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Successo a Taranto della mostra “Rami in fiore” dell’artista Daniela Galeone. Presentazione critica della scrittrice massafrese Antonietta Benagiano

Taranto. Presso la Galleria-Bar “La Veneziana” (Viale Virgilio, 63) si può visitare fino al 30 settembre la Mostra “Rami in fiore” della nota artista tarantina Daniela Galeone. Si è inaugurata il 1° settembre con la presentazione critica della scrittrice prof.ssa Antonietta Benagiano.

Dopo il cordiale saluto e un sentito grazie all’artista, alla Galleria-Bar e ai presenti, il critico ha offerto brevi note su Daniela Galeone: laureata al D.A.M.S. di Bologna, già ricercatrice all’Università di Chieti e collaboratrice alla rivista Itinerari, nonché autrice del Saggio “Vittorio Pica e Giuseppe De Nittis”, apprezzato dal prof. Nicola D’Antuono dell’Ateneo di Chieti anche perché viene posto in rilievo l’intreccio tra impressionismo e giapponesismo.

La Benagiano ha dell’artista evidenziato la passione per la pittura da anni remoti, la predilezione per una joie des yeux del fiore velata, però, dalla problematicità del vivere. Ha posto in rilievo che i fiori su rami talora dai forti stacchi cromatici, consistenti, nodosi e contorti simbolicamente appaiono una possibilità di bellezza nel problematico percorso dell’esistenza, richiamando Baudelaire, taluni versi della poesia “Correspondences”. Ha ricordato il fiore come rappresentazione simbolica, dagli egizi all’età classica, medievale, umanistico-rinascimentale sino al Seicento e ai secoli successivi, puntualizzando che Daniela Galeone ha dapprima volto la sua attenzione agli impressionisti prediligendoli nell’avvertimento di affinità, ma ha poi impresso al segno pittorico una espressione sua, particolare, che non disdegna l’informale, anzi in esso trova la motivazione della contemporaneità dell’arte, del proprio sentire. Ha, fra l’altro, richiamato anche la rivoluzione degli impressionisti nell’arte pittorica con la visione magica del reale che traevano anche da quel giapponesiismo rifluito in Occidente, lontano dalla visione scientifica, dal produttivismo e dal mercantilismo dell’arte. Ha ricordato  anche il fascino degli ukiyo-e presso gli artisti occidentali che ambivano a staccarsi dal mondo industrializzato e di affarismo crescente, e inoltre la lettera di Van Gogh del 1888 al fratello Theo in cui afferma il ritorno alla natura con l’arte giapponese, e l’opera “Ukiyo monogatari” di Asai Ryoi, esaltazione della bellezza della natura.

La Benagiano ha poi rilevato che nelle opere di Daniela Galeone con tematica il fiore c’è una bellezza diversa, non scaturita dallo straniamento dalla realtà per la semplice gioia degli occhi poiché la reale bellezza del fiore appare caricarsi talora di una problematica simbologia esistenziale, cui contribuiscono i cromatismi, l’accensione che sembra spegnersi nella degradazione e nelle mescolanze dei colori di una indubbia particolarità. Al termine della inaugurazione lunghi applausi con brindisi e prelibatezze.

Nella foto un momento dell’inaugurazione. Da sinistra Daniela Galeone e Antonietta Benagiano. 
(N.B.)

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