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Ricordando Rudy Valentino è l’omaggio al mito all’attore e all’uomo

Castellaneta. In occasione del 91° anniversario della morte del mito del cinema muto Rodolfo Valentino, nato a Castellaneta il 6 maggio 1895 e morto a New York il 23 agosto 1926, la Fondazione Rodolfo Valentino di Castellaneta, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Castellaneta, martedì 22 agosto 2017 alle ore 21:00 organizza “Ricordando Rudy Valentino“, omaggio al mito, all’attore e all’uomo, che si terrà a Castellaneta davanti al monumento a lui dedicato. L’obiettivo è quello di rilanciare l’immagine culturale di Rodolfo Valentino e di valorizzare, in maniera adeguata, la figura del primo divo del cinema.

Per l’occasione si terrà il concerto del Francesco Greco Ensamble con l’esecuzione di “L’antologia”, 23 brani tratti dalle migliori colonne sonore da film, armonizzati, legati tra di loro, tra emozioni e virtuosismi per poi finire con un omaggio al mito del cinema Rodolfo Valentino; la serata sarà presentata dall’attore Claudio Pinto.

La manifestazione é organizzata in contemporanea e in collaborazione con Valentino Memorial di Hollywwod, in occasione della celebrazioni del 91° anniversario della morte di Rodolfo Valentino presso il Memorial Park Cemetery di Los Angeles, organizzate dalla rivista Rudolph Valentino Newsletter di Los Angeles.

La serata-evento è un concerto per omaggiare il grande mito del cinema nato a Castellaneta e scomparso il 23 agosto 1926; Rudy, come veniva amichevolmente chiamato dagli amici, venne stroncato da una banale peritonite: aveva soltanto 31 anni.

Il 23 agosto 1926 muore il mito del cinema muto nato a Castellaneta il 6 maggio 1895; fra le informazioni e notizie dell’ultima ora, la Gazzetta del Mezzogiorno pubblica, senza alcun rilievo, la notizia della morte dell’attore cinematografico Rodolfo Valentino a New York, il pomeriggio del 23 agosto, per complicazioni polmonari a seguito di un intervento per appendicite e ulcera. Il 25, Rodolfo Valentino e il corrispondente da Castellaneta, Ettore Palmieri, avranno l’onore della seconda pagina. Il 28, Mantica Barzini, che lo aveva conosciuto personalmente senza aver mai visto un suo film, scriverà una nota di terza pagina sul mito di Valentino e, nella Gazzetta di lunedì 30, ci sarà un nuovo articolo su Valentino, l’idolo delle donne.

Il quadro quindi è completo: l’uomo, l’artista, il mito.

Sono articoli che accendono l’interesse dei lettori pugliesi perchè il divo americano è nato dalle nostre parti ma in effetti ai frequentatori del nuovo spettacolo ancora muto, il nome di Rodolfo Valentino non dice poi molto. Dei film da lui interpretati il primo, di grande successo, è del 1921. In Italia ne sono arrivati sì e no un paio e, del resto, quanti, dalle nostre parti, potevano permettersi il lusso di andare al cinematografo? Il fascismo, d’altronde, li aveva proibiti. Valentino ebbe il torto di chiedere la cittadinanza americana proprio quando Mussolini invitava gli emigrati a conservare la cittadinanza per l’orgoglio che doveva sentire ogni italiano di appartenere ad un popolo che aveva conquistato il mondo. Inutile fu una lettera personale di Valentino al Duce dove spiegava che senza l’acquisizione della nazionalità americana rischiava di restare disoccupato.

Chi era dunque Rodolfo Valentino che in tutto il mondo, soprattutto in America, contava milioni di ammiratori in special modo fra il gentil sesso? Per noi, del Mezzogiorno, non era altro che il prodotto della disoccupazione, della miseria e dell’emigrazione meridionale ma anche simbolo di riscatto. Valentino faceva parte di quei giovani disperati che nel 1913 lasciano tutto, sradicando dai loro cuori profonde radici affettive, pur di trovare un luogo in cui la morte non avvenisse per inedia morale e culturale. Certo, Rodolfo non era il solito contadino pugliese, apparteneva ad una famiglia della piccola borghesia e, proprio per questo, la sua esuberanza, la smania di vivere, le sue esigenze e le sue ambizioni non potevano certamente concentrarsi nel piccolo universo tarantino dove visse con la madre prima di imbarcarsi per la già mitica America.

Rodolfo Pietro Filiberto Raffaele Guglielmi nasce a Castellaneta, in via Commercio 34 il 6 maggio 1895. È il secondo di tre figli del dottore veterinario Giovanni Guglielmi e della gentildonna francese Maria Berta Gabriella Barbin Anche don Giovanni, prima di addottorarsi e sposarsi, aveva avuto esperienze artistiche: si esibiva come cavallerizzo in un circo della stessa Castellaneta: figlio d’arte, diremmo oggi. In realtà il ragazzo aveva preso dal padre il gusto dell’esibizione.

Furono in tanti a raccontare, dopo, le bravate di Rodolfo a cui gli amici avevano affibbiato il soprannome di sparapaddune. L’amore per la danza, soprattutto i sensuali tanghi argentini, che lo vedeva presente in tutte le manifestazioni sociali di Castellaneta prima e di Taranto poi, non gli impedisce di diplomarsi in agraria, ma Rodolfo Guglielmi non ha alcuna intenzione di occuparsi d’agricoltura; preferisce il mondo dello spettacolo e diventa assiduo frequentatore dei cafè-chantant di Taranto.

Poi, un bel giorno, improvvisamente, scompare. Imbarcandosi nel dicembre del 1913 per l’America; cinque mesi dopo arriva alla madre, ormai disperata, una lettera dal Brasile. Comincia da qui, per Rodolfo, il sogno e l’avventura nel favoloso mondo americano che nel ‘25 gli farà guadagnare l’incredibile cifra di un milione di dollari.

La trafila nel cinema fu dura: prima fece la comparsa, l’ubriaco, il mendicante e poi cominciò ad avere le prime parti.

Nel 1921 interpretò “I quattro cavalieri dell’Apocalisse” dove ballava il famoso tango insieme ad Alice Terry: fu un trionfo.

Rodolfo Valentino comincio ad interpretare film su film, fra cui “Lo sceicco”, “Sangue e arena”, “L’aquila nera” e ”Il figlio dello sceicco”.

Proprio alla prima di quest’ultimo film, a New York, fu ricoverato al Polyclinic Hospital per un attacco di peritonite e, poichè i medici non seppero scongiurare il pericolo della setticemia, morì all’età di 31 anni il 23 agosto 1926 di pleurite, polmonite e peritonite.

I funerali si svolsero in pompa magna e in un delirio collettivo mai verificatosi prima.

Dopo la morte di Valentino furono prodotti i primi film sonori: sarà stato un caso ma nel 1985 nasceva Rodolfo Valentino e anche il cinema e cosi alla sua morte nel 1926 finiva l’era del cinema muto.
(Franco Gigante)

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