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Rapporto Oxfam. Nell’Ue paradisi fiscali che proteggono le multinazionali

Era noto  e se ne discuteva anche a Bruxelles, ma di fatto non c’erano stati interventi e misure efficaci tali da mettere fine ai privilegi delle multinazionali che eludono il fisco perché in alcuni paesi europei  possono contare su trattamenti di favore.

I paradisi del fisco li si immagina lontani dall’Europa, in luoghi magari esotici, dove la pressione fiscale è minima, quando non inesistente, e sia privati che aziende possono beneficiare del segreto bancario, fondare società off-shore, per  ingannare meglio con società di comodo attraverso vere e proprie procedure ‘legali’, vie in apparenza legittime che consentono di sottrarre risorse all’erario dei paesi d’origine.

Secondo una classifica stilata da ‘Money’, sono una decina i cosiddetti paradisi che in questo ambito offrono le migliori garanzie in termini di protezione, fungendo come un vero e proprio scudo nei confronti del fisco dei paesi d’origine, e tra questi luoghi discreti – non di rado note mete del turismo – ci sono anche paesi  alcuni paesi europei.

Dunque insieme alle Mauritius, Bermuda, Isole Cayman, Isola di Man (e tantissimi altri), troviamo  il Lussemburgo, la Svizzera, Irlanda, Monaco.  Ma l’elenco dei paesi che si prestano a proteggere ingenti capitali in fuga per ragioni fiscali, sono veramente tanti nel mondo.

In questa classifica manca l’Olanda, anche se risulta essere uno dei paesi che ‘tentano’ e inducono all’evasione proprio le multinazionali, per la sua particolare disciplina fiscale favorevole, complice si direbbe dei grandi capitali che cercano una via di fuga per evitare l’imposizione fiscale dei paesi in cui si originano i profitti.

In  ambito Ue quelli  maggiormente danneggiati da questi privilegi sono la Francia, l’Italia, la Germania e la Spagna, alle quali viene sottratto un gettito di circa 35 miliardi, dei quali, l’80% prende la direzione dell’Olanda, Lussemburgo e Irlanda. Ovvero:  il ‘tradimento’ avviene proprio tra i Paesi dell’Unione europea, dove le multinazionali hanno stabilito il ‘nido dell’aquila’.  All’Italia, secondo il rapporto Oxfam,  costa 6,5 miliardi di entrate, non risorse da poco.

Domani dovrebbe riunirsi l’Ecofin, il Consiglio Economia e Finanza del quale fanno parte i ministri delle Finanze dei paesi membri, per discutere dei metodi di contrasto verso le procedure sleali applicate in ambito fiscale dai  Paesi  che proprio un anno fa Ecofin definì “Giurisdizioni fiscali non cooperative”.

A novembre 2018, nella Gazzetta ufficiale è stata pubblicata al riguardo una consistente lista Ue. Il fine è quello di contrastare queste vie sleali e di migliorare la governance in materia fiscale sul piano globale, non solo europeo, consentendo così d’incentivare gli sforzi e la lotta contro la frode, l’evasione e l’elusione fiscali. L’obiettivo è quello di conseguire questi risultati, si mira pertanto a denunciare pubblicamente le giurisdizioni che permettono simili privilegi, e soprattutto indurle a collaborare con ‘sane’ procedure legali.

In questa ottica l’Unione europea intende seguire un processo in cui la tassazione delle imprese risulti leale ed efficace nell’ambito del mercato unico. Poiché l’evasione è un fenomeno che interessa l’intero sistema sul piano globale in termini di concorrenza fiscale e pianificazione fiscale aggressiva, ciò implica che si debbano fronteggiare le sfide esterne alle basi imponibili dei paesi in ambito Ue.

Ma prima di affrontare le sfide extra Ue, è necessario risolvere i problemi di slealtà fiscale dall’interno, dato che, come si è visto, tali scorrette e dannose procedure, sono in atto proprio tra i confini del mercato unico. Ecofin mira a fare rispettare le norme sullo scambio delle informazioni, nonché la lotta alle consuetudini fiscali dannose e alla rimozione delle strutture fiscali ‘artificiali’.

Secondo l’ultimo rapporto Oxfam, che denuncia il trasferimento dei profitti delle aziende (multinazionali nella fattispecie) in altri paesi ‘compiacenti’ a livello fiscale, i dati sono scandalosi.  Ed emergono cifre in grado di valutare il danno rilevato a carico di  paesi come Italia, Francia, Germania e Spagna, che hanno lasciato sul campo, secondo il rapporto, oltre 35 miliardi di euro in termini di gettito fiscale. I dati si riferiscono all’anno 2015, e i profitti, come già si è accennato, sono convogliati per l’80% circa in tre paesi europei non ‘cooperativi’, secondo la definizione Ecofin, ossia Olanda, Lussemburgo e Irlanda.

Oxfam, Organizzazione non governativa, ha precisato che qualora l’Ue avesse applicato i criteri solitamente seguiti per l’identificazione dei paradisi fiscali al di fuori dell’Unione, sugli Stati membri, nella famosa lista comparsa lo scorso novembre nella Gazzetta ufficiale sarebbero comparsi, oltre ai tre paesi in questione, anche Cipro e Malta. In seguito alle azioni intraprese da Ecofin, i paesi extra Ue meno propensi alla compliance della normativa, si sarebbero impegnati formalmente a contenere il fenomeno, applicando limiti al fine di evitare gli abusi in atto. C’è al riguardo una sorta di ‘black-list’, nella quale non sono stati inclusi i paesi dell’Unione che a tutti gli effetti dovrebbero farne parte, come quelli che sono stati menzionati.  Oxfam denuncia questa ‘noncuranza’ verso il ladro che ruba proprio dentro casa. Bruxelles si sarebbe resa responsabile d’incuria verso l’evasione praticata all’interno dell’Ue. E infatti nel rapporto si legge:

“Per confermare d’essere leader nella lotta all’evazione, l’Ue dovrebbe prima di tutto mettere ordine in casa propria, stanare i privilegi dei paradisi fiscali che si celano nei suoi confini, anziché dare la priorità al resto del mondo..”

Espressioni che non necessitano di commenti, esplicite e senza via di fuga in termini di responsabilità. Ecofin intanto, si prepara domani ad approvare la revisione della lista dei paradisi fiscali, Oxfam denuncia che saranno assolti o eliminati dalla lista tanti paesi oggetto di grandi scandali fiscali, quali Bermuda, Hong Kong, Bahamas, Isole Vergini, Isole Cayman e altri. Così a distanza di una anno dalla pubblicazione della prima lista Ue concernenti  le “Giurisdizioni fiscali non cooperative”, Ecofin riaprirà la procedura di analisi, sperando che le risultanze siano più precise.

Bisogna dire che l’Antitrust Ue è intervenuta con multe severe sulle multinazionali, al fine d’indurle al pagamento di imposte dovute e non versate ai Governi  presso i quali avevano siglato precisi accordi. Interventi che tuttavia non hanno messo fine al fenomeno: i metodi per raggirare il fisco sono tuttora in atto.

E infatti gli accordi fiscali segreti tra multinazionali e Paesi Ue (il cosiddetto tax-ruling), è in notevole aumento. Secondo Oxfam, dai 547 accordi segreti siglati nel 2013, si è passati ai circa 1500 in vigore nell’Ue alla fine del 2015. Si tratta di dati forniti dalla Commissione europea, dai quali si deduce che l’incremento è andato oltre il 160% nel volgere di due anni.  Lo studio dei dati da parte della Ong, mette in rilievo il fatto che, trattandosi di accordi “segreti” tra imprese e fisco, il pubblico non può avere una diretta conoscenza del contenuto.

Da qui le denunce, scandalo nello scandalo, in quanto spetta all’Unione europea vigilare e prevenire situazioni che rendano il fenomeno dell’evasione una spina sul fianco dei Paesi  che subiscono per questo danni ingenti all’erario.

Scrive Oxfam al riguardo:

“I tax-ruling prefigurano di fatto l’introduzione di regimi fiscali privilegiati, che permettono alle corporation beneficiarie di ridurre drasticamente il carico fiscale sui propri utili globali, dare adito a pratiche elusive, erodendo la base imponibile in altri Paesi e contribuendo a sottrarne cospicue risorse erariali. Il Belgio e, incredibilmente, proprio il Lussemburgo sono in cima alla classifica dei Paesi Ue con il più alto numero di tax-ruling in vigore alla fine del 2015. I ruling italiani in vigore alla fine dello scorso anno erano 68 secondo il modello di contabilizzazione della Commissione.”

Mentre Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne Oxfam Italia, aggiunge:

“Il rapporto Eurodad presenta un’Europa ancora in chiaro-scuro sotto il profilo di alcune misure di giustizia fiscale che Oxfam ritiene imprescindibili per contrastare con efficacia gli abusi fiscali di corporation e individui facoltosi, arginare la corsa al ribasso in materia fiscale fra i Paesi, garantendo un fairplay fiscale nella comunità europea…”
(Virginia Murru)


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