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Evasione fiscale in aumento, lo dice una ricerca dell’Università ‘Ca Foscari’ di Venezia

L’evasione fiscale, nonostante tutte le misure in atto per prevenirla, è in aumento di circa 5 miliardi, secondo una ricerca dell’Università ‘Ca Foscari’ di Venezia.

Le cause deriverebbero dagli effetti del fenomeno definito ‘under reporting’ nelle dichiarazioni dei redditi, che in spiccioli è una ‘sotto stima’ dei propri redditi, volutamente ridotti rispetto a quelli effettivi con il fine truffaldino di aggirare, eludere la scure dello Stato, ovvero il fisco. . I dettagli della ricerca sono stati pubblicati nel sito del Senato.

Il gettito mancato, secondo questa ricerca, è tra i 124 e 132 miliardi di euro. Una perdita notevole, dato che si tratta di 38 miliardi l’anno. Nell’ultimo Def  i dati relativi alle entrate mancate per l’Erario,  riguardanti i redditi da lavoro autonomo, dipendente e da locazione, erano circa 33 miliardi, dunque 5 miliardi in più, secondo gli studi portati avanti dall’Università di Venezia

Il dipartimento di Economina, infatti, ha integrato i due principali ‘metodi’ di stima in merito all’evasione: il ‘discrepancy method’ e il ‘consumption based method’. I risultati non stupiscono più di tanto, ma comunque impressionano, dato che un quarto degli intervistati mente senza pudore, e la percentuale sale quasi al 50% quando si tratta di under reporting legato alla dichiarazione dei proventi derivanti dagli affitti.

Mentire è un riparo che non garantisce molto, ma tant’è: si mente pur sapendo che le bugie solitamente hanno le gambe corte, mentre il Fisco, con i suoi ‘droni’ e gli strumenti  sopraffini di cui è dotato, ha lo sguardo sempre più lungo e acuto.

I contribuenti italiani mentono anche nelle rilevazioni demoscopiche: si stima che uno su quattro non dichiari la verità, e così le risorse non riscosse per l’erario aumentano, anziché essere più contenute. A tramare ai danni del fisco sono le partite Iva e i contribuenti con ingenti proprietà immobiliari, ma anche i piccoli non disdegnano i rifugi del mentire allorché si tratta di versare imposte ritenute inique.

Lo Stato infatti esige, dal comune affitto di una casa vacanza (per esempio), il 23% degli introiti. Anche quando si tratta di una sola casa vacanza, che è magari frutto dei risparmi di una vita, e non di rado dietro l’investimento è stato acceso un mutuo. In questo ambito occorrerebbe una migliore perequazione, che colpisca i redditi più alti, non quelli minimi con la medesima aliquota.

Si evadono, secondo la ricerca di Ca’ Foscari,  sistematicamente informazioni concernenti il reddito, si dichiara meno di ciò che si dovrebbe, secondo la normativa in vigore, e si spera di farla franca. I più truffaldini sarebbero coloro che dichiarano i redditi derivanti da contribuenti soggetti ad autotassazione (quelli che riguardano le classi di reddito più elevate, ossia dai 40 ai 60 mila euro in su), lavoro autonomo e impresa, in questo ambito le lacune nella dichiarazione dei redditi effettivi e spendibili, è del 23%. Sale invece al 44% quando si tratta di cespiti inerenti redditi da locazione e rendite da capitale.

Non è sempre semplice per le autorità del fisco colpire con sanzioni e accertare le evasioni dei soggetti contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ai 30 mila euro, mentre ne nascondono dai 10 ai 15. Così come coloro che  dichiarano 75 mila euro e in realtà ne nascondono dai 25 ai 30 mila.

Per quel che riguarda la distribuzione geografica dei mentitori incalliti, non vi sono aree particolarmente inclini a non dichiarare l’entità effettiva del reddito, anche se, tendenzialmente, il Meridione ha una ‘propensione’ un po’ più marcata.

Ma vediamo di capire quale relazione c’è tra under reporting ed evasione vera e propria. Semplice: in definitiva sono gli stessi soggetti che nelle interviste hanno la tendenza a non dichiarare il vero, e pertanto sottostimano il loro reddito; tale ‘attitudine’ si conferma nell’inclinazione a occultare i propri proventi ai rappresentanti del fisco. Gli effetti sono evidenti, come già si è constatato:  la perdita di entrate per l’Erario, ovvero per lo Stato, quindi la perdita di risorse che avrebbero potuto essere impiegate proficuamente  in ambito economico.

In questa bolgia di mentitori (in questo caso verso il fisco ), ai quali Dante nel XXX Canto dell’Inferno riserva un trattamento piuttosto rigoroso, si distingue una categoria: si tratta dei pensionati, secondo gli studi e le ricerche, sembrerebbero i più virtuosi e diligenti. Anche perché, diciamola tutta,  il loro reddito, solitamente, viene tassato alla fonte, e aggirare l’ostacolo è praticamente impossibile.

Le cifre concernenti l’evasione sono, per la natura stessa del fenomeno, comunque approssimative, dato che non è semplice quantificare la portata reale dell’evasione, nonostante una base  di calcolo derivante dalle indagini campionarie.
(Virginia Murru)



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