Genova. Il Galliera chiude la porta ai clochard: “Non si risolve portandoli in ospedale”

Scritto da Redazione Il 17 aprile 2018 @ 10:01 Nella categoria GENOVA,POLITICA

Genova. Noi curiamo tutti, ma non siamo un servizio sociale”. Dopo le polemiche degli ultimi giorni, con l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino finito nella bufera, è lo stesso Paolo Cremonesi, primario del pronto soccorso del Galliera, a chiudere le porte dell’ospedale ai clochard. E aggiunge: “Siamo già oberati, non possiamo farci carico dei problemi sociali che vanno gestiti dagli enti competenti”. Il caso risale a una settimana fa: i commercianti di via XII Ottobre chiamano la municipale perché due senzatetto, a loro dire ubriachi, disturbano i passanti. Gli agenti avvertono il 118 e l’ambulanza, col consenso degli interessati, li porta al pronto soccorso. Al triage viene assegnato un codice verde: nessuna gravità.

“La diagnosi lasciatela fare ai medici, le persone senza problemi sanitari devono essere accolte in altri ambienti, non qui – ripete Cremonesi, impegnato anche con l’associazione San Marcellino come medico di strada -. Se c’è una persona che ha abusato di bevande alcoliche siamo a disposizione, in rarissimi casi può essere disposto il trattamento sanitario obbligatorio. Ma portare al pronto soccorso un paziente se non c’è un problema sanitario è un controsenso assoluto”. il messaggio è chiaro: non usate l’ospedale per nascondere il problema della povertà in strada. Modalità che, secondo alcuni esperti di legge, rievoca gli anni bui. “Il nostro ordinamento giuridico ha eliminato i manicomi 40 anni fa – attacca Emilio Robotti, coordinatore dello sportello genovese di ‘Avvocato di strada’ che offre assistenza legale ai senza dimora – e pensare di prendere i clochard e ricoverarli in ospedali non va bene, è anche una mortificazione dei servizi sociali”. Ora non è escluso che i due uomini portati in ospedale lunedì notte possano rivolgersi allo sportello. “In quel caso valuteremo se fare un esposto-querela o quello che sarà necessario”. Non di rado l’associazione ha preso iniziative contro enti pubblici, come a Molinella , ma anche Alassio e Carcare in Liguria, diventate famose per le ordinanze anti migranti. L’assessore alla sicurezza Garassino in settimana ha ribadito: “Hanno dato il loro consenso”. E rincara: “Un agente non ha le qualifiche per capire se una persona sta andando in coma etilico. Devono farlo i medici. Uno di loro, tra l’altro, è un consumatore di crack, sgomberato al momento della chiusura del sottopasso di De Ferrari con tutto l’armamentario di stagnole e bottiglie d’acqua che usava per fumare la droga, e a volte assume comportamenti violenti”. Quindi la replica alle associazioni: “Siamo stati noi i primi a preoccuparcene, portandoli in ospedale alla luce delle loro condizioni”. E il resto è “bieca retroguardia politica”.
(Lara Calogiuri)


Articolo pubblicato da: LIGURIA 2000 NEWS

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