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Sua entità, il virus

Il nuovo anno è appena iniziato, e fra drammi di ogni genere, ovunque si volga lo sguardo nel mondo, è meglio non dimenticarsi di sorridere. Questo articolo, che ironicamente traccia il profilo del più piccolo dei microrganismi, ossia il virus, compie un ‘viaggio’ nel mondo della Microbiologia, descrivendo ‘le prodezze’ di questa invisibile ‘entità’ biologica, della quale ancora oggi, nonostante i grandi progressi della Scienza, non si riesce ad avere ragione.

Siamo anche in periodo di attacco influenzale, per cui questo agente patogeno è protagonista dei nostri inverni, che ci piaccia o no. Sarà anche una sorta di Attila per il nostro organismo, a dispetto delle sue dimensioni, davvero piccolissime, ma forse proprio per questo il virus catalizza l’attenzione di tutti, non solo di eserciti di scienziati, che non hanno ancora trovato un rimedio davvero efficace per proteggere la salute umana. Ed ecco dunque il viaggio di questo essere elementare, acellulare, che sa beffarsi dell’organismo umano, nonostante le sue misure…

Il privilegio di viaggiare a mille miglia dentro un organismo umano…

E’ noto che gli ‘umani’ mi chiamano ‘virus’, ma  poi loro aggiungono ‘microrganismo’, per vendetta, credo, dato che non sono mai stato amato e apprezzato come meriterei; e sono piccolo, lo so, ma c’era bisogno di misurarmi in nanometri? Che umiliazione.. Si mette perfino in dubbio il fatto che io sia un essere vivente: no, non lo accetto, con tutto il caos di cui sono capace? Non può essere. Ma tant’è: la natura con me non è stata  generosa. Comunque, viaggiare in incognito, tra autostrade ematiche e dorsali biologiche, che presentano panorami unici e attrattive paesaggistiche suggestive, credetemi, è un privilegio, e sono perfino felice del mio stato, vivere una vita da virus penso sia il massimo che mi potesse capitare. E’ così e basta, essere  invisibile agli occhi degli esseri umani in definitiva è un vantaggio, visto il destino da perseguitato che mi ritrovo, meglio sorvolare sull’argomento..

E sono bello e forte, checché se ne dica, i miei ‘tratti’ somatici sono diversi, dipende.. a volte sembro pieno di aculei, altre assumo le sembianze di una navicella spaziale, forse per questo mi trattano da alieno, non me ne curo poi tanto.. Piuttosto, quando cerco la dimora giusta, evito di entrare in una ‘catapecchia’, faccio in modo  d’essere ospitato in un organismo che può offrirmi un trattamento da ospite d’eccezione, degno di un hotel a 4 stelle.

Sono forte, dicevo, a dispetto delle mie dimensioni, e a volte, senza volere, combino certi casini all’interno di un organismo.. ma non lo faccio di proposito, questo è certo, devo pure difendermi dalle cannonate che mi sparano addosso.. Ho imparato, col tempo, ad affinare le armi e ad adottare strategie tutte mie, sono costretto in qualche modo alla metamorfosi, a mascherarmi, altrimenti, come faccio a sopravvivere? La mia ‘intelligenza’ è qualcosa che non mi compete, ma so che la mia reazione dipende dal fatto che gli umani seminano le mie ‘strade’ di ‘mine’, che mi esploderebbero contro se non cambiassi i connotati. Sono invisibile, certo, piccolissimo, un essere acellulare (lo dico a denti stretti..), ma così forte da riuscire, qualche volta, a combinare davvero disastri. E’ la sfida tra Davide e Golia, più o meno l’allegoria è questa, anche se sul piano etico, non risulto molto vincente; va bene, sorvoliamo, non so chi sia la coscienza e non lo voglio sapere.

Devo dire che prima d’intraprendere un viaggio, non sempre passo facilmente inosservato; in fase di partenza i controlli ‘immunitari’ sono in genere piuttosto severi, a volte esibire un ‘documento d’identità’ equivale ad essere rifiutati e cacciati senza pietà né un minimo di cortesia, come fossi il peggiore dei criminali.. Questo proprio non lo capirò mai, se madre natura ha previsto la mia esistenza nell’eden della creazione, una ragione ci sarà. E’ meglio non porsi tante domande, e io del resto vado imperterrito per le mie strade. Cerco di non farmi notare, sorveglio le porte vulnerabili dell’organismo che mi accingo a visitare, e la faccio in barba alle sentinelle del sistema immunitario, solitamente armate fino ai denti, e pronte a darmi il ben servito, qualora mi riconoscessero. Io per loro sono un ‘agente patogeno’; questi esseri umani sono proprio i più eccentrici dell’universo, complicano anche le realtà più semplici. Il mio nome deriva dal latino, se lo sono inventato questi sapientoni, e significa veleno, lo so che mi odiano da sempre, e temo che non siano i soli..

Purtroppo ho bisogno di loro per sopravvivere, come di altri organismi complessi, per replicare la mia esistenza e andare avanti, bisogna pure sbarcare il lunario. Questi umani sostengono che sia poco meno di un parassita, e offendono senza ritegno; dicono perfino che sia un sempliciotto, e abbia necessità del metabolismo cellulare di un altro organismo superiore, perché non ho una struttura biochimica perfetta per la biosintesi, dunque non potrei replicarmi. Ora,  questo sarà anche vero, in effetti ho solo un nucleo e un rivestimento esterno proteico, ma loro dimenticano che il mio viaggio è stato piuttosto lungo, che sono implicato nella genesi della vita nel pianeta, e non mi si può trattare come un delinquente che può anche fare fuori la gente con cinismo, quando le cose si mettono male.  Insomma, occorre perseveranza nel giudizio. Ma torniamo a noi, non è così semplice eludere la sorveglianza del sistema immunitario, e delle ‘sentinelle’ di cui vi accennavo poc’anzi. Ce ne vogliono di strategie e ardimento, per sbaragliare queste difese e banchettare indisturbati all’interno di una cellula, utilizzando i suoi arredi interni, enzimi e organelli,  costringendola, attraverso il limitato materiale genetico di cui sono dotato, a replicare tanti e tanti altri ‘individui’ perfettamente simili a me. La strada è lunga, piena di pericoli, erte, trappole.

Ieri, per esempio, avevo già trovato spazio nelle prime vie respiratorie di un umano, quando questi ha cominciato a starnutire, e non la finiva più. Sembrava un terremoto dell’ottavo grado della scala Richter. Mi ha scaraventato nell’aria con una tale violenza.. ero anche in buona compagnia, tra l’altro, e ce l’avremmo fatta benissimo a sbaragliare ogni difesa, ma questo non trova altro da fare che starnutire! Ve lo dicevo io che non è semplice come una passeggiata.. Prediligo gli organismi umani, certi amici miei invece mammiferi di specie diverse, e altre mie conoscenze  sono affezionati al regno vegetale, mah.. E infine ho tanti amici proprio buonissimi, innocui, che non hanno alcun potere patogeno, li faranno santi prima o poi. Per millenni e millenni sono riuscito a farmi gli affari miei senza essere disturbato, poi, come al solito, arrivano questi esseri umani con la smania compulsiva di sapere e scoprire, anche quello che non è visibile. E inventano il microscopio elettronico.. ehh, quello ottico non bastava, dato che li ha aiutati a sterminare intere legioni di batteri, io per essere scovato avevo necessità di strumenti finissimi e potenti. E così, se fino a un secolo fa passavo ovunque indisturbato, da quando è stato scoperto il metodo per ingrandire in modo esponenziale, ecco la fregatura, non posso più nascondermi. Ma il danno per me è relativo, perché non sono un ‘essere’ arrendevole. Quante storie poi per una banale influenza, mi trattano da mostro, parlano di ceppi endemici virulenti.. di tutto pur di farmi fuori s’inventano.

E allora raccontiamolo il mio viaggio speciale, avventuroso e pieno di meraviglie. Certo.. meraviglie, quello che so fare io non è uno scherzo. So fare cose incredibili col mio acido nucleico e l’’aiuto’ della cellula che mi ospita; non volentieri, devo dire. E poi tutto questo chiasso intorno a me, interi battaglioni di scienziati e gente in camice bianco, quante attenzioni mi riservano, non resta che convincersi che sono affascinante, un portento della natura.

Prima di tutto, comunque, devo ammettere che sono di origini modeste, e pertanto avendo una struttura elementare, sono forzato ad un destino ‘endocellulare’. Quando mi muovo in incognito, e mi trovo fuori dalla cellula, sede privilegiata, in uno stato extra-cellulare, dunque, mi chiamo virione, solo quando arrivo al traguardo, e comincio la mia attività di replicazione endocellulare, mi si può chiamare virus, che bel nome..

Dopo avere attraversato indenne le varie frontiere e i controlli di un organismo,  e assistito da vicino a certi spettacoli stupefacenti della vita, attraversando anche ‘fiumi e canali’ di colori vari, arrivo trafelato alla meta, ed eccolo il mio bersaglio: una cellula bella e prosperosa.. E’ da sposare, credetemi, è irresistibile. Ho un abito resistente, niente male, che mi aiuta a preservare il ‘core’, il materiale genetico che mi porto dietro, così eccomi qui, mi sembra d’essere stato catapultato da un paracadute, davanti a questo ben di Dio.. Fisso la mia ancora attraverso il capside, il mio abito esterno, sui recettori della membrana plasmatica della cellula, e il gioco è fatto, che le piaccia o no alla signora cellula, questo matrimonio ‘s’à da fare’..

Si chiama ‘pinocitosi’, la fase in cui  la cellula decide d’inglobarmi attraverso la sua membrana, e ‘lei’ è troppo ingenua, non sa cosa l’aspetta. Quando all’improvviso abbandono l’abito da cerimonia, ossia il capside, per liberare il mio acido nucleico, DNA o RNA, dipende.. i miei sogni si realizzano in pieno. Questo era il mio fine, abitare in tale sontuosa dimora, e utilizzarne gli arredi, per replicare altri virioni e liberarli nell’organismo ospite.. Alla fine, posso anche concludere che la missione è compiuta, non mi volto indietro, a vedere il volto della signora cellula, sedotta e abbandonata, anzi, lei mi urla contro che è stata violentata e.. oddio, credo pure, ma senza volerlo, di averla fatta fuori! O forse no, magari si salva,  in fondo non sono cose che mi riguardano.

Intanto il viaggio dei nuovi amici, che in qualche modo ho contribuito a clonare, è già cominciato, e qui vorrei fermarmi, perché, credetemi, lo scenario non è dei più edificanti, ma non è mica colpa mia se la sorte mi ha obbligato a questo ruolo.. A parer mio c’è da esserne fieri, così piccolo, ma tanto forte da abbattere roccaforti, vi sembra roba da poco? Lo so bene che il parere degli esseri che si sentono aggrediti, è di ben altro tenore, e le guerre contro di me sono sempre più sofisticate, e allora non stupitevi se devo difendermi..

Eppure mi usano per ogni sorta d’esperimenti e ricerche.             Quei diavoli in camice bianco, per esempio, mi hanno usato come un Caronte per trasportare l’Ngf ( nerve grouth factor), sì.. il fattore di crescita nervoso, inventato da una tale cocciuta neurologa di nome Levi Montalcini. Secondo gli scienziati, per curare l’Alzheimer era necessario utilizzare un virus come vettore, e imbarcare all’interno il fattore di crescita nervoso, direttamente nell’area cerebrale danneggiata, e pare abbia dato anche ottimi risultati. E poi.. dopo tutti questi servigi.. subisco assalti continui, e persecuzioni, e perdite notevoli.. Ma  sono irriducibile,  come la Fenice, so rialzarmi e combattere; alla fine, poi, chi vincerà? Non sono molto ottimista, credetemi, con questi esseri umani bisogna dormire sempre con un occhio aperto.
(Virginia Murru)

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