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L’India misteriosa nel nuovo libro di Zahoor Ahmad Zargar e Renata Rusca Zargar

Oggi molte persone hanno viaggiato e conoscono un po’ il mondo. Spesso, però, anche chi viaggia non parte all’avventura da solo, si serve di viaggi organizzati e, quindi, non entra davvero nella realtà del paese che visita. Rimane abbagliato dalle bellezze naturali o architettoniche, dai monumenti e dai cibi differenti ma, di solito, non ha contatti, se non fugaci, con la popolazione locale. Nel libro “Le mie lettere nel tuo ricordo sono diventate racconti” di Zahoor Ahmad Zargar e Renata Rusca Zargar, si parla dell’India, un Continente misterioso e affascinante nell’immaginario occidentale. Chi ha scelto di fare un percorso in quell’enorme contenitore di popoli, usanze, tradizioni, si è sentito chiedere dai familiari se non avesse paura di andare in mezzo alle tigri o ai serpenti. Fantasie di chi, appunto, non sa che nelle città indiane da 15 milioni di abitanti non ci sono certo animali liberi. Oppure, si è sentito dire che fosse meglio non andare per non vedere l’enorme e spaventosa povertà di una grande quantità di persone, dimenticando che il turismo ricco (e noi lo siamo) può, invece, aiutare quel paese. Infatti, si spende denaro pregiato, oppure si può acquistare qualcosa, non solo nei magnifici negozi, ma anche da chi ha meno perché offre i suoi prodotti sulla strada, qualche volta senza neppure una bancarella, direttamente in mano. Non sono, queste ultime, persone che si affidano all’elemosina ma individui che lavorano dignitosamente, anche perché con una popolazione enormemente numerosa, si possono trovare tanti clienti.

Leggere questo libro composto di lettere di un ragazzo giovanissimo degli anni ‘70, aiuta a conoscere un universo parecchio diverso dal nostro: generale, del Paese, e individuale. Ecco, dunque, i sogni di Nazir, le sue speranze, i suoi fallimenti, le avventure anche divertenti quando lui stesso si trova, per la prima volta, a contatto con i cobra che non aveva mai visto, o quando prova, per la prima volta, ad andare al cinema di nascosto dai suoi parenti.

Il confronto è con il mondo occidentale, qualche volta ricco e viziato, persino prepotente.

Personaggi normali, dunque, realistici, in questo testo epistolare, semplici e naturali come sono le persone comuni di ogni paese, che provano a scoprire se stessi con sincerità, senza voler mai apparire diversi, nel bene e nel male.


Dalla sinossi:

“Ogni tanto una mia zia viene presa di ginn [demonio nda], lei comincia parlare in voce forte maschile e tante volte grida o da ordini strani o tante volte fa tremare tutto il corpo, faccia diventa rossa e sembra che il fuoco scende dai suoi occhi.”

“Io sono finito sotto una specie di piattaforma, cercavo di uscire ma sempre prendevo una zuccata alla testa. Con l’agitazione e la paura ho perso fiducia e pensavo alla morte e l’acqua cominciava a entrare nei miei polmoni. All’improvviso sento una mano che ha aggrappato i miei capelli e mi trascinava fuori.”

“vedo che un grande serpente lungo più di due metri camminava a fianco a me, non riuscivo a capire cosa dovevo fare, il mio corpo tremava, ma i miei piedi non hanno smesso di camminare, nel mio cuore uscivano suppliche”

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