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Renzo Arbore ritorna con “E pensare che dovevo fare il dentista”

Milano. “L’anno prossimo compio cinquant’anni con la musica e ci saranno delle celebrazioni, ma intanto ho voluto realizzare questo progetto discografico che è stata una sorpresa anche per me”.

Renzo Arbore ha introdotto così “E pensare che dovevo fare il dentista”, il doppio album con ospiti prestigiosi, eccezionali duetti, gemme della canzone napoletana e interpretazioni inedite.

“Non pensavo che a questa età, e con due protesi, arrivassi a tanto – ha scherzato – Mio padre era dentista e aveva un laboratorio dove mi faceva assistere alle estrazioni dei denti per convincermi a intraprendere il suo lavoro; era anche appassionato di musica, suggerendomi che fare l’artista è il miglior antidoto ai dispiaceri della vita. Ho preso spunto da questo antefatto per dare un titolo un po’ goliardico a questo mio progetto”.

Sono 29 i brani di questo cd ed il primo contiene prestigiosi ospiti ed eccezionali duetti.

“Con Lucio Dalla condividevo la stessa passione per il jazz, che ha anche Rossana Casale: la voce ce l’ho ancora, ma non so se arriva al terzo ‘vincerò’ – ha ammesso – Non poteva mancare Renato Carosone con i ritmi esotici e mediterranei, e anche “Blue Christmas”, la canzone natalizia più triste che parla di un amore che finisce proprio a Natale, con un’atmosfera americana alla New Orleans. Insomma un cd scherzoso che contiene delle cose serie”.

In chiusura del primo cd c’è una registrazione eccezionale di Ray Charles con l’Orchestra Italiana.

“É l’unica esecuzione al mondo di “O sole mio” mai incisa prima dal grande Ray – ha rivelato – L’ha voluta cantare al Paramount Madison Square Garden di New York perchè diceva essere una canzone soul, una interpretazione davvero straordinaria”.

Renzo Arbore è proprio soddisfatto e contento di questo suon uovo lavoro.

“Ci sono le mie passioni, la canzone napoletana con l’Orchestra Italiana che ha 25 anni – ha sottolineato – É la summa di un lavoro fatto nel mondo e in Italia per far capire ai cinesi, ai russi, ai giapponesi la bellezza della nostra musica, il jazz, lo swing, classici che hanno contribuito a diffondere la musica italiana nel mondo, come ha fatto da Pavarotti e continua a fare Bocelli. Le nostre canzoni del novecento devono essere utilizzate per la divulgazione della canzone italiana”.

L’artista si è poi soffermato sui suoi possibili progetti futuri.

“Vorrei fare delle canzoni non italiane in futuro – ha confidato – Sono appassionato della canzone messicana, capoverdiana, blues, cubana, portoricana, malinconica, e fare un duetto con Willie Nelson che mi piacerebbe conoscere e cantare con lui”.

Renzo Arbore presenterà questo progetto in alcuni instore: l’11 novembre al Mondadori Multicenter di Milano, il 12 all’Ibs di Roma, il 13 alla Feltrinelli di Napoli, il 14 a quella di Bari, il 15 all’Ibs di Firenze, il 19 alla Feltrinelli di Palermo e il 20 a quella di Catania; a dicembre torna in concerto: il 22 a Torino, il 26 a Bologna, il 28 a Isernia e il 31 a Roma.
(Franco Gigante)


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