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Professione medica e informatica, inscindibile simbiosi

“Descrivere il passato, comprendere il presente, prevedere il futuro: questo è il compito della medicina”  (Ippocrate)

Fin dai tempi di Ippocrate, svolgere la professione medica, significava  fare i conti con il mistero biologico che circondava l’organismo umano, prima di ritrovarsi davanti alle proprie esperienze, illuminate dall’intuito e da un preciso percorso di conoscenze dirette . Si trattava certamente di ‘viaggi’ al limite dell’avventura, in quel ramo della scienza che studia il corpo umano e le affezioni patologiche di varia natura che da sempre lo affliggono, ogni conquista veniva dall’esperire, dagli errori, non di rado fatali.. Ontologicamente la professione medica, fra tutti gli indirizzi e le discipline del sapere, è tra le più affascinanti, per le sfide che presenta, nonché gli obiettivi sempre più ambiziosi, in questo universo di enigmi che è l’organismo umano, ancora circondato di mistero e ‘zone d’ombra’.

Nonostante le importantissime conquiste, secolo dopo secolo, a partire dalla Civiltà Babilonese del secondo millennio A.C., con il primo medico (Esagil Kin – Apli), che scrisse il primo trattato scientifico, per ovvie ragioni fondato sull’esperienza diretta e intitolato ‘Diario diagnostico’, lottiamo ancora per avere ragione dell’oscurità che circonda l’eziologia  delle varie patologie che interessano i pazienti del terzo millennio. Ci si ritrova con i cantieri sempre aperti, e i lavori perennemente in corso, tra successi e sconfitte nel campo della ricerca e della cura delle malattie più gravi, non di rado invalidanti, che comunque presentano alti margini di rischio per la stessa sopravvivenza del paziente. ‘Luci ed ombre’, dunque, in un’interminabile via di perfezionamento nella quale è coinvolto tutto l’ingegno e l’intelletto umano, e il suo lungo percorso di conoscenze scientifiche in questo ambito delicato della vita.

La professione medica svolge pertanto un ruolo fondamentale, di grande impatto etico e sociale; vi sono i fini da perseguire, i risultati da raggiungere per alleviare le sofferenze dei pazienti, soprattutto  coloro che sono interessati dalle affezioni patologiche più serie. Senza trascurare lo studio sul campo dei percorsi più idonei, attraverso la ricerca, la specializzazione sempre più mirata nei vari settori, e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate; l’informatica, tra queste, svolge un ruolo di primo piano.

E’ proprio l’impiego sempre più sofisticato dei mezzi informatici che ha semplificato le esigenze nel campo delle scienze per la vita, rendendo più agevoli i risultati, resi facilmente disponibili nei circuiti interni delle strutture sanitarie. Tutta l’organizzazione dei centri che svolgono attività sanitaria, è oggi frutto d’interventi informatici ormai indispensabili, sia nel campo specifico dei dati riguardanti i pazienti, sia negli strumenti finissimi e sofisticati usati in campo diagnostico e terapeutico. Le cartelle cliniche, tutto ciò che riguarda l’anamnesi e la storia clinica di un paziente, è oggetto d’informatizzazione nonché passaggio di dati, tra le diverse strutture sanitarie nelle quali il paziente stesso si trova ad essere assistito.

La disponibilità dei dati è nondimeno utile all’operatore sanitario stesso per avere una visione d’insieme della patologia riguardante i diversi pazienti in cura, che manifestano le stesse sintomatologie. Da questo confronto di dati, tra diagnosi e prognosi, interventi terapeutici e monitorizzazione, è possibile avviare studi statistici importantissimi per il controllo delle varie patologie sul territorio, anche di tipo endemico.  I congressi si svolgono anche attraverso una raccolta di dati provenienti proprio dai circuiti informatici a disposizione del personale addetto alla sanità. Il fine, com’è facile immaginare, è quello di migliorare gli interventi diagnostici e terapeutici della patologia stessa, pertanto l’informatica è di primaria importanza, anche nel settore della medicina.

Parlare d’informatica medica, non è più pertinenza dei soli addetti, a partire dagli ultimi decenni del novecento,  il termine rimanda specificamente a questa branca della tecnologia informatica più avanzata,  applicata dalle organizzazioni sanitarie di ogni ordine e grado, e non interessa solo l’aspetto amministrativo, ma, come è stato già accennato, riguarda l’attività professionale vera e propria di chiunque operi in questo ambito. E non possono certo mancare i delicati processi con i quali si misura oggi la ricerca medico-scientifica, assolutamente legate a strumenti di lavoro sempre più in grado di ottenere risultati di notevole precisione, considerato che si ha a che fare con ricerche che scandagliano aspetti infinitesimali dell’organismo, e che la mente umana non riuscirebbe, con i suoi pur portentosi mezzi, a valutare con simile esattezza e attendibilità.

Siamo nel campo di sofisticati dispositivi, e si parla di ‘telemedicina’, su contatti  ‘intelligenti’ tra pc, un iter di sinergie telematiche, tramite web; insomma l’informatica è il volto nascosto che la stessa intelligenza umana ha prodotto, come ausilio e semplificazione d’interventi mirati, dove si richiede un alto grado di precisione, per via della delicatezza e i risvolti degli interventi che seguiranno ai dati informatici ottenuti. La medicina del terzo millennio ci stupirà ancora, sarà l’interlocutore fondamentale del progresso, nella ricerca e nella terapia di tutte le patologie, importanti e non, che riguardano la società del nostro tempo.

Le conquiste sono il frutto, ogni giorno, dell’impegno e della passione di coloro che hanno messo la loro professione al servizio degli altri, e i risultati sono pertanto preziosi ‘veli’ strappati al mistero che ancora interessa la vita umana, il suo essere e il suo esistere, in un continuo divenire, in rapporto al tempo, al livello di progresso raggiunto  e alle dinamiche di cambiamento alle quali si è dovuta conformare, con tutte le variabili insite nella dimensione di questo stato.

Non esistono percorsi agevoli, e naturalmente ‘illuminati’, sappiamo bene che ogni traguardo raggiunto è il risultato di esperienze incrociate, lavoro d’equipe, di esperti nella tecnologia informatica, tra divulgazione di dati e condivisione, fino a formare un fronte comune nel quale il fine da raggiungere diventa in qualche modo ‘battaglia’ in sordina. Tutto ciò al fine di  rimuovere l’ostacolo che impedisce viste più ampie, uno spettro nel quale la vera luce si scompone davvero, e rende possibile una lettura scientifica più vicina alle prospettive che ci si era prefissati. Questa è Scienza Medica, un concerto d’intelligenze e mezzi tecnici prodotti dall’esperienza del medico stesso, con il concorso di tutto ciò che l’innovazione, informatica in primo piano,  rende disponibile.

E’ qui che si misurano continuamente la capacità e la professionalità delle persone che ogni giorno lottano senza fare forse troppo rumore,  come un autentico esercito di soldati disciplinati, la cui divisa è un semplice camice bianco, e l’obiettivo comune a tutti è quello di abbattere i confini del dolore e della sofferenza, attraverso interventi terapeutici più efficaci, talora risolutivi, fino a imboccare una vera e propria via di remissione del male, che diventa così trattabile, curabile.

E questa è anche la luce della professione medica, che ha un volto sempre nuovo, e spazi sempre più microscopici da illuminare, tra sfide di micron, ai limiti della quantistica, nei recessi più profondi della cellula e della sua attività, ancora tempestata di enigmi, nonostante i passi enormi compiuti dalla microbiologia e da quella molecolare.  Le tenebre persistono ancora, anche se ad ogni ombra si affianca una traccia di luce, la Scienza è allegoricamente simile ad una grande e sofisticata imbarcazione, che ogni tanto intravede i suoi porti di attracco, ma ogni volta deve salpare e ripartire verso altre destinazioni, nuovi approdi, in un viaggio che sembra senza fine. La via della perfezione, ossia la soluzione di ogni problema che riguarda il dolore e il male, sono immersi in orizzonti oscuri, dove anche il più esile raggio di luce fatica a inoltrarsi. Si riprende con altre rotte, dopo ogni fallimento, la scienza non può permettersi presunzioni.

Ci sono le ‘vittorie’ di questo grande esercito di medici, che comunque sfida con attività frenetica e sempre nuovi entusiasmi, obiettivi che sembrano irraggiungibili, come la terapia genica,  dove non si può fare a meno degli strumenti informatici, per fare solo un esempio, tanto sono ostici i suoi tracciati, ma solo così si affronta il dolore, questo nemico che gira intorno alla vita, e la insidia, fino a rischiare di travolgerla.

Al centro del sistema salute c’è il paziente, che vive in un contesto particolare, dove purtroppo, non di rado, i suoi punti di riferimento personali e sociali, sono in qualche modo compromessi, ed è in questo tratto di vissuto oscuro e difficile che deve insinuarsi l’etica di questa professione delicata e importantissima. Da qui devono partire i presupposti per un’etica che, alla svolta del terzo millennio, deve trovare applicazioni e motivazioni più profonde, che mettano in risalto l’aspetto umano del rapporto tra medico e paziente. I luoghi di cura non dovrebbero essere più ambienti freddi e asettici nei quali il dialogo e la comunicazione in generale sono riferimenti d’appendice, ma punti di partenza di una realtà che coinvolge un rapporto diretto tra esseri umani, indipendentemente dal ruolo che svolgono.

Anche qui si cerca la luce del miglioramento, in  un sistema sanitario che ancora necessita di orientamenti degni di questo nome, affinché essere medico significhi davvero farsi tramite fra  l’equilibrio fisico, e quindi la salute, e i metodi per riacquistarla, ossia tutti quei mezzi, propriamente clinici, tecnologici, psicologici ed etici, che tutelino la dignità in primo luogo del paziente, soggetto e oggetto di tutte le attività che rientrano nella sfera della sanità. Una sanità a misura d’uomo, con interventi concreti sul territorio, e una capillarizzazione dell’assistenza, sono i presupposti per una società che non deve essere impreparata di fronte ai problemi sempre nuovi che vengono dalla vulnerabilità fisica, sempre più marcata e presa di mira dalla pessima gestione del progresso. Sono problemi complessi, con proprie interdipendenze, ai quali non può certo essere estranea la figura del medico, che non di rado si dibatte tra etica e istanze sociali, ma che non deve mai venire meno alle attese  di chi si aspetta fedeltà ai principi fondamentali della sua professione. E’ in definitiva la coscienza bioetica che deve guidare le relazioni in questo ambito, la medicina è il paradigma della salute e della Sanità in senso generale.

L’efficienza e il senso di responsabilità che deriva dalla professione medica decideranno il futuro della salute, insieme ad una gestione di potenzialità e risorse che risultino in equilibrio con le aspettative di coloro che aspirano a riconquistarla. Ogni volta che un paziente viene ‘tradito’ nei suoi diritti, emerge la parte oscura che ha molteplici manifestazioni nel pianeta della salute, purtroppo costellato di episodi che non sono  medaglie al valore per quell’esercito in camice bianco al quale metaforicamente ci si è riferiti.

La medicina è l’Arte della salute, ed è pertanto un riflesso importante, che misura il traguardo civile di una società moderna, la quale si avvale dell’intelligenza e dei mezzi più efficaci che essa stessa ha prodotto per raggiungere i migliori risultati.
(Virginia Murru)

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