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Ritardo nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Commento dell’on. Vico

Roma. Potrebbe trattarsi di 60 miliardi di euro, ma c’è chi stima che l’ammontare del ritardato pagamento da parte della pubblica amministrazione nei confronti delle aziende (soprattutto medio-piccole) sia addirittura superiore.

I crediti di cui parliamo – spiega l’onorevole tarantino Ludovico Vico che in aula, commentando il decreto attuativo che obbliga il Governo italiano ad accogliere la direttiva europea 2011/7 (lotta contro i ritardi di pagamento – ndr), è intervenuto in favore di una rapida soluzione del problema – sono catalogati come commerciali e quindi certamente non vanno ad aumentare il debito di cui la UE ci chiede di rientrare, ma rappresentano anche una delle più grandi piaghe per il sistema imprenditoriale italiano.

Maglia nera in tema di ritardi va alle ASL italiane, con ritardi nei pagamenti dei fornitori che nel Sud Italia raggiungono anche i 925 giorni, rispetto ai 92 del Trentino o i 112 della Lombardia.

Le aziende, e quelle del Sud in maniera specifica – spiega Vico -  si trovano costrette a fronteggiare un aggravio di oneri non indifferente: la mancanza di liquidità, il mancato incasso delle fatture e il ricorso ad ulteriori prestiti bancari, infine lo smacco di non poter concorrere agli appalti della pubblica amministrazione perché, ad esempio, debitori minimi di oneri sociali che impediscono l’emissione del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva – ndr).

Un paradosso con cui le aziende italiane sono costrette a convivere e che presto il provvedimento licenziato dal Governo in accoglimento della Direttiva Europea potrebbe sanare.

Va corretto il rapporto tra Stato e impresa – dichiara ancora Vico –perché è assurdo essere creditori rilevanti della pubblica amministrazione e non potere accedere ad esempio ad una compensazione tra credito e debito nei confronti di Equitalia.

Accolta la direttiva europea si attende quindi l’individuazione delle modalità applicative che consentirebbero allo Stato di correggere tale squilibrio.

E’ indubbio che la situazione italiana in merito ai ritardati pagamenti ha subito un ulteriore peggioramento che deriva dai vincoli imposti dal Patto di Stabilità interno – spiega ancora il parlamentare del PD – La somma del ritardato pagamento e dei vincoli imposti dal suddetto Patto determina una situazione per cui gli enti locali committenti (ormai da oltre tre anni – ndr) pure in presenza di una lecita assunzione di impegni di spesa in precedenti esercizi, si trovano a dover decidere se pagare il debito maturato dall’appaltatore, violando il Patto di stabilità, o non effettuare i pagamenti dovuti, violando la normativa in materia di transazioni commerciali.

Nella foto l’on. Ludovico Vico

Un punto che sembra essere lo snodo fondamentale della questione e che Vico porta all’attenzione del Governo e dell’opinione pubblica, chiamando in causa anche l’ABI e le rappresentanze di impresa al fine di accelerare un confronto nazionale su un vincolo  che lo Stato – afferma il deputato pugliese – “come soggetto di politica economica avrebbe tutto l’interesse di allentare per accelerare la ripresa e i pagamenti in funzione anticiclica”.


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