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Santana torna con “Shape shifter”

Milano. È dedicato a David Crockett e ai pellerossa nativi americani il trentaseiesimo  album di Carlos Santana, intitolato “Shape shifter”, che contiene 13 brani dove regnano la chitarra solista di Carlos  ed i suoi virtuosismi.

“Nel 2008 la giovane nazione australiana ha preso una decisione consapevole concordando di offrire le proprie scuse ufficiali ai nativi aborigeni. Ispirati da un tale evento, anche gli Stati Uniti hanno ratificato una risoluzione di scuse ai nativi americani che, firmata dal nostro Presidente, è diventata legge nel 2009 – commenta Santana – Personalmente voglio incoraggiare tutti i Paesi che ancora non l’abbiano fatto, a fare uno sforzo collettivo e riconoscere coloro che per primi hanno abitato le loro terre”.

“Shape shifter”, il primo per la sua nuova etichetta Starfaith Records, include in gran parte brani originali che, in vista di questo progetto strumentale, Carlos ha messo da parte negli anni, pensando molto attentamente alla sequenza e alla selezione delle tracce; in questo album c’è anche il figlio Salvador Santana che, oltre a suonare il pianoforte in un paio di brani, firma insieme a Carlos la contagiosa “Canela”; una sola canzone si avvale del contributo vocale di Andy Vargas e Tony Lindsay, cantanti solisti del gruppo.

Composta principalmente da composizioni originali che Santana ha accantonato negli anni specificamente per questo progetto, la sequenza dell’album è stata studiata con la medesima attenzione riservata alla scelta dei brani: le canzoni prendono vita e fluiscono come un tutt’uno, mentre il magico sustain chitarristico di Carlos e lo spirito da lui infuso in ogni nota creano una musica capace di infrangere ogni barriera culturale e linguistica, la tipica musica dei Santana.

Carlos ha scelto di aprire l’album con la sua title track, un brano che inizia con un groove acustico soffice e stuzzicante e in cui il chitarrista evoca lo spirito dei nativi americani attraverso i loro caratteristici canti.

Il brano successivo è una cover strumentale e mid-tempo di “Dom” di Touré Kunda, cui fa seguito “Nomad” che evoca la potenza e l’energia dei Led Zeppelin e di Sonny Sharrock.

“Metatron”, un morbido strumentale che evoca immagini di luce e di speranza che fluisce, senza soluzione di continuità, in “Angelica faith”, una stupenda ballata nello stile di Santana, nella tradizione dei suoi classici come “Samba pa ti” ed “Europa”.

“È una continuazione di quelle canzoni, con qualche luce e colore differente – conferma l’autore –  Tutti quei brani provengono dallo stesso luogo e  si basano sulla stessa ricetta. Cerco di aggiungerci spezie differenti per assicurarmi che ognuno conservi un suo sapore inconfondibile”.

Shape Shifter si chiude con due collaborazioni tra Carlos e suo figlio Salvador Santana, che in entrambi i pezzi suona il pianoforte; i due firmano insieme la contagiosa “Canela”, mentre il pezzo conclusivo “Ah, sweet dancer” è una canzone che Santana sentì per la prima volta su un taxi in Germania.
(Franco Gigante)

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