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Roma. Gli alabardieri di Monza incontrano Papa Bergoglio in Vaticano

Roma. Mercoledì mattina, 26 aprile, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro, Papa Francesco ha incontrato gli alabardieri del duomo di Monza in visita a Roma. Per la prima volta nella storia.   È passato un mese dalla visita a Milano e dalla grande messa al parco di Monza ma papa Francesco ha ben vivo il ricordo di quella folla oceanica che lo accolto. E lo ha ricordato mercoledì mattina, 26 aprile, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro incontrando gli alabardieri del duomo di Monza in visita a Roma.

«Il Papa ci ha rinnovato la sua gioia di essere stato a Monza – commenta un emozionatissimo Giorgio Villa, comandante del corpo – e ci ha chiesto ripetutamente di pregare per lui. È stata un’emozione fortissima a partire dalla nostra sfilata in divisa attraverso la piazza affollata di fedeli e pellegrini».

«La giornata -scrive Luigi Losa- rimarrà nella storia oltre che nella memoria degli alabardieri, 14 sui 18 dell’attuale organico che hanno preso parte alla trasferta romana anche per incontrare le guardie svizzere. Tutti emozionati sino alla commozione a stento trattenuta, i dodici alabardieri che sono sfilati sulla piazza con le loro sgargianti divise blu arricchite di fregi dorati e le feluche dal piumaggio rosso (bianco per il comandante) andando poi a sistemarsi sotto la statua di san Pietro a sinistra della facciata della basilica. Ad accompagnare gli alabardieri con familiari, amici, le fidate guardarobiere Anna Di Leo e Maria Tavella, c’erano l’arciprete monsignor Silvano Provasi e Giuseppe Fontana, ad dell’omonimo gruppo leader mondiale della bulloneria ma soprattutto sponsor e sostenitore entusiasta del corpo monzese.

Dopo l’udienza il gruppo monzese è stato accompagnato a visitare i giardini vaticani e quindi la caserma delle guardie svizzere incontrando il vicecomandante, il tenente colonnello Philippe Morand, che ha sottolineato il forte legame con il santo padre e con la Chiesa degli unici due corpi armati al mondo autorizzati in tal senso».

Anche monsignor Provasi non ha nascosto la sua soddisfazione: «Una bella festa nel segno dell’appartenenza alla Chiesa universale anche in un contesto locale come il nostro – commenta – e il fatto che cresce il numero dei giovani che entrano nelle file degli alabardieri conferma la validità del lavoro fatto anche sul piano educativo da don Carlo Crotti che funge da assistente». Il ruolo dell’arciprete è stato determinante per la piena ripresa del corpo avviato negli anni ‘80: sotto la sua guida sono stati redatti statuto e regolamento, sono stati trovati aiuti e sostegni per l’attività, sono state intensificate le presenze alle celebrazioni più importanti della Chiesa monzese.

La pagina più bella della giornata è però quella scritta da Carlo Bestetti, alabardiere da una vita seguito dal figlio Gualtiero rimasto a Monza per lavoro. «Ho portato al papa – racconta con il magone che ancora gli strozza la gola – l’abbraccio del mio nipotino Amedeo, sei anni, che due anni addietro era stato abbracciato proprio dal santo padre: allora era reduce da un trapianto di fegato all’ospedale di Bergamo per tumore che lo aveva colpito anche ad un polmone questo curato al San Gerardo dal dottor Jankovic. Amedeo ora sta bene e ha voluto che ricambiassi al papa».
(Francesco Mulè)

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