Home » CULTURA » Raissa Gorbačëva, la donna che insieme a Gorbaciov, contribuì a spezzare il filo spinato di due opposte ideologie, liberando il mondo dalla morsa della paura

Raissa Gorbačëva, la donna che insieme a Gorbaciov, contribuì a spezzare il filo spinato di due opposte ideologie, liberando il mondo dalla morsa della paura

Certamente fu una grande donna, di quelle che lasciano le orme dei propri passi nelle dissestate strade della storia. È anche ovvio sottolineare che, con un uomo d’indole politica aperta e progressista come Mikhail Gorbacev, era più semplice rendere reale un sogno di libertà, con porte spalancate sulle riforme ed arsenali sicuri.

Raissa s’impose all’attenzione della gente fin dai primi esordi in politica dell’illustre marito, per quella sua personalità decisa, il sorriso accattivante e l’aria affabile; dall’atteggiamento sicuro era possibile intuire un desiderio di rivolgimenti e riscatti per il suo paese, che nessun’altra ‘first lady’ sovietica aveva fino ad allora azzardato. Non era questione di tempi maturi, nella compagine politica del Cremlino, Gorbacev soltanto era l’artefice delle prime mosse di quel cambiamento, quella sterminata nazione era ancora immersa in un clima sociale e politico che teneva in catene la possibilità di aprire anche solo una finestra verso l’occidente. Era pur vero che già Kruscev aveva dimostrato disponibilità al dialogo con ‘l’altra metà del mondo’, ossia gli Stati Uniti, e una svolta al passato l’aveva data  nel corso del XX congresso del partito, denunciando per la prima volta il culto della personalità di Stalin e  i crimini legati alle cosiddette ‘purghe staliniane’; correva l’anno 1956..

Occorreva coraggio anche allora, e forse, senza saperlo, Kruscev fu il precursore di un processo di svolta che il tempo e la storia avevano prospettato, e contro il quale neppure l’ala più ortodossa e irriducibile dell’establishment politico sovietico era in grado di fermare. Anche la visita della figlia di Kruscev a Giovanni XXIII, nel ’63, fu un segno di quel bagliore che si prospettava nell’ancora lontana aurora della ‘primavera’ sovietica.

Certo lontana, perché,  nonostante quei segni inequivocabili volti alla distensione, le idee del segretario del partito comunista sovietico erano ancora pervase da sogni di supremazia e dominio, al punto che, nel settembre del 59’, in seguito ad una visita negli Stati Uniti, nel corso di una conferenza, disse senza tanti preamboli, rivolgendosi agli americani attoniti, che i loro nipoti sarebbero vissuti nell’orbita del potere egemone sovietico.. L’alba era davvero ancora lontana, e non erano quelle le premesse giuste per un autentico dialogo con  un antagonista storico col quale si dovevano pure fare i conti, e che  non era certo incline ad accettare dichiarazioni di quella portata.

I nipoti di quegli americani, per fortuna, assistettero ad altri risvolti storici, ad altri prospetti politici più in linea con la pace e la concordia fra i popoli.

Lo spettro della terza guerra mondiale, minaccia incombente durante i lunghi decenni di guerra fredda, si dissolse con l’avvento al potere proprio di Mikhail Gorbacev,  già sul finire degli anni ’70, quando, diventando dirigente del partito comunista,  cominciò a dimostrare insofferenza verso i rigidi apparati di uno stato autarchico, ingabbiato nella burocrazia e nell’autoritarismo, che non consentiva scambi culturali degni di questo nome con il resto del mondo. Era in definitiva l’insofferenza di un uomo politico lungimirante che desiderava aprire tutti i cancelli chiusi al dialogo e alle relazioni internazionali, ma soprattutto intendeva portare un nuovo assetto sociale in Unione Sovietica, ben consapevole che questo avrebbe portato ad un cambiamento di rotta anche sul piano economico. Dietro quest’uomo aperto e coraggioso c’era una donna che lo sosteneva in tutte le sue scelte,  ne condivideva il senso e l’enorme importanza, preparata alle sicure conseguenze, anche agli attriti e alle ostilità della linea più rigida e radicale del Cremlino; ma non per questo la coppia rinunciò ai disegni di svolta democratica.

Aria nuova soffiava nel Politburo a Mosca, un liberalismo del quale il paese aveva davvero bisogno, e che Raissa si portava dietro come forza propulsiva da ogni viaggio in occidente col marito, che poi contribuiva a rinforzare e rinsaldare i suoi progetti di cambiamento. Con tutta se stessa, nel suo paese, desiderava eliminare ‘la muffa che sapeva di stantio’ e bloccava in ogni settore della vita politica e sociale; il vero progresso, limitava la libertà del singolo, la libera iniziativa, lasciando il popolo in quella sorta di catalessi che lo confinava alle soglie della mera sopravvivenza, in nome di un orgoglio insensato, di un’ideologia che a conti fatti si era dimostrata perdente. Non l’ideologia in sé, ma il modo e i mezzi impiegati per applicarla in uno stato così grande, ricco di materie prime, e allo stesso tempo paralizzato dalle pianificazioni e i programmi economici che non permettevano un autentico progresso, erano la causa del fallimento.

S’incentivavano alcuni settori della società sovietica, soprattutto quelli che si confrontavano sul piano internazionale con l’occidente, e attraverso i quali si misurava la supremazia dei due blocchi. Così erano all’avanguardia certi comparti riguardanti la scienza e la tecnica, quello militare in primis, ma anche le ricerche spaziali erano un fiore all’occhiello, perché competevano direttamente con i risultati ottenuti dall’antagonista politico d’occidente, ossia gli USA. E anche alle risorse sportive si riservavano grandi attenzioni, dato che i risultati ottenuti nelle sfide internazionali più importanti, esprimevano in qualche modo l’efficienza, le capacità e il potere di un’intera nazione. Tutto questo aveva in ogni caso un fondamento positivo, e non solo d’immagine.

Raissa era in ogni caso fiera dello stato che rappresentava, e che aveva alle spalle un grandissimo patrimonio artistico e culturale. Il suo occhio acuto tuttavia era rivolto ad altri versanti fino ad allora intoccabili. La ‘glasnost’ per esempio, ossia la trasparenza degli atti pubblici, che doveva diventare pura conseguenza di un muro di riservatezze e segreti da abbattere.

Destinati pertanto a crollare, affinché la gente avesse accesso alle stanze poco illuminate del Cremlino, ne seguisse i dibattiti con spirito critico e partecipazione democratica, eliminando tutte le resistenze, i nodi del potere arroccati dietro una sigla di partito che aveva causato fin troppe sofferenze al popolo sovietico. Tutto questo negli ideali di Gorbaciov e di Raissa doveva lentamente cadere, frantumarsi al suolo, senza troppi rumori interni, e soprattutto senza nuocere alla gente. Sembrava scritto che il muro di Berlino, fatto erigere da Kruscev nel lontano 1961, dovesse ora crollare per merito di Gorbaciov, appoggiato incondizionatamente dalla moglie.

Ormai non era un mistero per nessuno che lei lo sostenesse con tutte le sue forze, lo consigliasse; era una spalla formidabile e inflessibile nei confronti di quella nuova via che aveva spalancato le porte alla vera democrazia.

Con lungimiranza scavalcò la protervia del tempo, e alla vigilia del terzo millennio sigillò un trattato di libertà e democrazia per il suo popolo Negli obiettivi di rinnovamento era anche più decisa del marito, e forse per la sua personalità forte e battagliera, per quelle spinte sinergiche verso un riformismo quasi rivoluzionario, è stata paragonata a Caterina II la Grande,  imperatrice di origini tedesche che assunse un ruolo chiave nel governare la Russia nel XVIII secolo. Fu infatti un sovrano illuminato, che riuscì a elevare la Russia a grande potenza, conferendole prestigio internazionale, anche per l’attenzione che riservò alla cultura e alle arti, non solo alle conquiste in guerra.

Raissa non era comunque una ‘zarina’ amante dell’assolutismo, tutte le battaglie di Gorbaciov erano dirette proprio ad aprire fronti sul versante dei principi democratici e liberali, favorendo così la rottura di un isolamento che penalizzava fortemente l’Unione Sovietica. Nel concedere la libertà agli stati satelliti, c’era, oltre all’attuazione di un programma di riforme, anche l’intento di dirottare le risorse notevoli  di carattere finanziario che il governo destinava al mantenimento degli arsenali e delle forze militari nei paesi dell’est europeo, e dunque l’obiettivo di recuperare tali risorse affinché trovassero altre applicazioni nel bilancio dello stato.

Raissa non nascondeva le simpatie verso il libero mercato, entrambi sapevano bene che la liberalizzazione del mercato era un’esigenza primaria per l’asfittica economia di questo grande paese, legato da vincoli ideologici, da scelte non più in sintonia con il progresso che avanzava libero nei regimi dei paesi occidentali. Non era un programma da realizzare in tempi brevi, soprattutto era necessario rendere consapevole il popolo russo dell’enorme importanza di queste strategie riformiste.

La gente diffidava di questa donna così colta e lungimirante, la riteneva fredda e distaccata, l’opposto di quello che in realtà era. Era molto più amata all’estero, e la conferma arrivava ad ogni viaggio per ragioni di stato col marito; solo l’occidente, in fin dei conti, aveva capito il grande senso di responsabilità che aveva assunto accanto al marito, il valore delle conquiste democratiche, impensabili anche solo negli anni ’70.

Una rivoluzione pacifica, senza sacrifici, e anche questo era un merito dovuto alle capacità diplomatiche e di mediazione del marito, che dovette subire l’opposizione dei conservatori più ostinati allorché lasciò liberi da ogni vincolo con l’Unione Sovietica gli stati dell’Europa orientale. Non fu affatto semplice, ma questo lo si comprese davvero solo in occidente, non suscitò grandi entusiasmi nel suo paese, a dimostrazione, purtroppo, che nessuno è profeta in patria..

Il colpo durissimo per Raissa e Gorbaciov arrivò nel 1991, quando tutta la famiglia soggiornava nella dacia in Crimea. Tutto il dissenso verso il leader, ad opera dei conservatori più ostinati, sfociò in un colpo di stato, che sconvolse in qualche modo  il percorso di riforme già intrapreso; la Perestrojka fu colpita duramente, era in definitiva un passo indietro, un ritorno al rigore, un desiderio di cancellare in modo violento una strada di progresso e civiltà, bloccando gli artefici di questo rinnovamento.

E infatti la famiglia Gorbaciov fu bloccata per tre lunghi giorni nella dacia in Crimea, e tutto questo causò non solo scoraggiamento sul piano morale in questo grande capo di stato, ma anche conseguenze fisiche gravi su Raissa, al punto che la first lady subì un ictus e la paralisi di una parte del corpo. Ci volle tempo per la ripresa. Rientrarono a Mosca,  Boris Yeltsin intervenne in favore del leader, contribuendo a trovare un accordo con i dissidenti. Ogni cosa sembrava rientrare nella norma,  compreso il clima disteso che aveva tanto fatto sperare la gente, coloro che avevano  creduto alla svolta, e soprattutto l’occidente che seguiva con grande attenzione ogni passo compiuto dal Presidente Gorbaciov e dai suoi fedelissimi.

Anziché riconoscere il merito indiscusso di tutto il rinnovamento nella società e nell’apparato dello stato, al presidente e alla moglie che lo aveva in ogni momento sostenuto, li si trattava alla stregua di traditori di un regime ormai destinato dalla storia a restare negli annali tutt’altro che gloriosi del passato della nazione russa.

Gorbaciov si dimise nel dicembre del 1991, non accettò alcun compromesso rispetto agli obiettivi che si era prefisso, ritenne che non c’erano più le premesse per un’attiva partecipazione, non si poteva portare avanti un disegno di autentica svolta con il dissenso e i vecchi fantasmi che si nascondevano e tentavano di delegittimare la democrazia così faticosamente conquistata. Era la fine di un’epoca illuminata, che forse il popolo russo ha compreso davvero solo in seguito, quando la smania di austerità e dittatura, nel terzo millennio, ha di nuovo ripreso sembianza dai vecchi spettri della storia,  un passato che non sembra neppure tanto lontano.

Per Raissa era una delusione difficile da metabolizzare,  la passione e il lavoro di ordito politico sul piano internazionale, erano stati spazzati via con raffiche solo in apparenza naturali, frutto di alternanze e cambi di scena. Raissa non è mai stata un’ombra a fianco del marito, ma luce che ha condiviso luce, da entrambe le parti. Sono stati una coppia legatissima, ed era chiaro che non si trattava di smania di apparire, ma un’intesa che veniva da un forte sentimento, mai venuto meno nel corso degli anni, nemmeno nei momenti più critici..

Soltanto la morte di questa splendida donna, colta, acuta nel sentire e nell’agire, elegante nel portamento, li ha divisi nel 1999, in una clinica di Moenster – Westfalia – in Germania. Una leucemia quasi fulminante, non le ha permesso neppure di lottare contro la forma aggressiva del male, e si è spenta dopo pochi mesi, lasciandosi dietro altissimi meriti, che nessuno potrà mai cancellare, nonostante le avversioni che proprio il suo paese le dimostrò negli anni della lotta, e che non riuscirono comunque a farla arretrare  dalla smania di libertà e trasparenza che intendeva portare in Russia.

Solo dopo la morte, i quotidiani russi le chiesero pubblicamente scusa, ma ormai era tardi, per Raissa e soprattutto per la gente, ricaduta nelle mani di un sistema che certo non aveva e non ha le stesse credenziali della politica intrapresa dal  marito. A lei sono bastati, quando era in vita, tutti i riconoscimenti internazionali ricevuti dal marito, non ultimo il Premio Nobel per la pace nel 1990, pochi lo hanno così tanto meritato. Oggi riposa nel cimitero storico di  Novodevičij, tra nomi illustri della politica russa e della cultura, tra Anton Chekhov – Kruscev – Bulgakov – Maiakovski.

Noi tutti le dobbiamo un grande tributo di riconoscenza, per tutto quello che ha saputo fare con slancio, passione e naturalezza.  Sia lei che il marito avevano eretto un ponte fra due blocchi contrapposti, attraverso il quale passava il dialogo e le strategie volte a rendere totalmente libero non solo il proprio paese, ma il mondo intero dalla paura di un conflitto tra due grandi potenze militari. Un ponte tra avversi ideali, che aveva portato alla pace.
(Virginia Murru)


Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
Invia articolo ad un amico Invia articolo ad un amico Stampa questo articolo Stampa questo articolo

IMMAGINI DELLA LIGURIA



Meteo Liguria

Meteo Liguria

CAMBIO VALUTE

Il Widget Convertitore di Valuta è offerto da DailyForex.com - Forex Opinioni - Brokers, Notizie & Analisi

TUTTO CINEMA

© 2007 - 2017 LIGURIA 2000 NEWS - Anno XI - Collegati -

Se trovate qualcosa coperto da copyright comunicatelo al webmaster, provvederemo alla sua rimozione, grazie!