vivere!”

Due monologhi nati certamente dalla passione che nasce dall’amore per i classici, ma per Omero in particolar modo, senza il quale non avremmo potuto avere Virgilio, Dante e tanti altri autori di poemi e romanzi che si sono occupati del mito e di Ulisse in particolar modo.

Nella foto l’attrice Rosemary Calderone, la musicista Laura Paone con Giuseppe Messina.
(Giuseppe Messina)



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