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Successo del convegno dedicato a Galileo Galilei dalla Fondazione per la Cultura–Taranto

Taranto. Il progresso, dal ‘600 ad oggi, lo dobbiamo a Galileo, perché la cosa più grande che ci ha lasciato è il metodo. E’ questo, in estrema sintesi, il punto d’arrivo del convegno dedicato al grande pisano dalla Fondazione per la Cultura–Taranto ma, al tempo stesso, è il motore che ha dato la spinta a realizzare la serie d’incontri. Rimettersi sulla strada di Galileo aveva sì come pretesto i 450 anni dalla nascita; ma non poteva non avere un senso più alto che si trova in questa “cultura nuova”, ovvero nel metodo scientifico del cercare, trovare, verificare. Sono stati tre giornate intense quelle realizzate dai soci della Fondazione per la Cultura – Taranto intorno al loro presidente, il dott. Nicola Baldi, già primario cardiologo del “SS. Annunziata”, quindi per definizione uomo di scienza.

Dopo l’incontro all’Istituto Pitagora del 28 novembre (con Baldi c’era il prof. Salvatore Aloisio) dedicato alla proiezione del film di Liliana Cavani “Galileo”, tratto dal dramma di Bertolt Brecht e alla recita – da parte di studenti – di alcuni brani in lingua originale (tedesco); martedì 2 dicembre, dagli studi televisivi di Studio 100, si era svolta una diretta composta da riflessioni, documenti e filmati sull’argomenti. Giovedì 4, infine, la prevista intera giornata clou nei locali dell’ex Convento San Francesco in collaborazione con il Polo Universitario Jonico. In apertura, dopo l’intervento di saluto del presidente della Fondazione, Nicola Baldi, ha preso la parola il prorettore dell’Università, prof. Riccardo Pagano che ha introdotto l’argomento ricordando il parallelo tra il sistema scientifico inaugurato da Galileo Galilei e la moderna costante ricerca universitaria. Una folla davvero straripante di studenti e insegnanti ha costretto gli organizzatori a spostare i lavori dall’ex chiesa di San Francesco alla più grande aula magna. Ma prima, in religioso silenzio, i presenti hanno goduto un concerto davvero raro. Per un programma impostato dal m° Deborah Tarantini, Il m° Giuseppina Giannascoli al clavicembalo ha accompagnato il sopranista Vincenzo Franchini in musiche barocche del ‘600. Uno degli interventi, insieme a quello successivo della pittura di Caravaggio, per inquadrare meglio il meraviglioso XVII secolo.

Successivamente, come accennato, i molti partecipanti si sono spostati in aula magna per assistere alla proiezione del film della Cavani. Al termine, il presidente Baldi – col prof. Piccolino – ha raccolto e dato risposte alle domande di alcuni studenti. La ripresa pomeridiana dei lavori è stata affidata  all’ing. Antonio Tagliente che ha parlato sul tema “Galileo nella ragnatela di Aristotele”. <Noi moderni siamo così abituati al progresso che non comprendiamo le difficoltà dei pionieri di un nuovo pensiero>. In effetti, la vita piena d’inciampi dello scienziato rinascimentale appare oggi quasi irreale. L’ing. Tagliente ha poi sintetizzato il metodo applicato da Galileo alle sue ricerche: dal ragionamento ipotetico-deduttivo, alla verifica sperimentale.

L’altro spaccato sul ‘600 è stato affidato al prof. Antonio Rolla, pittore e docente, che ha illustrato la vita disordinata di Caravaggio nella misera Roma del secolo, unita alla straordinaria tecnica pittorica che segna una svolta davvero rivoluzionaria. <Caravaggio – ha detto Rolla – anticipa di secoli la pittura moderna>. Quindi ha accennato ad alcune recenti polemiche su presunte tecniche usate dall’artista, ma il relatore le ha liquidate come infondate.

Dulcis in fundo, il più grande esperto italiano di Galileo, il prof.  Marco Piccolino, che ha scelto il tema “La visione, i sensi, la conoscenza: un’altra rivoluzione “copernicana” nell’opera di Galilei”. L’illustre relatore, dopo una  veloce panoramica sulle conoscenze del Nostro, ha enunciato il principio galileiano secondo il quale <Ciò che è grandezza, peso, movimento di un oggetto è vero; ma colore, odore, suono sono soggettivi e dunque non veri>. Piccolino ha fornito alcuni esempi tra cui quello dell’albero che cade in una foresta: se intorno non c’è nessuno, non si può dire che produca suoni. Secondo il grande pisano, inoltre, la natura viene conosciuta con le leggi fisiche e con la matematica; e ciò che viene conosciuto oggi (con la ricerca) esisteva anche prima ma era sconosciuto per l’arretratezza dell’uomo. Argomento, quest’ultimo, che Galileo usò per vincere la resistenza di chi si aggrappava alla cultura precedente. Al termine dei lavori, il presidente della Fondazione, Baldi, e il vicepresidente Piero Massafra hanno consegnato ai relatori alcuni libri; e il prof. Rolla ha donato al prof. Piccolino una propria cartella di serigrafie.

Nelle foto: i protagonisti (da sinistra) Antonio Tagliente, Nicola Baldi, Antonio Rolla, Piero Massafra, Marco Piccolino; gli artisti: clavicembalista M° Giuseppina Giannascoli e sopranista Vincenzo  Franchini
(Antonio Biella)


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