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Michelangelo Pistoletto alla Biennale 2017

Venezia. Un’ opera circolare che avvolge completamente il fruitore, quasi un labirinto, un’ opera nella quale lo spettatore deve introdursi ed abbandonarsi con fiducia, dove viene circondato da specchi che riproducono la sua stessa immagine. Si tratta di una serie di specchi sospesi che formano un ambiente circolare di grande effetto.

E’ questa in estrema sintesi l’installazione di Michelanglo Pistoletto ospitata davanti all’ altare Maggiore della Basilica di San Giorgio a Venezia. Ancora una volta dunque il maestro vuol rendere protagonista lo spettatore. Dopo oltre 60 anni di carriera Pistoletto non finisce di stupirci: già in quei primi quadri specchianti all’ inizio degli anni Sessanta ci voleva far capire il suo interesse per l’uomo ed il forte desiderio di includere nell’ opera anche il fruitore stesso. “Non era una moda, ma una necessità per catturare la realtà, il tempo, la prospettiva- ci spiega l’artista che abbiamo incontrato a Venezia in occasione della mostra nella Basilica all’ isola di San Giorgio Maggiore- I quadri specchianti sono sempre stati alla base delle mie ispirazioni”. Ma questa volta la collocazione dell’ opera e l’ambiente stesso rendono la proposta di Pistoletto proiettata ancor più verso l’ assoluto. L’ istallazione sembra quasi voler rappresentare un tramite tra il visibile e l’invisibile e voler far riflettere sulle più importanti problematiche che assillano l’uomo conteporaneo. Dai conflitti religiosi, alla globalizzazione, lo sfruttamento minorile e le guerre, dalla multiculturalità alla salvificità dell’arte, come mezzo per salvare l’ umanità. Molto interesse suscitano anche i quadri specchianti dedicati a Cuba: “Partire da Cuba per sviluppare una nuova idea di politica- spiega Pistoletto- Da Cuba in un momento di pressione e crisi sociale e globale si può avviare un inedito modo di fare politica. Cuba non deve cedere all’ unico modello che guida il mondo. Visti i risultati attuali possiamo trasformare il mondo partendo da Cuba che è un terreno fertile per la sperimentazione, l’ innovazione ed il cambiamento”. La mostra mette anche l’ accento sulla genesi dell’arte del Maestro e ci accompagna fino alle sue ultime opere dove ripropone gli indumenti usati dalle persone. “L’arte è sempre un mezzo che mette in moto una dinamica, in particolare la trinamica- prosegue il Maestro- Vi sono sempre due elementi che sono rappresentati da due cerchi esterni. Il terzo elemento al centro cerca di creare un equilibrio. E’ il terzo Paradiso. L’ accoppiamento fertile fra il primo ed il secondo paradiso. Il primo era quello terrestre, regolato dall’intelligenza della natura, il secondo è quello sviluppato dall’ intelligenza umana, che con il tempo è diventato però un paradiso artificiale che ci sta portando alla catastrofe. Ora è necessario creare una terza dimenzione, cioè il terzo paradiso, che è un progetto globale che consiste nel trovare un equilibrio tra l’intelligenza umana e l’intelligenza della natura. E’ necessario costruire un nuovo rapporto con la nostra terra. La creatività distruttiva deve lasciare spazio alla creatività responsabile. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa giardino protetto. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita”.

Negli anni Settanta Pistoletto è stato ospite del Centro Internazionale di Sperimentazioni Artistiche a Boissano, di cui ha un nitido ricordo: “Rammento con nostalgia quel periodo- conclude il maestro- A Boissano dalla gallerista ginevrina Marie Louise Jeanneret c’ era grande fermento, un via vai di artisti da tutto il mondo. Era un ambiente stuzzicante e cosmopolita dove era possibile incontrare sia giovani talenti sia maestri affermati”.

Maestro dell’ Arte Povera e di quella Concettuale Pistoletto, a partire dalla fine degli anni Sessanta, Pistoletto inizia a realizzare le prime collaborazioni creative che lo porteranno a mettere in relazione prima tanti grandi artisti di differenti discipline e successivamente a coinvolgere personaggi legati agli ambiti più diversi della società. Queste idee lo porteranno al “Progetto Arte” e successivamente alla “Cittadellarte-Fondazione Pistoletto” con la creazione della celebre “Università delle Idee”.

La mostra veneziana resterà aperta fino al 26 novembre.
(Claudio Almanzi)

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