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Sassari. Influenza suina, secondo decesso segnalato in Sardegna

Sassari. Nel momento in cui si stava assistendo ad un leggero calo dei casi legati all’influenza, un nuovo ceppo si sta diffondendo in Italia mietendo gia’ le prime vittime e registrando un alto numero di ricoveri in ospedale.

Si tratta dell’influenza virus A-H1N1, nota anche con il nome di influenza suina: gia’ quasi 10 anni fa le diverse strutture sanitarie Italiane furono messe in ginocchio dal diffondersi di tale epidemia, ma adesso la mancanza di una copertura adeguata sta ponendo tutti i presupposti per una vera e propria pandemia.

La febbre suina causò una pandemia nel 2009 anche nel nostro paese e provocò circa 300 casi, con un tasso di letalità cento volte inferiore a quello di altri tipi di influenza, secondo i dati del ministero della Salute, eppure nel nostro paese la paura è sempre alta quando si segnalano nuovi casi. Influenza suina è il termine con cui ci si riferisce ai casi di influenza causati da un virus tipico dei suini, con riferimento in particolare al ceppo H1N1. Si trasmette come la tradizionale influenza attraverso minuscole gocce di saliva durante starnuti, tosse o mentre si parla; tra uomini il contagio può essere facilitato dagli stessi fattori di rischio dell’influenza tradizionale: strette di mano, starnuti, luoghi chiusi ed affollati.

Non ce l’ha fatta l’uomo che dal 12 gennaio era ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari per l’influenza suina. È il secondo decesso per febbre suina, il quarto per le complicazioni dell’influenza stagionale in Sardegna. Nella sola Rianimazione di Sassari sono ricoverate altre sei persone con gravi patologie respiratorie, una delle quali è attualmente trattata con il macchinario Ecmo, che consente di effettuare la circolazione extracorporea e di ossigenare il sangue, così che l’organismo possa recuperare le proprie funzionalità.

Per fortuna, con il miglioramento della patologia esordita con la sindrome influenzale e grazie al tempestivo intervento e le cure dei sanitari non hanno più avuto bisogno dell’assistenza attraverso il macchinario per l’ossigenazione extracorporea del sangue. Una di loro, già nelle prossime ore, potrebbe lasciare anche la Rianimazione.
(Lara Calogiuri)

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