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Ricordo di suor Marianna Morandi

Savona. Qualche tempo fa, ho saputo della morte di suor Marianna Morandi, che era stata mia insegnante di filosofia. Alle medie, infatti, mia madre mi aveva iscritta alle Rossello (così chiamavamo brevemente l’Istituto Santa Maria Giuseppa Rossello) di Savona perché, quando lei era una giovane povera, incontrava le alunne di quella scuola con la divisa e aveva desiderato che anch’io appartenessi a un ambiente di persone benestanti. In quella scuola, io avevo trovato tutto: motivazione allo studio ma anche comprensione, affetto, formazione. Ricordo che suor Aloisia diceva che avrei dovuto fare la scrittrice; un mio testo, in prima media, era stato persino recitato nel teatro dell’Istituto, ecc. ecc.

Naturalmente, oltre alle gratificazioni, mi castigavano anche! Un po’ perché chiacchieravo: dovevo stare sempre nel primo banco o, al massimo, nel secondo, mentre avrei voluto essere negli ultimi posti –per poter chiacchierare in pace, appunto!- oppure mi davano due nella materia che era in orario in quel momento. Così, io che tenevo tanto al voto, dopo, dovevo farmi interrogare più volte per rimediare (erano anni prima del sessantotto e il mondo era diverso)! Oppure mi davano due perché non volevo mangiare la minestrina che, diciamo la verità, trovavo proprio ripugnante. Spesso, ad assistere alla mensa c’era suor Sabina, insegnante di matematica. Io provavo a nascondere la minestra sotto i piatti vuoti delle mie compagne ma, quella maleducata della minestra, essendo liquida, scappava fuori dal piatto quando gliene mettevo un altro sopra, e la suora se ne accorgeva: due di matematica!

Nonostante fossi stata molto brava e avessi avuto un giudizio estremamente positivo all’esame di terza media, avevo scelto di frequentare le Magistrali solo ed esclusivamente perché lì c’era quel corso. Volevo rimanere dove mi volevano bene. Così, avevo incontrato suor Marianna che era l’insegnante di filosofia. All’inizio, io non capivo niente di quella materia, mi pareva così complessa che mai sarei potuta arrivare tanto in alto. Suor Marianna, per me, era talmente intelligente da essere al di sopra delle persone normali, irraggiungibile. Un mito. Ah, se avessi potuto comprendere quello che lei comprendeva! Nonostante io fossi, dunque, un po’ dura a capire, mai lei mi aveva fatto pesare le mie difficoltà. La filosofia era diventata (e lo è ancora), infine, la mia materia preferita: a furia di provare a farmi ragionare, avevo imparato a usare la ragione e mai più avevo avuto alcun problema. Ma, soprattutto, suor Marianna era il mio esempio morale di vita. La sua onestà intellettuale, la capacità di giudizio, l’integrità, la fuga dalla falsità, il rispetto della vita altrui e dei diritti di chi ha meno, era ciò che volevo raggiungere.

Infine, tutto quello che sono me l’ha dato lei. Anche il coraggio di scelte difficili, anticonformiste, di essere me stessa, con tutte le mie manchevolezze. La mia famiglia di nascita, normale, certo, ma non adatta per me, per quello che io cercavo, non mi ha veramente cresciuta: l’hanno fatto le suore e, in particolare, proprio suor Marianna.

Alcuni anni fa, l’avevo incontrata per la strada, a Savona. Lei si era ricordata di me e, in particolare, che fossi una persona buona. Naturalmente, io, purtroppo, non sono mai stata buona come credeva lei, ma il fatto che lo pensasse mi ha sempre stimolata a insistere, a cercare di migliorare, di provare a diventarlo almeno un po’. Provare a perseguire il bene e l’amore, la giustizia, i diritti dell’essere umano, la saggezza… che non è certo rinunciare a ciò che si crede giusto, né piegarsi all’ipocrisia, al comodo, al quieto vivere, alla finzione…

Così, ad esempio, per suo merito, nei tanti anni del mio lavoro di insegnante, ho sempre cercato di credere nelle qualità positive dei miei alunni, di dar loro fiducia e amore perché potessero essere, come me, stimolati a fare meglio. Mai li ho offesi e denigrati – anche se li ho sgridati e corretti-, perché ho capito quanto bene può fare essere accoglienti. Credo anche fermamente che un insegnante, per quanto imperfetto, debba essere esempio morale per gli adolescenti.

Io cercherò fino al mio ultimo giorno, anche se è difficilissimo, di migliorare e di essere più buona, perché è la strada maestra che mi hanno indicato, quando io la cercavo. So che non ci riuscirò, solo i santi ci riescono -veramente faccio tanta fatica!-, ma sono certa che suor Marianna e Dio mi potranno perdonare se, almeno, avrò messo qualche altra persona sul cammino.

Renata Rusca Zargar

Ho sempre ricordato e insegnato questa poesia di Emily Dickinson (l’avevo fatta anche stampare e appendere nel corridoio del Liceo Artistico, in modo che tutti la leggessero -come anche nella camera delle mie figlie -) perché l’ho imparata allora. È la luce che seguo nella mia vita.

Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi
Non avrò vissuto invano 
Se potrò alleviare il Dolore di una Vita
O lenire una Pena

O aiutare un Pettirosso caduto
A rientrare nel suo nido
Non avrò vissuto invano.


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