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Roma. Il giornalista Gianni Donaudi ricorda Filippo Gentiloni

Roma. Dopo Giovanni Franzoni anche Filippo Gentiloni (classe 1924) è scomparso a Roma.

-Entrambi erano stati nella loro esistenza, molto attivi nei movimenti cristiani di base e nella costituzione della comunità di San Paolo fuori le Mura in via Ostiense in Roma -

Filippo aveva fatto parte per alcuni anni dei Gesuiti, l’ordine fondato da Ignacio di Loyola – Più tardi ne era uscito, ma consensualmente. Nel senso che non veniva spretato e che gli veniva riconosciuto il suo stato laicale dalla chiesa stessa, potendo così sposarsi con rito religioso.

Nei primi anni ’70 aveva dato vita, insieme a Franzoni e altri alla rivista COM (mensile di confronto comunitario), fusosi pochi anni dopo con l’evangelico Nuovi Tempi diretto dal pastore valdese Giorgio Girardet.

Teologo assiduo, aveva scritto diversi libri, alcuni dei quali editi dalla Claudiana (area valdese) e collaborava a varie riviste e giornali, tra cui Il Manifesto dove per molti anni tenne la rubrica ” Settimo Cielo” dedicata ad argomenti teologici ed ecclesiastici -

Gentiloni fu anche uno dei primi che in area catto- “comunista” e nella sinistra in genere, cominciò a prendere in considerazione il pensiero di Fiedrich Nietzesche (fino allora i cattolici di sinistra o ex cattolici si erano limitati timidamente a Marx e a Freud) .

“La cosa potrebbe apparire simpatica -commenta Donaudi- se non ci chiedessimo a quale Nietzesche egli si riferisse (come non esiste un Marx unico, non esiste un Nietzesche unico)”.

Se, cioè, all’uomo differenziato (“…capace, epperò di virtù creatrice, generosità…e superamento della propria individualità…”) o se invece si riferisse al peggior c.d. “superuomo” la cui teoria è servita, tra la fine dei ’70 e gli inizi degli ’80, a molti “lupi mannari”, tenebrosi, “lunari” e “inferi ” contestatori (si fa per dire…) che utilizzarono tale teoria onde realizzare il loro peggior Ego nichilistico, anche a scapito di chi stava loro intorno, dando del “cattolico” e del “borghese” a chi diceva loro qualcosa, e dissacrando ogni principio e sentimento .

“Certo, -ricorda il collega- in ogni caso Gentiloni aveva scritto quegli articoli in buona fede e non pensiamo sia responsabile delle belle “conclusioni” che lupi mannari con gli occhi di fuori e pelo-pidocchiosi, a volte scimmiottati con scarso successo da quelli che Giampiero Mughini definì anni fa “i cretini col “K” “, ne trassero per appropriarsi di un potere su corpi e menti (e a volte tasche) altrui . Un piccolo potere, ancora più odioso e viscido di quello ufficiale e dichiarato”.

Nonostante il cognome, Filippo Gentiloni non aveva alcun rapporto di parentela con quel Gentiloni del famoso mini-concordato tra Stato e Chiesa del 1910.

“Fino al 1980 -conclude Donaudi- facevo parte della redazione torinese di “Com Nuovi Tempi” e ogni tanto mi recavo nella capitale dove avevo avuto modo di conoscere Filippo e gli altri. Per questo ho voluto ricordarlo…”
(Francesco Mulè)

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