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Sky. Pugno di ferro sugli esuberi: “non sono oggetto di trattativa”

Sky esclude il dialogo sulla questione degli esuberi, la pay-tv intende condurre il confronto con le parti sociali, fissando pesanti limiti sulla trattativa. Ritiene ‘insuperabili’ le distanze, e dunque un accordo su questo importantissimo aspetto della vertenza. I vertici dell’azienda si sono irrigiditi, e la loro intransigenza traspare con la risolutezza di chi sa di avere in mano tutta l’egemonia della forza contrattuale. Basta leggere del resto il comunicato che è stato inviato il 7 marzo ai sindacati:

“Il numero degli esuberi non è una variabile utilizzabile come elemento di scambio su un tavolo di trattativa. Il nostro piano è volto ad un recupero di efficienza definito tecnicamente e nel dettaglio, e non derivato da dinamiche di natura negoziale.”

Una doccia fredda per i sindacati, che dopo i lunghi mesi di confronto, speravano di venire a capo degli aspetti più ingarbugliati della vertenza.  Sky non intende nemmeno rendere più agevole il passo verso un accordo sulla redazione di Roma, che vuole smantellare per ragioni di ‘innovazione tecnologica’. Per questo, la presenza nella capitale, è ritenuta ‘insostenibile’, mentre Milano assicurerebbe spazi e assetti infrastrutturali all’avanguardia per l’attività della pay-tv.

E’ chiaro che i sindacati, se prima erano inflessibili sulle scelte dell’azienda concernenti gli esuberi, e il trasferimento della sede romana a Milano, ora, pur privilegiando sempre la via del confronto, dichiarano che una simile riorganizzazione dell’azienda, che non tenga in minimo conto la stabilità del lavoro, è inaccettabile. In un comunicato Unitario della delegazione sindacale Sky, infatti si legge:

“La Delegazione Sindacale, Segreterie Nazionali, Territoriali e Rsu del gruppo Sky, ritiene necessario riavviare il confronto sulla riorganizzazione annunciata da Sky partendo dalla preventiva necessaria illustrazione di un Piano Industriale, nel quale sia definito il futuro di tutti e tre i siti, gli investimenti e le scelte sull’assetto industriale. “

Un modo inequivocabile, per le sigle sindacali, di puntualizzare la loro posizione;  non intendono sottostare alle decisioni unilaterali prese dalla pay-tv, e non sembrano neanche disposti ad accontentarsi delle briciole cadute sotto il tavolo della trattativa. Nel comunicato trasmesso all’azienda, i sindacati rimarcano la mancanza di flessibilità, e l’impossibilità, per i lavoratori che rappresentano, di accettare decisioni che escludano in maniera autoritaria il loro assenso, e dunque i loro diritti:

“La delegazione sindacale tutta  ribadisce che la proposta aziendale di esuberi e trasferimenti massivi verso Milano non è condivisibile, così come si ritiene un atto grave procedere al depauperamento del polo dell’informazione sul territorio romano.
Allo stesso modo è inaccettabile il trasferimento della “Control Room” dal territorio Cagliaritano verso Milano. Ovviamente consideriamo di fondamentale importanza conoscere le future dinamiche industriali, in una ottica più generale di SKY Europa. Consapevoli degli investimenti fatti in questi ultimi anni nella sede di Santa Giulia a Milano, riteniamo tuttavia che la continua evoluzione tecnologica nel “sistema TV” obblighi le parti ad analizzare nel dettaglio i progetti futuri di SKY nel suo complesso.”

Nonostante la netta presa di posizione delle sigle sindacali, non c’è tanto ottimismo circa la possibilità che ai vertici della pay-tv satellitare vi sia un ripensamento. Dal confronto è possibile che si passi allo scontro, i margini per il dialogo sembra  si siano a questo punto ridotti drasticamente.

Neppure la lettera inviata il 23 febbraio scorso da Susanna Camusso al Presidente del Consiglio Gentiloni, ha avuto riflessi positivi, le carte in tavola non sono state cambiate, e si procede tra uno scoglio e l’altro, senza neanche un compromesso. Il Segretario della Cgil auspicava nella lettera  un incontro delle parti sociali a Palazzo Chigi “per affrontare questa vertenza, che è indubbiamente anomala, ma non per questo meno rilevante.”

E puntualizzava ancora:

“L’azienda ha comunicato la volontà di trasferire a Milano parte del personale, e dichiara lavoratori e lavoratrici in esubero.
Siamo di fronte ad un’azienda in sviluppo, con alti profitti, fuori da qualunque profilo di crisi.
Siamo di fronte ad un’azienda che non ha aperto nessuna procedura e che, allo Stato, non fornisce motivazioni apprezzabili delle sue scelte”.

Dichiarazioni che, si direbbe, anziché suscitare riflessioni tra i dirigenti Sky, abbiano provocato ulteriore resistenza e determinazione a perseguire i propri interessi, ignorando le istanze dei lavoratori. A fianco dei giornalisti della pay-tv, sono scesi in campo alcune settimane fa, anche i colleghi della Rai e  Mediaset, i quali hanno espresso solidarietà verso le loro rivendicazioni attraverso comunicati nei Tg e Gr.

Sul piede di guerra anche i lavoratori sardi di Sky. Si tratta dei mille dipendenti del Call Center di Sestu, grosso centro a pochi km da Cagliari.

“È urgente un intervento delle istituzioni regionali sul call center che impiega a Sestu quasi mille lavoratori e rischia di essere travolto da scelte aziendali del tutto irresponsabili” – ha sostenuto il segretario provinciale Slc-Cgil Antonello Marongiu, in occasione della sua audizione al Consiglio regionale, in Commissione Cultura.

“Chiediamo all’azienda di sedersi a un tavolo con Regione e sindacati per chiarire il suo reale disegno industriale”.

Anche il consigliere regionale Michele Cossa esprime le sue perplessità e preoccupazioni:

“La poca chiarezza sui destini del Contact Center Sky di Sestu, preoccupa enormemente. L’azienda tace sui suoi piani futuri e la Regione, malgrado le numerose voci di allarme di queste settimane, resta inerte. Un eventuale disinvestimento di Sky in Sardegna, per l’Isola, sarebbe una catastrofe”.

Smantellare una realtà produttiva che ha sempre espresso competenza e garanzia di professionalità, non è sensato per nessuno, e la rivolta dei lavoratori sardi  è pertanto l’unico modo per esprimere dissenso. Sottolinea al riguardo Michele Cossa:

“La Regione deve mettere in campo azioni concrete per scongiurare la chiusura di una infrastruttura dotata di personale altamente professionalizzato, uno dei più importanti centri di assistenza telefonica d’Europa. Il sospetto è che ci si trovi dinnanzi all’ennesima delocalizzazione nell’Est (Europa) di una importante realtà economica operante in Italia”.

Sky dovrebbe prendere atto della tensione sociale scatenata da un piano di riorganizzazione aziendale rigido e autoritario, nel quale sono previste scelte che non hanno corrispondenza con il reale stato economico, che risulta florido, e in definitiva l’impressione è che si tratti di una prova di forza fine a se stessa. Non ha senso discutere d’innovazione e ‘regole obsolete’, come spesso ultimamente l’azienda ha giustificato tramite l’Ad, poiché si tratta di espedienti dietro i quali c’è la difesa degli interessi, qualunque sia il costo che i lavoratori dovranno pagare.

Sia la Finsi che l’Usigrai, hanno espresso solidarietà nei confronti dei giornalisti e operatori della pay tv, sin dalle prime turbolenze riguardanti esuberi e trasferimenti, condannando apertamente l’operato dell’azienda. In questo comunicato, diffuso poco tempo fa,  è evidente la solidarietà, che va oltre gli steccati della concorrenza:

“Si tratta di una iniziativa inedita,  che abbiamo ritenuto di dover intraprendere perché di fronte alla difesa dei posti di lavoro non esistono e non possono esistere “gelosie” aziendali. Anche perché quando si indebolisce una voce dell’informazione, si indebolisce tutta l’informazione nazionale, e quindi diventiamo tutti un po’ più poveri”-
(Virginia Murru)



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