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Shalimar: l’India nel piatto a Savona, inaugurato domenica un nuovo ristorante

Savona. È domenica pomeriggio e sembra di essere in India, a un matrimonio: lo sposo deve arrivare alla casa della sposa con i suoi parenti per prendere la fanciulla e portarla nella casa nuziale e si fa attendere. Siamo in via Giacchero 48 r., davanti a “Shalimar, Indian Restaurant”. Finalmente, alle 17,45 lo sposo, cioè il proprietario, Munir, arriva con il suo completo indiano giacca-pantaloni grigio cangiante. Taglia il nastro con la moglie Umera e i figli Samrine e Fahaad. La piccola folla di ospiti, che attendeva quel momento, oltrepassa la porta d’ingresso. Il locale è accogliente, sul tavolo troneggia un elefante di ceramica, dalla proboscide rigorosamente alta, alle pareti sono appesi quadri con il Taj Mahal e l’India fantastica del mistero, dei sentimenti, ma anche del lavoro agricolo. Lei, Umera, bellissima, in uno splendido sari e il sorriso da dea, anima la scena del suo nuovo locale. Intorno ha le amiche, indiane e italiane, che ha saputo conquistare con il suo entusiasmo e la sua semplicità.

Tredici anni fa, questa coppia coraggiosa è arrivata in Italia in viaggio di piacere. Affascinata dai luoghi e, forse, ci piace pensare, dall’ospitalità degli italiani, ha deciso di vivere qui, con noi. Lui, un ottimo artigiano, gran lavoratore, dall’aspetto di indiano tipico, gentile, disponibile e sorridente, si è sempre dato da fare, lei ha prestato la sua opera anche in un ristorante, crescendo i suoi due figli, bravissimi a scuola. Così, dato che a Savona non c’era un ristorante adatto a presentare la cucina indiana ai savonesi, che in fondo sono buongustai, hanno scelto di iniziare questa avventura.

In cucina c’è il grande forno in terracotta, arrivato dalla Gran Bretagna, per preparare il tandoori chicken (una vera delizia, impossibile da cuocere in casa!) e il naan, pane indiano particolare che può essere arricchito con il burro o il formaggio. Si potranno, poi, gustare tante inimitabili specialità del sud India, come la masala dosa, una specie di rotolino di pane di riso ripieno di patate e altro da servire con salse (nel mio primo viaggio in India ne ho mangiato sempre!), insieme alle diverse verdure fritte, o al panir pakora, formaggio fritto (troppo buono!): essenzialmente tutta la cucina mugolai, cioè quella che risale al magnifico periodo Moghul.

In poco più di un’ora, finiscono addirittura i piatti di plastica (200) perché la gente continua a entrare, bisogna andarne a prendere degli altri, poi c’è la torta e persino la tazzine con dentro nocciole e frutta. Proprio come in India, ai matrimoni o alle feste, infine, viene offerta una borsettina colorata che contiene caramelle e frutta secca, di buon auspicio.

Come tutti sanno, l’ospitalità indiana è eccezionale.

Ma non bisogna pensare che da “Shalimar” vengano preparati solo cibi indiani: a pranzo c’è pure il menu italiano a prezzo fisso, 10 euro, ci sarà il take away, il servizio bar, l’organizzazione di feste e compleanni e tutto quanto può venire in mente al cliente più esigente.

Shalimar è su face book e ha un indirizzo mail: shalimar.indian.restaurant@gmail.com

Ma la cosa migliore è provare a entrare, magari solo per un tè, e chissà che l’atmosfera di un grande e ammaliante paese come l’India non rapisca il nostro cuore!
(Renata Rusca Zargar)

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