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Rotariani a Castel del Monte: fascino e storia

Taranto Il castello dei castelli, la corona dell’Italia turrita, il capolavoro di Federico II: questo e molto altro è Castel del Monte, il castello perfetto fatto costruire dallo “Stupor Mundi” su un alto colle nelle campagne di Andria.

E a Castel del Monte si sono riuniti i rotariani di Puglia e Basilicata per l’ultimo appuntamento annuale del progetto distrettuale “Il Rotary per i Castelli”.

A fare gli onori di casa è stato il presidente del Rotary Club Andria Castelli Svevi, Giuseppe Guglielmi, che ha salutato gli intervenuti e ha presentato i relatori del breve convegno che ha preceduto la visita guidata. Visita – diciamo subito – estremamente interessante perché guidata da Giovambattista De Tommasi, l’allora giovane ingegnere della Soprintendenza che fu direttore dei lavori di restauro iniziati nel 1975: l’uomo, quindi, che di Castel del Monte conosce ogni pietra e che ne ha studiato , con indagine scientifica, la storia.

Il primo intervento è stato di Franco Facecchia, delegato del Governatore per il progetto, e in pratica l’organizzatore di tutto il percorso che da alcuni anni compie “Il Rotary per i Castelli”. Facecchia ha sottolineato come il simbolo di tutti i castelli sia anche il 30° castello visitato dai rotariani.  Dopo aver illustrato la storia del progetto, il delegato ha ricordato lo scopo, ovvero la valorizzazione, l’utilizzo a fini sociali e turistici, la risoluzione dei problemi gestionali (questi ultimi denunciati da tutti i sindaci incontrati).

<Occorre spezzare alcune “catene” – ha detto il delegato – a causa delle quali  la curva del flusso turistico in Puglia aumenta, ma quella delle visite nei suoi siti culturali è piatta>.

E’ stata poi la volta di Giovanbattista De Tommasi  che ha raccontato questo monumento  <Unico nella storia dell’architettura e nell’architettura fortificata>, con la sua forma perfettamente ottagonale, con otto torri ottagonali, col cortile ottagonale, con otto stanze al piano terra e otto stanze al piano superiore, ecc.

<C’è un documento  – ha esordito il tecnico – che ne attesta l’anno di costruzione, ed è del 1240. In quella lettera, Federico II ordinava al suo vassallo di raccogliere sul colle, sito a 540 metri sul livello del mare, il materiale per la costruzione del castello>.

Il castello perfetto pare che non abbia mai  subito un attacco, visto una scaramuccia, ma sia servito all’imperatore come lussuoso casino di caccia da esercitare  con i suoi amati falconi, e per stupire i suoi ospiti con la bellezza della costruzione e lo sfarzo degli arredi.

Per uno di quei curiosi disegni del destino, dopo la morte di Federico II (1250) e del figlio Manfredi  (1266) avuto da Bianca Lancia, Castel del Monte  divenne per ben trent’anni la prigione della seconda moglie di Manfredi, Elena (la prima fu Beatrice di Savoia), e dei suoi  tre figli maschi.

Nel 14° secolo la dimora andriese vide due matrimoni illustri: quella di Beatrice d’Angiò col Duca di Andria; e quello di Maria del Balzo (un’ava del Principe di Taranto, Raimondello del Balzo Orsini) con un tal Cavalier Umberto.

A metà Cinquecento, Castel del Monte viene venduto a una famiglia privata che presto non riesce  a mantenerlo, per cui nei due secoli successivi il maniero viene abbandonato e depredato di tutto, persino dei marmi di rivestimento.

Il prof. Carlo Dell’Aquila, rotariano del Tarantino e componente del comitato scientifico de “Il Rotary dei Castelli”,  rinvenne un documento nel quale la Corte di Caserta  chiedeva al Duca di Trani di accertare se ci fossero delle colonne di porfido da trasferire  nella città campana. Le colonne – non di porfido – c’erano, ma per prelevarle  bisognava demolire mezzo castello. Per fortuna non se ne fece niente.

Le ultime due date degne di memoria   sono di segno nettamente positive: nel 1876 il neonato Stato Italiano acquista il castello per l’enorme somma di 25mila lire ; e il 1975 il nostro De Tommasi potè avviare i lavori di restauro che ci hanno restituito la bellezza, il fascino e la storia del monumento simbolo, dal 2001 stampato sulla moneta da un centesimo di euro.

I lavori sono stati conclusi dal prof. Riccardo Giorgino, presidente di tutti i pastpresident rotariani di Italia , San Marino e Malta, quindi tutti i rotariani presenti si sono spostati al castello per la visita sulle orme di colui che a giusta ragione fu definito Stupor Mundi.

Nella foto, gruppo di rotariani si avviano verso il Castel del Monte.
(Antonio Biella)


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