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Sardegna, insularità fin nelle ossa dopo l’aumento vertiginoso del costo dei traghetti

La Sardegna perde ogni anno un milione di turisti –queste le conseguenze degli aumenti scellerati del costo dei traghetti, che dovrebbero essere ponti verso l’Europa, e invece stanno facendo sentire ai Sardi l’insularità fin nelle ossa-

Le conseguenze sull’aumento vertiginoso dei traghetti che collegano la Sardegna con i porti della penisola, e che ha preso avvio nel corso dei primi mesi del 2011, in pieno clima di prenotazioni per la stagione estiva, continua, dopo 4 anni di risultati disastrosi per il turismo. Come sempre i bilanci si analizzano attraverso i numeri, e ormai  la flessione delle presenze nell’isola è preoccupante, nonostante le contromisure adottate dalla regione Sarda nelle precedenti stagioni estive, e lo sforzo di un gruppo d’intraprendenti imprenditori turistici del nord Sardegna, che ha noleggiato alcune navi e ha coperto qualche tratta a prezzi concorrenziali, rispetto a quelli praticati dalle più note compagnie di navigazione.

Purtroppo la lungimirante iniziativa di questo gruppo d’imprenditori, che è entrata sul mercato con il  nome di “Go in Sardinia”, non è sufficiente a riportare in un equilibrio ragionevole un andamento compromesso per quel che riguarda i collegamenti con la penisola. La loro iniziativa  comunque si è rivelata assolutamente positiva, basti pensare che nella scorsa stagione estiva hanno trasportato più di centomila passeggeri.

Quest’anno è stata aggiunta una nuova tratta, quella Livorno-Arbatax, da tempo agognata in Ogliastra, la provincia che forse ha sofferto maggiormente per l’impennata dei prezzi imposta dalle altre compagnie di navigazione, qui le flessioni delle presenze hanno raggiunto punte intorno al 40%. Gli anni scorsi, le navi che collegano Arbatax a Genova e a Civitavecchia, viaggiavano quasi vuote, eppure l’Ogliastra stava conoscendo un trend davvero positivo, a partire dai primi anni del nuovo millennio nel settore turistico.  Il movimento si avvertiva, l’impulso che il turismo è riuscito a dare per circa 6/7 anni, è stato notevolissimo. Un incremento che si avvertiva nelle strutture ricettive, nell’ambito del lavoro stagionale, dato non trascurabile in una provincia che da sempre soffre per la quasi totale assenza d’iniziative economiche in grado di assorbire almeno in parte l’alto indice di disoccupazione giovanile.

Ma anche qui sono i numeri i migliori testimoni: a partire dal 2002/03, il traffico nell’aeroporto turistico di Tortoli-Arbatax, era diventato davvero incoraggiante, era il faro di quel movimento di turisti che arrivavano in una provincia ricchissima sul versante paesaggistico e naturalistico, ma fino ad allora quasi sconosciuta ai più. Nonostante, secondo un sondaggio de ‘Il sole 24 ore’, fosse stata eletta ‘la provincia più bella d’italia’, i turisti italiani e stranieri cominciavano appena a scoprirla.

Eppure la nuova stazione aeroportuale di Arbatax era stata inaugurata nel giugno del 2010 con ottimi auspici dal Presidente della regione Sardegna, s’inaugurava anche il primo volo ‘Meridiana’, velivoli di circa 80 posti, con tariffe regolate dalla continuità territoriale, pertanto a prezzi favorevoli per i residenti e i nati in Sardegna.

Ma il 2010, che si presentava limpidamente, e che ogni anno, ad ottobre, a conti fatti dopo la stagione estiva, si riscontrava un aumento costante delle presenze anche straniere nell’isola, soprattutto tedeschi, diventava una sorta di frontiera con il passato e lo sviluppo crescente al quale si era assistito.

E infatti l’amara sorpresa dell’anno successivo fu il drastico aumento dei prezzi dei biglietti da e per la Sardegna. Le compagnie di navigazione come Moby, GNV, Sardinia Ferries, che disponevano anche di navi in grado compiere la traversata in poche ore, con tratte diurne (fast ferry), si erano presentate sul mercato con cambiamenti di tariffe che disorientarono le famiglie e i turisti in genere: l’incremento raggiungeva anche il 60%..

La nuova politica dei prezzi riguardava tutte le compagnie marittime, e il sospetto di una concertazione con accordi e misure adottate da tutte, fu la logica più ovvia della realtà con la quale milioni di persone dovettero confrontarsi.

Non c’è stato scampo per il turismo che tanto amava quest’isola; per ovvie ragioni, le famiglie, che si erano viste triplicare il prezzo da una stagione estiva all’altra, avevano dovuto fare i conti con i loro stessi bilanci, così ripiegavano verso altre mete, con rimpianto, bisogna sottolinearlo, dato che erano davvero tanti coloro che avevano dovuto rinunciare alle meraviglie di queste spiagge.

La rivolta verso un regime oligarchico, che anziché incentivare e promuovere i collegamenti con l’isola li scoraggiava, favorendo un’insularità ormai penalizzante, che recideva, in nome del profitto, tutti quei fili tesi verso il continente, e soprattutto decideva con cinismo il destino economico di questa terra travagliata, ci fu, arrivò dagli amministratori dell’isola, e da più parti, ma il cambiamento arrogante delle strategie adottate è stato fino ad ora irreversibile.

Fallimentare l’acquisto della flotta Saremar da parte della regione Sardegna, che avrebbe dovuto contrastare lo strapotere delle compagnie marittime, e invece si è rivelata come un’arma puntata poi contro le casse della regione stessa.

La Comunità Europea, in seguito ad accertamenti sui finanziamenti stanziati per fronteggiare l’emergenza del turismo nell’isola, garantendo così l’operatività della flotta Saremar, ha riscontrato delle irregolarità procedurali che costeranno oltre dieci milioni di Euro alla regione, costretta a rimborsare ciò che ha ricevuto. Una beffa. Colpi e accanimento nei confronti dell’economia dell’isola già provata dalla difficilissima congiuntura, davvero sconcertante.

Ma le compagnie di navigazione che si ritrovavano citate in giudizio nel 2011, con l’accusa di avere preso accordi comuni, e avere dunque definito i termini del ‘cartello’, non erano preoccupate. L’Antitrust, in seguito alle denunce degli amministratori della Regione Sardegna, delle Associazioni di consumatori, era intervenuto con l’intento di riportare ordine nel mercato, e finalmente, nel 2013, arriva la sanzione su Moby, Snav, Grandi Navi Veloci, e Marinvest..

Eppure tutto si è verificato alla luce del sole, la concertazione è stata sospettata perché c’erano tutte le premesse per giungere a conclusioni di questo tipo, l’aumento dei prezzi si è verificato nei primi mesi del 2011, nel giro di brevissimo tempo tutte le compagnie hanno aumentato i costi dei collegamenti, in maniera ingiustificata, e non c’erano differenze tra loro se non di pochi spiccioli.

Non si giustificava con l’aumento del costo del carburante, pure incisivo, ma che non avrebbe dovuto provocare un conseguente rincaro dei biglietti di quella portata, si trattava del 50/60% in più, sufficiente a creare un tracollo nel settore turistico nell’isola, ma questo non ha mai creato nelle compagnie riserve sulle loro scelte.

L’Autority aveva stabilito che c’era effettivamente stata intesa tra le compagnie, e pertanto queste avrebbero dovuto rimborsare alla regione circa 8 milioni di Euro, cifra importante, ma certamente non tale da causare grandi fastidi ai colossi del mare. E tuttavia i legali delle compagnie si attivarono e reagirono immediatamente, presentando ricorso contro il sanzionamento.

E infatti, purtroppo, a nemmeno un anno dalla sentenza, hanno avuto la loro rivalsa. I conti però nell’isola  tornano meno di prima.

Mentre gli utili per le compagnie – nonostante la flessione della domanda e navi che viaggiano anche in alta stagione ben più leggere rispetto a qualche anno fa – aumentano in modo notevole. Si parla di circa 10 milioni di utili in più rispetto a quando le navi partivano a pieno carico durante la stagione estiva.

Non è difficile arrivare al nodo della questione, e capire che un incremento così importante dei prezzi avrebbe certamente alleggerito le navi (a tutto vantaggio delle compagnie e del personale impiegato..), ma rimpinguato i loro profitti con gli utili provenienti dalla gente che si ostinava a venire in vacanza nell’isola..

Non è retorica parlare di cinismo, ignorare il fatto che il turismo è la voce più attiva dell’economia non certo florida della Sardegna, e che queste scelte avrebbero penalizzato la sua gente, scoraggiando le iniziative nel settore, reso difficili anche gli spostamenti degli stessi abitanti verso la penisola, fatto sentire, insomma, fin nelle ossa, l’insularità.

Questo è il prezzo delle strategie legate al profitto ad ogni costo, la Sardegna, dopo secoli, millenni di isolamento, è stata ancora una volta scaraventata in un ‘angolo’ del Mediterraneo, con tutte le conseguenze che questo comporta. All’alba del terzo millennio, dunque, questa è la beffa: contraria ad ogni logica di ‘globalizzazione, che trova nell’interscambio culturale e nelle facilitazioni di carattere economico e commerciale, i suoi punti più forti.

E invece no, in Sardegna si viaggia verso il progresso al contrario, e questo perché un pugno di potenti imprenditori decidono che non importa se quest’isola – CHE RICORDIAMOLO  è stata fonte del loro più grande ‘sostentamento’, e che è stata sfruttata a piacimento in questo senso – continuerà a raccontare, inutilmente, le vicissitudini in ombra legate agli interessi altrui, se imperterrita griderà il suo sdegno.

Nessuno l’ha mai ascoltata, secolo dopo secolo, ognuno ha cercato solo di trarre vantaggio delle sue risorse, senza  curarsi dei diritti e della dignità della sua gente.

Lo stato italiano, in questo senso, dovrebbe davvero fermarsi un pò a riflettere.
(Virginia Murru)

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