Roma. Dopo le liste, i musi lunghi nel Pd arrivano fino al governo

Scritto da Redazione Il 4 febbraio 2018 @ 18:58 Nella categoria POLITICA

Roma. Tre quarti delle liste del Pd per le politiche 2018 sono cambiati nelle due notti dei lunghi coltelli: quella tra venerdì e sabato e quella tra sabato e domenica.

Parlamentari come il deputato Angelo Rughetti (area Delrio) e la senatrice Francesca Puglisi (area Franceschini) erano sicuri di essere in lista fino all’ultimo: il primo nel suo collegio di Rieti e nel proporzionale, la seconda nel collegio Ferrara-Bologna. Poi, la doccia gelata. Le liste 2018 lasciano uno strascico di musi lunghi nel Pd, così lunghi che arrivano a coinvolgere anche la squadra di governo, quella che all’inizio della campagna elettorale era stata presentata da Renzi come la punta di attacco contro gli avversari.Marco Minniti è deluso e imbarazzato.

Oggi Orlando usa parole di fuoco: “Invito gli esponenti della maggioranza a non negare l’evidenza e non tornare su questo punto, altrimenti dovremo tornarci anche noi. Affermare per esempio che il fatto che ci sia Siani vuol dire che non sono tutti renziani, non è fare torto alla minoranza ma all’intelligenza. Il fatto che uno su novecento e passa candidati non sia renziano non dimostra che non lo siano gli altri”. Anche se non può fare altro che stare al gioco per ora: “Preferirei che il partito restasse unito attorno a Renzi perché ha una buona affermazione e in questo senso mi impegnerò”.

Il segretario replica a Radio 101: “E’ normale che gli esclusi esprimano la loro amarezza, chi con più stile, chi con meno. Ma non è questo certo il problema per l’Italia, il problema non sono le risse interne a tutti i partiti, non solo il Pd. Un po’ di ricambio non fa male. Suggerirei a tutti i dirigenti del Pd, basta polemiche, ora iniziamo a lavorare”. La resa dei conti è evidentemente rimandata al dopo-elezioni, a seconda del risultato elettorale. Il punto è che nel partito c’è il caos. “Solo a livello di gruppi dirigenti”, dicono i renziani, convinti che invece la base gradisca le operazioni del segretario sulle liste.

Ma nell’area Renzi si segnala anche il malumore di Graziano Delrio, candidato nel suo collegio a Reggio Emilia, senza paracadute proporzionale e per la Camera dei deputati. Mentre, come è noto, Renzi ha spostato il suo quartier generale al Senato: dove tenta di approdare insieme ai fedelissimi Andrea Marcucci, Francesco Bonifazi, Ernesto Carbone. Pure lo stesso Matteo Richetti, candidato subito dopo Valeria Fedeli nel proporzionale a Modena (Senato), non ha gradito l’andazzo generale. sarà anche solo una questione di gruppo dirigente, ma in questa storia delle liste molti rapporti si sono strappati.
(Lara Calogiuri)


Articolo pubblicato da: LIGURIA 2000 NEWS

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