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Savona. Il governo ci toglierà anche la pioggia, al Filmstudio per gli alunni delle scuole

Savona. Venerdì 24 ottobre varie classi del Liceo Artistico di Savona si sono recate al Filmstudio per assistere alla proiezione di una pellicola spagnola, “También la lluvia” (Anche la pioggia).

Nel film si racconta di una troupe che si reca in Bolivia per girare un lungometraggio sulla conquista di Cristoforo Colombo, sulle torture, violenze, assassinii gratuiti e feroci perpetrati ai danni degli indigeni per togliergli l’oro e le altre loro ricchezze, nel nome anche della religione di Cristo.

Il produttore, del tutto indifferente alla sofferenza anche attuale dei nativi, sceglie la Bolivia come set perché le comparse costano molto poco. Ma, mentre si lavora e si girano scene di indicibile violenza (d’altra parte, come è noto, gli europei davano i bambini indigeni da mangiare ai loro cani feroci per divertimento), si intrecciano fatti attuali. Le multinazionali, complice il governo locale, vogliono togliere agli abitanti anche l’acqua, privatizzandola. Scoppia una grave protesta, veramente accaduta nella città di Cochabamba nel 2000, che genera una guerriglia urbana con morti e feriti. Nasce allora il detto “Il governo ora ci toglierà anche la pioggia”, proprio perché i cittadini non avrebbero avuto più alcun accesso all’acqua. Nella paura e confusione generale della troupe, finalmente, il produttore, interessato fino a quel momento solo al denaro, riconquista la sua umanità rinunciando a fuggire per salvare la figlia del protagonista indigeno.

La Bolivia, tra l’altro, fa parte di quei paesi che sostengono una “democrazia della Terra”, non fondata sull’esclusione ma sul “suma qamaña”, come dicono gli indigeni Aymara, cioè su un’economia ecologica centrata sulla giustizia sociale e ambientale, sulla cooperazione e sulla pace. Nella Costituzione della Bolivia del 2009, vengono difesi i diritti delle popolazioni indigene all’autodeterminazione, all’accesso alle risorse naturali e alla terra, alle autonomie indigene, alla forma di gestione delle risorse naturali secondo i loro usi e costumi. L’America latina, con tutti i suoi problemi, è un laboratorio di idee attuali e progressiste. Nel Forum delle Culture di Monterrey (Messico) 2007, ad esempio, è stato adottato un testo chiamato “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani Emergenti” e sono stati individuati cinque diritti umani emergenti: il diritto all’acqua e ai servizi igienici; il diritto umano all’ambiente; i diritti relativi all’orientamento sessuale e all’identità di genere; i diritti relativi alla bioetica; il diritto al reddito di base, insieme ai diritti di democrazia egualitaria, paritaria, partecipativa.

Ma quanto se ne parla nella “fortezza Europa” impegnata a difendere i suoi privilegi?

Nella vergogna che molti di noi provano per far parte di un popolo detto occidentale (Europa e America del nord) che ha vissuto con la colonizzazione (e poi con la nuova colonizzazione economica) al di sopra delle proprie possibilità sul sangue di persone non solo sfruttate ma anche schiavizzate e sterminate, c’è, però, una flebile speranza. Il produttore del film, tipico occidentale indifferente (come pure l’attore che incarna Colombo e che è dedito al bere per dimenticare la propria solitudine e fallimento personale), a un certo punto comprende e cambia. In lui si può identificare chi si pone una riflessione: dobbiamo imparare al più presto a vivere con meno sprechi e risorse perché al mondo non ci sia più un 20% (e siamo noi) che usa l’80% delle risorse.  Bisogna promuovere i diritti di tutti, in quanto esseri umani, ovunque nel mondo, educare tutti noi a vivere con dignità che è rispetto della dignità altrui, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo, chiunque sia.

Perché la felicità, come ampiamente dimostrato dai protagonisti del film, è nel bene, non nella crudeltà e indifferenza. (http://www.cinemambiente.it/film_ambiente/5612_Tambi%C3%A9n_la_lluvia.html)

Il percorso di formazione civile degli alunni dell’Artistico si concluderà lunedì 27 ottobre con il film “I nuovi padroni del mondo”.
(Renata Rusca Zargar)


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