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Si intitola “Snob” il nuovo album di Paolo Conte

Rocchetta Tanaro, Asti. “Esistono ancora le storie che ho raccontato in questo album e mi sono divertito molto a farlo: alla mia età ho perso la strada dei vecchi amici, non faccio vita sociale, vivo in campagna dove faccio l’orso e la musica è un’amica carissima”.

Paolo Conte ha sintetizzato così gli argomenti, le situazioni e i personaggi del suo nuovo album di inediti intitolato “Snob”, come un matrimonio in Africa, donna dal profumo di caffè, Argentina, snob, tropical, fandango, una giovane prostituta, un incontro timido e irrisolto, l’uomo specchio, maracas, gente, glamour, un camionista peruviano, signorina saponetta, ballerina, confermandosi un instancabile esploratore di geografie esistenziali e sentimentali, un rapinatore di suoni essenziali, gli unici che somigliano ai desideri vitali; e poco importa che la vita sia immaginata o vissuta, quello che conta è se si sente scorrere il suono della sua imprevedibile musica.

“Non ho mai fatto un album concept – ha ammesso l’artista – Dovevo scegliere un titolo che venisse compreso anche all’estero, dove io lavoro abbastanza, ed è per questo che ho scelto Snob. Per tornare a scrivere una scintilla c’è stata, un certa voglia di mettere musica, parole e un po’ di fantasia. Se vogliamo stare sulla parola snob: ci sono tre tipi di persone che si somigliano, dandy, intellettuali e snob: io preferisco la prima”.

Nelle canzoni di questo nuovo lavoro, Paolo Conte ha cercato solo il sintomo di una vita che si nutra di emozione, che valga la pena di essere vissuta; in scena lui canta la verità di una vita senza inganno, ma fa anche intravedere l’unico modo in cui si può rammendare, senza danno.

“É un momento debole, dal punto di vita musicale – ha sottolineato – Si scrivono canzoni su uno o due accordi, c’è una debolezza letteraria: io mi escludo perché ho conosciuto i cantautori storici e non c’è più quella cultura, anche se venivo dalla musica di consumo per aver scritto della canzoni per altri”.

L’album si apre con “Si sposa l’Africa” che parla dell’organizzazione di un matrimonio in Africa con una pallina da tennis che, dopo aver traversato a sobbalzi la savana, arriva nel villaggio, dove sposi, parenti e amici non resistono alla tentazione di buttarsi in un match.

“L’ho scritta con la suggestione di farne un cartone animato che non si è realizzato per questioni economiche – ha confidato – Ci ho voluto mettere tutta la magia dell’Africa antica ma non manca l’Africa moderna con i due sposi che si sono conosciuti”.

“Donna dal profumo di caffè” è il sogno d’amore e d’aviazione nell’aroma di donna e di caffè, mentre “Argentina” è il ricordo lontano dei nostri emigranti in quel Paese. Paolo Conte sublima il vero amore che riprende a trionfare in “Snob” in cui, su una coppia di provincia, si staglia l’ombra di un tipo snob. E non può mancare qualche pensiero sulla nostra identità geografica in “Tropical”, mentre “Fandango” è il canto di un hidalgo, con parole d’amore e possessione; “Incontro” timido e irrisolto d’estate in una strada vuota, cui fa da contraltare “Tutti a casa”, pensieri ad una giovane prostituta in periferia in una notte d’inverno.

“Non sono mai contento di quello che faccio – ha accennato – Lo trovo difficile da sopportare, perché non sai mai se sia venuto come lo volevi. Certe fantasie vengono dalla provincia perché ha più sagome, sia nei paesaggi che nei personaggi”.

“In quarantanni di carriera trovo che non si respira tanta aria artistica – ha fatto notare –  Sono caduti elementi importanti della musica come l’armonia, c’è molto ritmo, non sento più fascino se non in poche cose. Appartengo al moderno e mi sento semplicemente attuale, perché scrivo oggi”.

Paolo Conte sarà in tour anche in Europa: parte il 25 ottobre da Legnano e prosegue il 30 a Bologna, il 9 novembre a Monaco, l’11 a Barcellona, il 20 a Parma, dal 27 a l 29 a Milano, dal 4 al 6 dicembre a Roma, il 27 e 27 gennaio del prossimo anno a Parigi, il 27 e 28 febbraio ad Amsterdam, il 14 marzo a Francoforte, il 16 a Vienna e il 30 a Genova.

“Di canzoni di questo album dal vivo ne farò pochissime – ha concluso – Penso che il pubblico abbia bisogno di sentirle e conoscere prima, mentre ho deciso di recuperare canzoni molto vecchie, un bel gesto per farle rivivere sul palcoscenico”.
(Franco Gigante)

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