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Savona. Morto gabbiano “centenario”, era nato nell’isolotto di Bergeggi

Savona. Quanto vive un gabbiano reale?

Con prove alla mano la Protezione Animali savonese, che ne soccorre oltre quattrocento ogni anno, può dare, a chi interessa, risposta: almeno 21 anni.

Uno degli ultimi pennuti soccorsi è stato infatti un vecchio esemplare trovato in pessime condizioni sull’Aurelia tra Savona ed Albissola Mare; un soggetto dolce e pacifico che sopportava senza lamenti o reazioni le visite del veterinario e le cure alle quali è stato sottoposto, al punto che i volontari lo avevano soprannominato Gandhi.

Gandhi aveva un anellino metallico numerato alla zampa e, come prescritto dalla legge, l’Enpa aveva subito inviato la segnalazione del ritrovamento all’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale di Ozzano Emilia (BO), l’organismo scientifico competente in materia di animali selvatici; nel frattempo però Gandhi, dopo un primo miglioramento delle sue condizioni di salute, è morto, malgrado le cure e l’affetto dei volontari. E poco dopo è arrivata la risposta dell’Ispra: l’anellino gli era stato messo, a pochi mesi d’età, dall’ornitologo Alessando Andreotti (da tempo dipendente e ricercatore dell’istituto stesso) il 22 maggio 1993 nel nido dove era nato, sull’isolotto di Bergeggi. È quindi morto alla venerabile età di 21 anni.

I gabbiani reali si stanno da anni espandendo nelle città, sia sulla costa che nell’entroterra; le ragioni sono molteplici e riconducibili all’estrema intelligenza ed adattabilità della specie, alla presenza di discariche in qui la parte umida non è convenientemente trattata ma, soprattutto, allo spopolamento del mare da parte della pesca professionale ma anche sportiva, che sottraggono ai gabbiani le risorse alimentari, che debbono quindi andarsi a cercare altrove. Una delle zone di maggiore presenza di nidi di gabbiani, e conseguente diffusione lungo la costa, è l’isola di Bergeggi, riserva naturale sia marina che terrestre, gestita dal Comune omonimo; al quale da anni l’Enpa propone di procedere a marzo/aprile alla raccolta incruenta delle uova per ridurre le nascite e limitare la diffusione degli animali ai paesi vicini, in cui turisti e residenti si lamentano poi dell’invasione di questi volatili. Ma l’amministrazione, oltre a non rispondere, si rifiuta poi di soccorrere – come dovrebbe – i soggetti feriti o in difficoltà, lasciando che a tale compito sopperisca l’Enpa con i soli propri mezzi e volontari.
(C.S.)

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