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Roma. Dopo le liste, i musi lunghi nel Pd arrivano fino al governo

Roma. Tre quarti delle liste del Pd per le politiche 2018 sono cambiati nelle due notti dei lunghi coltelli: quella tra venerdì e sabato e quella tra sabato e domenica.

Parlamentari come il deputato Angelo Rughetti (area Delrio) e la senatrice Francesca Puglisi (area Franceschini) erano sicuri di essere in lista fino all’ultimo: il primo nel suo collegio di Rieti e nel proporzionale, la seconda nel collegio Ferrara-Bologna. Poi, la doccia gelata. Le liste 2018 lasciano uno strascico di musi lunghi nel Pd, così lunghi che arrivano a coinvolgere anche la squadra di governo, quella che all’inizio della campagna elettorale era stata presentata da Renzi come la punta di attacco contro gli avversari.Marco Minniti è deluso e imbarazzato.

Oggi Orlando usa parole di fuoco: “Invito gli esponenti della maggioranza a non negare l’evidenza e non tornare su questo punto, altrimenti dovremo tornarci anche noi. Affermare per esempio che il fatto che ci sia Siani vuol dire che non sono tutti renziani, non è fare torto alla minoranza ma all’intelligenza. Il fatto che uno su novecento e passa candidati non sia renziano non dimostra che non lo siano gli altri”. Anche se non può fare altro che stare al gioco per ora: “Preferirei che il partito restasse unito attorno a Renzi perché ha una buona affermazione e in questo senso mi impegnerò”.

Il segretario replica a Radio 101: “E’ normale che gli esclusi esprimano la loro amarezza, chi con più stile, chi con meno. Ma non è questo certo il problema per l’Italia, il problema non sono le risse interne a tutti i partiti, non solo il Pd. Un po’ di ricambio non fa male. Suggerirei a tutti i dirigenti del Pd, basta polemiche, ora iniziamo a lavorare”. La resa dei conti è evidentemente rimandata al dopo-elezioni, a seconda del risultato elettorale. Il punto è che nel partito c’è il caos. “Solo a livello di gruppi dirigenti”, dicono i renziani, convinti che invece la base gradisca le operazioni del segretario sulle liste.

Ma nell’area Renzi si segnala anche il malumore di Graziano Delrio, candidato nel suo collegio a Reggio Emilia, senza paracadute proporzionale e per la Camera dei deputati. Mentre, come è noto, Renzi ha spostato il suo quartier generale al Senato: dove tenta di approdare insieme ai fedelissimi Andrea Marcucci, Francesco Bonifazi, Ernesto Carbone. Pure lo stesso Matteo Richetti, candidato subito dopo Valeria Fedeli nel proporzionale a Modena (Senato), non ha gradito l’andazzo generale. sarà anche solo una questione di gruppo dirigente, ma in questa storia delle liste molti rapporti si sono strappati.
(Lara Calogiuri)

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