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Santa Margherita Ligure, Due denunce in una notizia


Riceviamo dal cittadino-giornalista Marco Delpino di Santa Margherita Ligure e pubblichiamo.

Santa Margherita Ligure. A seguito della notizia (pubblicata sul quotidiano “Il Secolo XIX” stamattina, martedì 20 novembre, edizione del Levante), lo scrivente giornalista Marco Delpino, direttore della rassegna “Tigulliana”, invia di seguito e in allegato pdf firmato, per conoscenza, per diffusione e/o pubblicazione il testo di una dichiarazione in merito alla denuncia-querela presentata dal Comune di Santa Margherita Ligure nei confronti dello scrivente (“non in linea” con l’amministrazione in carica) e alla contro-denuncia e denuncia per calunnia presentata dal sottoscritto nei confronti dell’assessore Giuseppe (Pinuccio) Fois (e altri eventualmente in concorso).
Lo scrivente resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e pone in relazione tutta la vicenda con il tentativo di “bavaglio” messo in atto in questi mesi dall’amministrazione di S. Margherita Ligure per impedire una libera circolazione delle idee.
Cordiali saluti,

Marco Delpino

L’ACCANIMENTO “LEGALE” DELLA POLITICA NEI CONFRONTI DI UN CITTADINO-GIORNALISTA, MA LA “CASTA” SI AUTOASSOLVE (E LE SPESE DELL’AVVOCATO LE PAGHERÀ IL CITTADINO… COI SOLDI PUBBLICI)

DUE DENUNCE IN UNA NOTIZIA

La notizia è duplice, e pertanto è doppiamente “ghiotta” (per il quotidiano “Il Secolo XIX”, ad esempio, che difatti, scavando in Procura, l’ha puntualmente data nell’edizione di stamattina): da alcune settimane, chi stende queste note (Marco Delpino, tessera Ordine dei Giornalisti n. 20580 del 7/11/1975) risulta iscritto nel “Registro degli indagati” a seguito di una denuncia-querela presentata sia dal sindaco di S. Margherita Ligure Roberto De Marchi sia dall’assessore alle frazioni e al decoro Giuseppe (Pinuccio) Fois.

La seconda notizia è, invece, di tenore opposto: l’assessore Giuseppe (Pinuccio) Fois (ed eventualmente “altri”, in concorso di colpa) è stato a sua volta da me denunciato per ingiuria (ma anche per calunnia), in merito alla nota vicenda della “lite in piazza” svoltasi lo scorso 16 luglio.
Ma mentre il mio avvocato sarà da me pagato personalmente, per l’assessore Fois (badate bene) la parcella del legale sarà a totale carico del Comune, quindi dei Cittadini!

Poi si osservino le date, per farsi un’idea del clima di “persecuzione” in atto e per rendersi conto dell’“accanimento” di un’amministrazione pubblica comunale nei confronti di un Cittadino, colpevole (forse) di non pensarla alla stessa maniera…
La “lite in piazza” con l’assessore Pinuccio Fois “esplode” la mattina di lunedì 16 luglio.
Il giorno dopo, martedì 17 luglio, la giornalista del quotidiano “Il Secolo XIX” Silvia Pedemonte (presente alla scena) riferisce correttamente sul quotidiano tutti quanti i particolari (compresa una frase, che io non smentisco d’aver proferito a seguito, ovvio, di un’evidente provocazione).
Quello stesso giorno, però, il sindaco di S. Margherita Ligure Roberto De Marchi convoca, per la mattina del giorno seguente, un’urgente riunione di Giunta.

Considerata l’urgenza, i Cittadini si chiederanno: l’amministrazione dovrà decidere qualche importante lavoro per la Città? Qualche importante opera pubblica da realizzare? Qualche impellente intervento da approvare in piena estate, in pieno luglio, l’antivigilia della festa della Santa Patrona?
Nulla di tutto ciò. Da approvare, con la massima celerità ed efficienza, c’è un solo punto all’ordine del giorno di quell’improrogabile seduta: “l’autorizzazione all’attivazione di un procedimento penale, con l’assunzione degli oneri di difesa e la nomina del legale” (forse avrebbero dovuto scrivere “provvedimento legale”, ma è un dettaglio, perché tale è la sete di Giustizia che anima la Giunta sammargheritese, che l’ottima amministrazione comunale ha già emesso anche il verdetto di condanna, un segnale ben preciso da dare ai Cittadini e ai Giornalisti impiccioni: attenzione, qui non si scherza!).

E chi è questo cittadino che merita la forca? Nella delibera approvata all’unanimità (con tutti i visti di “regolarità amministrativa e contabile”) non è indicato, per questioni di privacy (ma che delicatezza!) il nome di quest’“avanzo di galera”. Forse un “malfattore” pescato (ubriaco fradicio) al termine di una “notte bianca” intento a scassare panchine ai giardini, o a vomitare di fronte ai portoni, o a pisciare sui muri, o a defecare in qualche angolo di marciapiede della pubblica via? No! Si sa solo che, secondo il dispositivo della delibera, l’“incallido delinquente” è reo di aver usato «espressioni gravemente ingiuriose e pesanti insulti ed offese connesse alla carica pubblica rivestita ed all’esercizio delle proprie funzioni pubbliche, nonché di contenuto diffamatorio nei confronti dell’attuale Amministrazione» (così recita la filastrocca stilata dal sindaco De Marchi).

A tamburo battente (mai vista tanta celerità per una delibera…), il giorno successivo, giovedì 19 luglio (vigilia della Santa Patrona della Città, giorno prefestivo di piena estate) la denuncia viene (sempre con zelo ed efficienza) prontamente registrata alla Procura della Repubblica di Chiavari!
Lungi dal porre in relazione la “lite in piazza” con la delibera adottata, chi scrive queste note viene assalito da un’insaziabile curiosità e pertanto chiede di “visionare” la relazione “secretata” allegata alla delibera (una vera e propria “operazione” da agente 007…).

A distanza di quasi un mese, il Cittadino-giornalista scopre d’essere proprio lui l’“incallito delinquente” reo di aver usato «espressioni gravemente ingiuriose e pesanti insulti ed offese connesse alla carica pubblica rivestita ed all’esercizio delle proprie funzioni pubbliche, nonché di contenuto diffamatorio nei confronti dell’attuale Amministrazione».

A sì? E perché? Perché l’assessore Giuseppe (Pinuccio) Fois, nella sua relazione (secretata), accanto alla frase “incriminata” ha semplicemente aggiunto un’altra frase che io non ho assolutamente detto, ma che (se l’avessi pronunciata) sarebbe finita dritta dritta sul giornale il giorno dopo, anche perché “giornalisticamente” più colorita.
A questo punto, i Cittadini (e soprattutto i Cittadini-giornalisti) meditino: se il Cittadino Pinuccio Fois avesse deciso di sporgere querela nei confronti del sottoscritto, pagandosi personalmente l’avvocato, la cosa poteva passare.
Ma l’assessore Fois, nella sua veste pubblica e nella “relazione secretata”, rende una dichiarazione “mendace”, simulando a carico di una persona tracce di un “reato” che non ha commesso. In questo modo fa “falsare” l’“impalcatura” della delibera stessa e avvia un’azione amministrativa, che dà vita ad un’azione legale, che sarà pagata con i soldi delle casse comunali, dunque con soldi pubblici. Come si addice, del resto, a ogni eccellente “casta” di Potere.

Ma qualcuno ha fatto i conti senza l’oste, perché un regolare “processo” si basa sempre sui “fatti”. E i fatti sono quelli correttamente e dettagliatamente riportati dalla stessa giornalista Silvia Pedemonte, presente alla “lite”, sul quotidiano “Il Secolo XIX”.
Se a tutto questo aggiungo, come ho più volte ribadito, che con il Signor Giuseppe (Pinuccio) Fois (dal cui “metodo”, di non accettare neppure una velata critica, fortemente dissento) non ho proprio nulla di personale, e che la mia reazione di ira è nata solo ed esclusivamente da una sua evidente “provocazione”, posso concludere che una banale “lite” privata richia di diventare un “caso politico” pubblico che, giuridicamente parlando, si configura come “reato di calunnia”.

Personalmente MAI sarei arrivato a inoltrare denuncia nei riguardi del Signor Giuseppe (Pinuccio) Fois, perché le opinioni dovrebbero star fuori dalle aule dei tribunali (di questi tempi la Giustizia ha ben altro a cui pensare…).
La denuncia l’ho presentata soltanto il 10 ottobre nel momento in cui, tramite il mio Avvocato Emanuele Quacquaro, sono venuto a conoscenza d’essere iscritto nel “Registro degli Indagati” per un “reato di opinione” a seguito di una denuncia presentata dal Comune di Santa Margherita Ligure quasi tre mesi prima, il 19 luglio scorso.
Per quanto mi riguarda (l’ho scritto, l’ho detto e lo ripeto), avrei preferito sanare la diatriba in occasione di un incontro chiarificatore, magari attorno al tavolino di un bar a bere un caffè (meglio, in questo caso, una camomilla…). Così, di fronte a reciproche scuse, avremmo concluso tutto quanto con una simpatica stretta di mano.
Qualcuno ha preferito percorrere un’altra strada. Ma va bene così…
Non ho voluto io questa “guerra”, mi dispiace.
Ora la combatterò sino in fondo.

Marco Delpino

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