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Savona. Festa di fine del Ramadan e tradizioni culinarie indiane

Savona. Ieri, giovedì 8 agosto, è stata celebrata la Festa di conclusione del Sacro mese di Ramadan.  A Savona, circa 600 fedeli musulmani si sono riuniti per la preghiera nella Palestra di via Trincee che il Comune di Savona ha concesso (data la ristrettezza della moschea) alla Comunità, per le preghiere serali e per la Festa. Il mese del Ramadan è un mese di digiuno dall’alba al tramonto (in questo periodo estivo –cambia ogni anno, anticipando di circa 10 giorni- entro le 4 circa di mattina si doveva aver finito colazione e si tornava a mangiare e bere dopo le 21 circa). I fedeli devono astenersi dal bere e mangiare durante il giorno ma anche dai pensieri cattivi, dalle bugie, da tutto ciò che non è buono, e devono riflettere su quanto sia dura la vita di chi ha meno di noi. Non è certo, però, solo un mese di digiuno ma una crescita spirituale, un rinnovamento della propria intenzione di fedeltà a Dio. Sulle bocche assetate di tanti che hanno dovuto lavorare faticosamente, magari sotto il sole ardente, sulla spiaggia o nei cantieri, c’è solo il nome santo di Dio. Infine, la festa è meritata. Dopo la preghiera c’è il pranzo, come qui a Natale, lo scambio di auguri, di doni, con la visione, davanti agli occhi del cuore, che Dio ci solleverà nel suo perdono, aiuto e misericordia.

La mia famiglia ha festeggiato presso il nuovo ristorante indiano “Shalimar” di via Giacchero 48. Umera, la proprietaria ha ribadito che, in India, dopo la preghiera, usa mangiare un dolce, forse per rincuorarsi dei trenta giorni di privazioni, così ci ha portato il sheer kurma (composto da latte, frutta secca, spaghettini di riso). Poi, è iniziato il pasto vero e proprio: shami kebab (polpettine di carne, ceci, cocco) da accompagnare con una salsa di yoghurt e rapanelli che mi piace tantissimo. Mia suocera, in Kashmir, pestava sempre nel mortaio i rapanelli per prepararmela.  Poi l’hariphal, carne in salsa verde, da accompagnare con la ciapati. Ecco, dunque, il riso con l’agnello (biryani) e, per me pezzo forte, il famoso tandoori chicken. Il locale ha, infatti, il forno da tandoori e, unico a Savona, cuoce pane, pollo e tutto ciò che deve essere tandoori, sul momento, in modo che il buongustaio lo possa apprezzare nel suo sapore originale (e non riscaldato). Vale la pena di gustare il tandoori chicken, è davvero fantastico, proprio come in India! Intanto si parla: la coppia gentile e cordiale di ristoratori indiani ha due figli: un maschio che frequenta il Liceo scientifico e una bimbetta, carina e vivace come la madre, che inizierà la prima media. Per tutte le mamme del mondo, come sostiene mia figlia Samina, il giorno della nascita di un figlio si collega sempre  a qualcosa di importante e, per combinazione, il ragazzo è nato il giorno della morte di madre Teresa di Calcutta. Per tutti gli indiani, quale che sia la loro fede, Madre Teresa di Calcutta è un esempio di estrema carità cristiana e a lei sono molto affezionati. Così Umera, con grande rispetto, ricorda di come Madre Teresa abbia lasciato tutto per dedicarsi completamente ai tanti bisogni degli ultimi in India. Dopo il dolce (galab jaman, lodo e gajar helwa- quest’ultimo a base di carote e frutta secca),  arrivano le coppette di rinfrescante per pulire la bocca. In una c’è lo zucchero in grani (quanto ne ha sempre dato mio suocero alle mie bambine e anche a me!), nelle altre due spiccano piccoli pallini dolci colorati misti a finocchio e cumino. Umera ricorda che, quando il suo bambino era molto piccolo e lei doveva lavorare, stendeva un panno sul pavimento con una manciata di questi piccoli pallini e ci posava il bimbo. Lui li mangiava uno ad uno, imparandone anche il colore, e lei poteva lavorare. Il discorso scivola sui film indiani, dato che qualche volta la Rai ne trasmette qualcuno, anche se girati per il mercato occidentale e quindi un po’ più superficiali degli originali. In India, ora vanno per la maggiore film sociali che sollecitano la riflessione sui problemi di anziani, donne, ecc. Le donne indiane casalinghe, che hanno più tempo, sono pure appassionate di televisione, rivela Umera. Può anche succedere che il marito torni a casa e che la moglie aspetti che finisca la sua soap-opera preferita prima di servirgli la cena!

Infine, non si può andare via dal convivio senza una tazza di chai. Questo, però, è particolare: spiced tea, cioè speziato, con cinnamomo, cardamomo e persino ginger. Anche mio marito, che beve tè indiano da quando era in fasce, l’ha trovato veramente fantastico!

Qui non siamo in un paese islamico, la festa, una delle due grandi celebrazioni islamiche, non dura più di tanto, poi si torna a lavorare, come in un qualsiasi altro giorno. Ma, di questi tempi, bisogna anche dire che, se si lavora, è davvero una festa.
(Renata Rusca Zargar)

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