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Regione, Cgil: “Sono più di 100 mila i poveri in Liguria”

Genova. Oggi a Genova presso l’NH Hoteles, la Cgil Liguria ha organizzato il Convegno “Via d(a)lla povertà. Reddito di inserimento sociale e nuovo welfare: una rete di protezione contro l’emarginazione”. La nostra regione risente pesantemente della crisi economica e come dimostrano i dati la povertà è ormai un aspetto strutturale del tessuto sociale ligure. Sono 112 mila le persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta; facendo una stima approssimativa si può parlare di circa 57 mila famiglie che difficilmente riescono a combinare il pranzo con la cena. La povertà non è più una questione che riguarda solo le regioni del sud e alla Liguria spetta il triste primato di regione più povera del nord.

Il dato sulla povertà si intreccia con quello sugli ammortizzatori sociali e sulla dispersione scolastica. Nel 2012 i lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali sono stati circa 16 mila con un tasso di disoccupazione che in 4 anni (2008 – 2012) raddoppia: dal 4.8 per cento all’8,1 (nello stesso periodo il tasso disoccupazione giovanile passa dal 18.7 per cento al 29.4).  Questi dati, integrati da quelli sulla dispersione scolastica sottolineano come il costo della crisi viene scaricato sui più giovani. Dal 2008 al 2012 infatti la dispersione scolastica passa dal 12.6 per cento al 17.2.

“Con la crisi cresce il numero delle persone che pur lavorando sono in condizioni di estremo disagio e sono soprattutto i giovani a farne le spese”, è quanto afferma Federico Vesigna Segretario generale della Cgil Liguria che aggiunge “Al crescere della povertà salgono i numeri della dispersione scolastica segno che la crisi sta ipotecando il nostro futuro e quello dei nostri figli”. Ecco perché secondo Vesigna non si può più rinviare l’adozione di misure quali ad esempio il reddito di inserimento sociale; una misura di contrasto alla povertà a carattere universale che affianchi il sostegno del reddito con un progetto mirato per l’integrazione sociale attraverso l’inserimento lavorativo. Un progetto che deve coinvolgere tutto il sistema dei servizi, dai servizi per l’impiego ai servizi sociali, per aiutare chi è in condizione di bisogno a recuperare l’autonomia economica attraverso il lavoro “Uno strumento di questo genere dovrebbe essere finanziato a livello nazionale ma di fronte ai ritardi del Governo è possibile immaginare di sperimentare una misura analoga a livello regionale?”.

L’occasione è quella del confronto sulla nuova programmazione dei Fondi Europei 2014 – 2020 dove almeno il 20% delle risorse del Fondo Sociale Europeo sono da destinarsi all’inclusione sociale e come conclude Vesigna “In un quadro di crescenti difficoltà con i comuni che a fronte dei tagli fanno sempre maggior fatica ad affrontare l’emergenza povertà, non si possono disperdere in mille rivoli le poche risorse disponibili e spetta alla Regione il compito di orientare le scelte attraverso un più forte ruolo di coordinamento del sistema dei servizi”.
(C.S.)

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