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Scuola. Aumentano gli alunni ma non le classi né i professori che sono sempre più anziani né i posti di sostegno

Genova. Tempi sempre più bui per la scuola che negli ultimi dieci anni è stata il settore nel quale sono stati compiuti i tagli più pesanti. Sono stati annunciati dal Ministero gli organici per il prossimo anno scolastico e la crisi si farà ancora più pesante.

Gli alunni aumentano, ma il numero delle classi e dei docenti resta invariato. Il che si traduce in classi sempre più affollate, con sempre più stranieri, alunni disabili ed altri con diagnosi DSA o BES, mentre il corpo insegnante invecchia ed in futuro si prospettano maestre ed docenti 68enni che avranno a che fare con bambini ed adolescenti che potrebbero essere i loro pronipoti.

“Con la Legge Fornero (nella foto) – dicono i docenti liguri – è stato penalizzato in particolare il personale scolastico, per favorire i dipendenti del privato, dell’Esercito e della Sanità. Mentre gli insegnanti che dovevano andare in pensione a 60 anni, resteranno altri setto-otto anni in più (perché nel frattempo il traguardo si allontana con il calcolo dell’aspettativa di vita) in quei settori c’è gente che va ancora in pensione a 56 anni. La Quota 96 infatti è stata tolta alla scuola e concessa ad altri. Un vero furto”.

Si tratta di una vera ingiustizia, uno scandalo che comunque avrà nuovi sviluppi perché ad esempio il Comitato Quota 96 non ci sta a vedere colleghi a cui è stata rimandata la pensione (oltretutto già maturata a 60 anni) a 69 anni, mentre per altri questo diritto è stato mantenuto e sono pensionabili 13 anni prima. In attesa del responso della Corte Costituzionale (che arriverà il 21 marzo) i Quota 96 stanno predisponendo una denuncia ed un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo per far valere i propri diritti acquisiti.

Tornando ai dati forniti dal Ministero, va detto che si tratta solo di cifre previsionali, ma che già fanno capire in maniera netta, come istruzione, educazione e cultura non stiano affatto a cuore alla politica. Gli alunni aumenteranno di oltre 26.000 unità, con una situazione diversificata tra ordini di scuola. Il Ministero ha precisato che, pur in presenza di un incremento di alunni, l’art. 19 della legge 111/2011, non consentirà un incremento di organico di diritto. Tempi difficili dunque anche per il sostegno il cui numero di docenti, malgrado i casi diagnosticati siano in forte aumento, resterà congelato a 63.348 unità, in tutta Italia. Subito i sindacati hanno fatto rilevare questa grave incongruenza: aumentano gli alunni, ma non il numero delle classi, dei docenti e dei posti di sostegno.

Negli ultimi due anni l’aumento degli allievi è stata di 57.700 unità ed è stato leso il diritto allo studio di coloro che devono seguire le lezioni in classi affollate, con docenti stressati ed in born out perenne. “È chiaro – dicono al sindacato genovese – che queste disposizioni si configurano come palesemente lesive del diritto costituzionale allo studio, visto che non consentiranno neanche il rispetto dei parametri numerici per la costituzione delle classi. Non parliamo poi delle norme di sicurezza interne alle classi, della metratura minima pro capite per allievo, dello stato delle strutture e dei bilanci che da anni vengono ridotti rispetto all’anno precedente. Un Paese che non ha cuore l’istruzione è un Paese che non ha futuro”.
(Adalberto Guzzinati)

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