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Roma. Papa Francesco: non sia l’Expo dello spreco

Roma. Nel primo giorno dell’Expo, le parole di Papa Francesco hanno avuto un suono nitido e ben distinguibile. Expo si propone – sotto il profilo culturale e ideologico – come una piattaforma onnicomprensiva. La piena libertà data agli espositori e la molteplicità dei profili degli ospiti fanno sì che, in un programma della durata di sei mesi, si trovino elementi differenti e complementari: le grandi multinazionali e il chilometro zero, i big player del food and beverage globale e le nicchie dello Slow Food, i movimenti contrari all’Ogm e gli scienziati che invece lo sostengono.

Secondo alcuni osservatori questa impostazione garantisce ricchezza. Per altri il rischio è quello di una contraddizione latente: tutto e il contrario di tutto. Nel primo giorno dell’Expo, con il suo intervento da Roma Papa Francesco ha espresso un punto di vista molto netto sui temi della nutrizione del pianeta e del rapporto con il prossimo. Il Santo Padre ha adoperato una espressione precisa: «Globalizzare la solidarietà». E ha poi ricordato «i volti degli uomini e delle donne che hanno fame». Bergoglio ha esplicitamente richiamato un celebre discorso tenuto da Papa Giovanni Paolo II alla Fao.

Era il 13 novembre 1996. L’allora Santo Padre era l’ospite principale del vertice. In quella occasione, Karol Wojtyla coniò l’espressione «il paradosso dell’abbondanza». Con il carisma e la statura di un uomo come Giovanni Paolo II, vennero definite – diciannove anni fa – le responsabilità del Primo Mondo nei confronti delle aree più povere. E, soprattutto, fu sottolineata l’esigenza di sviluppare azioni di rimedio ai gap storici che – nella società e nell’economia – si erano venuti a creare nei secoli, contribuendo alla formazione della piaga della fame.

Papa Francesco, ieri, è ripartito da lì. Da quel nucleo concettuale, diventato ormai parte integrante del complesso pensiero cattolico. E ha criticato, in videoconferenza da Roma, «l’obbedienza della cultura dello spreco e dello scarto». Dunque, un richiamo a un’azione sia personale sia politica. Il cui contenuto riguarda sia l’ambiente che gli uomini, in una nutrizione del pianeta che – se condotta correttamente – non può che portare alla nutrizione di quanti – tutti quanti – abitano questo pianeta. Con una evocazione-invocazione finale assai forte: «Bisogna smettere di abusare del giardino che Dio ci ha affidato», ha scandito con intensità Papa Francesco.

Fonti: Il Sole 24 Ore
(Francesco Mulè)

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