Home » NEWS, PRIMO PIANO » Referendum Alitalia. Prevale il no, ma è quasi un ‘gioco d’azzardo’

Referendum Alitalia. Prevale il no, ma è quasi un ‘gioco d’azzardo’

Siamo ormai in fase conclusiva, non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma sulla base dei dati già in possesso degli scrutinatori, il no ha viaggiato col vento in poppa, passa con il 67% dei voti, ed era evidente già dai risultati dei due seggi di Milano, dove i dipendenti della compagnia sono soprattutto piloti e fly assistants.

Una vittoria in grande stile del no. Come dire che il mal tempo s’intuisce dalla sera prima. L’ennesima intemperia si abbatte su un clima già in tempesta, mentre ci si attendeva una schiarita per riprendere il decollo con una rotta più certa.

E invece si resta ancora a terra, per volontà di un ‘equipaggio’ che ha valutato forse con il timore dell’ennesimo atterraggio di fortuna. Oppure l’ipotesi è un’altra, e non bisogna avere paura di azzardare, a questo punto, dato che il verbale conteneva un pre-accordo frutto di lunghe e travagliate intese tra le parti sociali, ma che in definitiva, conti alla mano, esprimeva anche la buona volontà del management di Alitalia, di venire incontro alle istanze dei lavoratori.

Richieste portate avanti con determinazione dai rappresentanti sindacali, con estremo rigore. Sindacati che non hanno mostrato cedimenti, che hanno indetto scioperi e creato disagi anche ai viaggiatori, pur di ottenere condizioni contrattuali favorevoli. 
L’affluenza è stata alta, l’87% degli aventi diritto hanno espresso il loro parere sul verbale siglato da vertici aziendali e sindacati il 14 aprile scorso. Il no è andato avanti anche a Roma, nell’urna che ha accolto il voto del personale ‘non operativo e amministrativo’, ha vinto il sì, in larga misura, ma non ha cambiato l’esito finale, considerati i risultati degli altri seggi della capitale (che erano 6), e di quelli di Milano. Ora si attende solo la proclamazione ufficiale del verdetto espresso dai lavoratori. E la perplessità è tanta.

Intanto in serata, il premier Gentiloni ha convocato a Palazzo Chigi il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio e quello dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, oltre a quello del Lavoro Giuliano Poletti. Gentiloni ha più volte escluso procedure di nazionalizzazione, e stasera è attesa una semplice conferma. Il premier questi giorni ha anche ribadito che l’approvazione del nuovo Piano industriale sarebbe stata l’unica via percorribile.
L’azienda, ha ridotto i tagli alle retribuzioni dal 30% all’8%, ridimensionato gli esuberi notevolmente. Considerato il momento delicatissimo che attraversa la compagnia, e la richiesta di fare prevalere, attraverso la consultazione, il buon senso, si può dire che qui si sta giocando anche un po’ d’azzardo, tra l’altro sulla propria ‘pelle’, sul posto di lavoro proprio e altrui.

Sui dipendenti Alitalia, che hanno avuto l’ultima parola, si potrebbe concludere che, senza nulla togliere ai loro diritti, c’è stato anche poco senso di responsabilità. Per salvare l’ex compagnia di bandiera, si sono mobilitati i vertici di diversi ministeri, il Consiglio di Amministrazione di Alitalia, il presidente designato, Luigi Gubitosi (dopo le dimissioni di Montezemolo), i sindacati, con Cgil in testa e l’inflessibile mediazione di Susanna Camusso.

Per dirla con un luogo comune, non si vorrebbe certo ‘fare l’avvocato del diavolo’, ma vista la posta in gioco, e tutto quello che è stato abbandonato ‘sul campo’, senza ombra di rimpianto, si è deciso non solo il destino di una compagnia aerea, ma anche quello di chi, con quel pre-accordo, aveva deciso di restarci. La contropartita? Lo sfascio totale, l’Amministrazione straordinaria e il Commissariamento, che è poi l’anticamera della liquidazione di un’azienda. Si doveva rischiare tanto? A quanto pare sì.

Ora tutto torna in salita, più in salita che mai, e un altro decollo sarà piuttosto arduo, improbabile, e ancora più tribolato. 
Hanno forse ragione i commenti della gente sotto gli articoli pubblicati questi giorni nei quotidiani? Ovvero che i dipendenti Alitalia sono stati sempre troppo coccolati, con super stipendi e trattamenti che altre aziende non si sono mai potute permettere? E che alla fine, i ripetuti dissesti, le crisi, hanno gettato alle ortiche finanziamenti pubblici che hanno pesato sulle tasche di tutti i cittadini?

Nessuno vorrebbe giudicare, ma nell’esito di questa consultazione referendaria, che consegnava a ciascun dipendente la libertà di decidere il proprio destino e quello di chi in fondo gli aveva fornito ‘pane e dolce’ per anni e anni, c’è qualcosa che non torna in termini di ragione e buon senso. I dirigenti dell’azienda, i titolari di tre ministeri, i sindacati, hanno cercato di aprire gli occhi agli oltre 11 mila dipendenti chiamati ad esprimersi, dichiarando che non esisteva un piano ‘B’, e che era necessario riflettere con cognizione di causa, prima del voto.

Non è servito a nulla. Ora si entra in un tunnel buio e incerto, e non sarà facile riprendere in mano una trattativa che in fin dei conti era il massimo che un’azienda in dissesto sul piano finanziario, potesse permettersi.

Tutto da rifare, ma sarà poi possibile un campo dei miracoli?
(Virginia Murru)


Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
Invia articolo ad un amico Invia articolo ad un amico Stampa questo articolo Stampa questo articolo

IMMAGINI DELLA LIGURIA



Meteo Liguria

Meteo Liguria

CAMBIO VALUTE

Il Widget Convertitore di Valuta è offerto da DailyForex.com - Forex Opinioni - Brokers, Notizie & Analisi

TUTTO CINEMA

© 2007 - 2017 LIGURIA 2000 NEWS - Anno XI - Collegati -

Se trovate qualcosa coperto da copyright comunicatelo al webmaster, provvederemo alla sua rimozione, grazie!